Economia e Lavoro
22 Gennaio 2016
Intanto il sindacalista e la Filctem-Cgil hanno presentato ricorso contro il licenziamento

Caso Fiorini, ore decisive

di Daniele Oppo | 4 min

Leggi anche

indexIl processo davanti al tribunale del Lavoro per la condotta antisindacale di Lyondell Basell nei confronti di Luca Fiorini, delegato sindacale della Filctem-Cgil, non è ancora concluso.

La sentenza tra sabato e lunedì. Durante l’udienza di giovedì 21 gennaio, durata all’incirca un’ora, si è tenuta la discussione tra le parti – rappresentate dagli avvocati Alberto D’Ancona (per il sindacato) e Gennaro Maria Lopez (per l’azienda) – e il giudice Alessandro D’Ancona si è riservato di decidere tra sabato e lunedì, giorni nei quali si potrà dunque conoscere l’esito della vicenda.

La causa contro il licenziamento. C’è però un’altra causa in corso, quella relativa al licenziamento individuale di Fiorini, operato dall’azienda sulla scorta di un suo presunto comportamento violento nei confronti del dirigente aziendale durante il caldissimo tavolo di trattativa del 17 dicembre scorso. Il processo si terrà davanti al giudice Alessandra De Curtis.

La posizione di Basell. Secondo la versione dell’azienda, Fiorini, a un certo punto, in un clima di alta tensione, si sarebbe prima tolto la sciarpa, poi avrebbe bestemmiato e rivolto insulti alla controparte, prima di minacciare un pugno verso un dirigente, per poi spingerlo e strattonarlo (questo è un dettaglio importante perché presuppone un movimento violento prolungato, quindi intenzionale) fino a farlo quasi cadere, non fosse stato per l’appoggio trovato dal dirigente in una collega.

La versione di Fiorini. Versione nettamente contestata da Fiorini, prima nella risposta al provvedimento di sospensione dal lavoro emesso dall’azienda e poi nel ricorso contro il licenziamento. Innanzitutto nella ricostruzione della società mancherebbe l’antefatto della reazione di Fiorini, ovvero l’aver sentito la responsabile delle risorse umane dichiarare la trattativa rotta, sbattere il cellulare sul tavolo, alzarsi per uscire e apostrofare le Rsu come “inaffidabili” o “irresponsabili”.

A sostengo della sua posizione il sindacalista cita i resoconti offerti da chi ha partecipato a quel tavolo, che parlano sì di un clima acceso e di un Fiorini furioso dopo le parole della responsabile risorse umane, ma escludono nettamente insulti e atteggiamenti aggressivi: il delegato Filctem avrebbe solo poggiato una mano tra la spalla e il petto del dirigente mentre puntava l’indice della mano ‘libera’ nei confronti della responsabile delle risorse umane, accusando l’azienda di essere responsabile della difficile situazione venutasi a creare.

Spinte e strattonamenti contestati. Secondo il ricorso “nemmeno gli informatori di parte aziendale, incluso il dirigente, hanno mai riferito di strattonamenti, parlando sempre e solo di una spinta”. Ma anche per la presunta spinta il ricorso pone dei dubbi: la ricostruzione offerta vede il dirigente alzarsi in piedi subito dopo aver sentito Fiorini bestemmiare, sollevare le mani in aria tenendo uno o più fogli e gridare “siamo sotto attacco” e Fiorini che gli si avvicina puntando però il dito verso la responsabile delle risorse umane e poggiando una mano sullo stesso dirigente che stava tra loro, forse con l’intento di non farsi coprire la visuale.

A quel punto, secondo le ricostruzioni di tre Rsu sentiti nella causa per comportamento antisindacale di Basell e riportate nel ricorso, il dirigente – che, come rilevato anche nel ricorso, fisicamente sovrasta Fiorini – avrebbe enfatizzato il gesto, muovendosi prima all’indietro e poi di lato ma senza perdere l’equilibrio e mantenendo le braccia sollevate sopra la testa.

“Un pretesto per liberarsi di un sindacalista storico”. Il ricorso parla addirittura di “sceneggiata” e “simulazione” da parte del dirigente Basell e dà la lettura dell’episodio come di “un ottimo pretesto per tentare di liberarsi di un rappresentante sindacale storico”.

Contestata anche la “giusta causa” del licenziamento, perché seppure potrebbe discendere da fatti estranei alla sfera contrattuale purché lesivi del vincolo fiduciario, non vi sarebbero precedenti inerenti licenziamenti simili sopravvenuti nel corso di una trattativa sindacale e a seguito delle tensioni che, di norma, si verificano in tali situazioni. Per questo il licenziamento viene qualificato come “pretestuoso” e “discriminatorio”.

La richiesta è quella di annullare il licenziamento e condannare Basell al pagamento di un’indennità risarcitoria pari alle retribuzioni dovute dal momento del licenziamento a quello della reintegrazione o – ma in “estremo subordine” – al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 24 mensilità (poco meno di 61mila euro).

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com