Berco, ThyssenKrupp formerà una holding entro il 2028
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Non più lesioni personali aggravate, ma omicidio preterintenzionale. È la nuova accusa formulata nei confronti di un 23enne ferrarese, a processo per la morte del nonno di 83 anni, arrivata dopo quasi un anno di agonia dal giorno in cui, durante una violenta aggressione domestica, l'anziano aveva riportato gravi ferite per le botte rifilategli proprio dal nipote
Aveva accusato un 65enne di Comacchio di tentata rapina aggravata in stazione. L'uomo però era stato successivamente assolto con formula piena dal tribunale di Ferrara, dopo che le immagini di videosorveglianza avevano rivelato una dinamica dei fatti completamente ribaltata
Si è presentato sotto casa dell'ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, finendo arrestato dopo aver opposto resistenza ai carabinieri intervenuti sul posto
Momenti di tensione nei giorni scorsi nell'area della stazione di Ferrara, dove un giovane nordafricano di 19 anni è stato fermato dalla Polizia Locale al termine di un inseguimento tra piazzale della Stazione e piazzale Castellina
Trent’anni di reclusione. È la pena a cui è stato condannato Ivan Pajdek, il ‘capo’ 52enne della banda che ha barbaramente ucciso Pierluigi Tartari in quel maledetto 9 settembre 2015 ad Aguscello.
Nella tarda mattinata di giovedì è arrivata la sentenza del gup Piera Tassoni: trent’anni di reclusione per omicidio pluriaggravato (niente ergastolo per via della scelta del rito abbreviato che comporta uno sconto automatico della pena), risarcimento da liquidare in sede civile, ma con una provvisionale immediatamente esecutiva di 80mila euro per ciascuna delle parti civili, fratello e sorella di Pierluigi: Rita e Marco Tartari.
E loro, all’uscita dall’aula, hanno finalmente il volto un po’ più rilassato. “Parla tu, Rita, che sai parlare bene”, la invita Marco davanti ai taccuini. Ma Rita ci mette un po’. Il volto è più rilassato di prima, quando bisognava aspettare la sentenza, ma la voce stenta ad uscire, i pensieri corrono. “È stata fatta giustizia, ma per noi è sempre poco – scandisce infine, decisa -. La cosa importante è che non ci sia più la possibilità per questi individui così feroci di colpire ancora. Non mancano i giorni in cui questa tragedia non ci prenda – conclude, e la sua voce è forte -, ma oggi il segnale è stato importante, non solo per noi, ma per tutti”.
Suo fratello Marco ha poche parole da rilasciare: “Un bell’esempio di giustizia forte, ne abbiamo bisogno tutti”.
“Una sentenza giusta – commenta l’avvocato della famiglia, Eugenio Gallerani -, è stato pienamente convalidato l’impianto accusatorio. Voglio ricordare che il signor Pierluigi Tartari quella sera, dopo una pizza con gli amici e dopo una vita di lavoro, rientrando a casa è stato barbaramente ammazzato per pochi soldi, senza un motivo accettabile. È una cosa che in un Paese civile e in una città come Ferrara si spera non capiti mai più”.
La vicenda giudiziaria non è ancora finita. La sentenza per Pajdek è solo il primo punto fermo di una storia processuale che verosimilmente sarà ancora lunga, ma dove, al fianco della famiglia, ci sarà anche il Comune di Ferra che ha deliberato di costituirsi parte civile nel processo contro gli altri due membri della banda: Patrik Ruszo e Constantin Fiti che, a differenza di Pajdek, hanno scelto il rito ordinario. “Sarà importante essere affiancati dal Comune in Corte d’Assise – afferma ancora Gallerani -. Siamo lieti che abbia deciso di far sentire la propria voce in prima persona per una vicenda così grave e sconvolgente”. Per quel processo è in dubbio la presenza del pm titolare fin qui dell’indagine, Filippo Di Bendetto, chiamato a far parte della commissione d’esame per la magistratura e che per questo finirà fuori organico. Il pm si è reso disponibile a mantenere l’incarico ma deve ancora essere presa un decisione definitiva.
Mentre Padjek viene portato via in manette dagli operatori di polizia giudiziaria, il suo legale – l’avvocato Daniele Borgia – annuncia che verrà fatto appello contro la sentenza: “Aspetteremo le motivazioni (previste entro 90 giorni, ndr) e sicuramente proporremo appello perché sia riconosciuta una riduzione della pena proporzionale alle responsabilità del Pajdek. Riteniamo che non ci fosse volontà omicida”.
A margine di una conferenza stampa sulle indagini su Carife, parla anche il procuratore Bruno Cherchi: “È stata in pieno accolta la prospettazione delle accuse fatta dalla procura. Siamo soddisfatti per il lavoro svolto, ma naturalmente in questi casi la soddisfazione è sempre relativa perché stiamo parlando di morti assurde e che non hanno alcun significato se pensiamo alle modalità e alle motivazioni. Un delitto assolutamente assurdo, tanto è vero che sono state riconosciute le aggravanti che abbiamo proposto, ma anche perché parliamo di un pensionato che viveva in una casa non particolarmente ricca, una casa normale. Questo dimostra da un lato la brutalità della cosa, e dall’ altro l’impossibilità di capire che una persona di questo genere non poteva avere nulla di valore da dare”. Soddisfazione infine per i “tempi molto rapidi” con cui “si è giunti a sentenza di condanna per un omicidio brutale, che dimostra anche attenzione per questo tipo di controllo del territorio”.
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