Un grande deposito sotterraneo in grado di stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di metano a pochi chilometri da Ferrara, per la precisione a Rivara. Siamo già nella provincia modenese, ma al confine con quella ferrarese, per intenderci vicinissimi a Mirabello e Sant’Agostino, non distanti nemmeno da Bondeno. Il deposito non è stato ancora realizzato, ma il progetto c’è ed è in fase di valutazione. Chi sta cercando di costruirlo è la “Erg Rivara Storage srl”, società fondata dall’americano Grayson Nash, un imprenditore che viene dall’industria petrolifera e guida la Independent Resources. Ad opporsi, al momento, è l’intera comunità locale: le forze politiche al completo, i sindaci, gli amministratori provinciali, le commissioni tecniche e la stessa Regione Emilia Romagna guidata da Vasco Errani. Il motivo è semplice ed è legato alla sismicità della zona, dove negli ultimi quattordici mesi la terra ha tremato per nove volte con scosse tra i 2,5 e i 3,5 gradi della scala Richter. Non secondario il fatto che la tecnologia del deposito – il progetto prevede lo stoccaggio del gas in una cavità profonda circa 2.500 metri di profondità e che funzionerebbe come una spugna sommersa con acqua salina – sarebbe utilizzata per la prima volta in Italia.
Il timore delle forze politiche locali e della popolazione, in ogni caso, sarebbe legato al rischio che la pressione dell’impianto sotterraneo provochi micro sismi, teoria supportata anche da alcuni esperti. Il 12 febbraio è previsto un sopralluogo della Commissione Via (Valutazione di Impatto Ambientale), cioè dell’organismo ministeriale preposto a stabilire se una simile opera possa essere pericolosa. L’investimento per il deposito ammonta a 300 milioni di euro, di cui 20 sono stati già stanziati per la fase di studi, mentre il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro. Il governo, con il sottosegretario Giovanardi in testa, sembra voler appoggiare la società e il progetto sostenendo che l’Italia ha bisogno di stoccare gas per il fabbisogno della popolazione e che le valutazioni vanno lasciate ai tecnici che, peraltro, sembrano essere entrati nella contesa chiamati in causa dalle due parti interessate. Ad offrirsi come garante super partes è Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, interpellato tuttavia dallo stesso governo. La questione appare dunque ancora lontana dalla soluzione e la battaglia è, anzi, appena iniziata. Con la popolazione locale ben intenzionata a non essere trasformata in cavia per progetti sperimentali.
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