Attualità
20 Dicembre 2015
Nell'ultimo mese le centraline Arpa hanno già segnalato 7 superamenti dei valori limite di Pm10

La qualità dell’aria a Ferrara è scadente

di Daniele Oppo | 4 min

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L'indice di qualità dell'aria in regione elaborato dall'arpa il 19 dicembre 2015

L’indice di qualità dell’aria in regione elaborato dall’arpa il 19 dicembre 2015

“Scadente”. È la classificazione, sintetica quanto efficace, che la mappa elaborata dall’Arpa per la giornata di sabato dà della qualità dell’aria per gran parte del territorio di ferrara. L’impatto visivo è ancora più forte: in tutta la regione, l’area rossa, colora gran parte del territorio della provincia, solo Ravenna riesce in qualche modo a competere.

Il dato è riferito alla giornata di sabato 19 dicembre, ma anche gli altri giorni non va così meglio e, al massimo, si sposta verso una qualità “mediocre”, accomunando il ferrarese con il resto della Pianura, dove i polmoni sono messi costantemente a dura prova anche per questioni geografiche e climatiche. Ma, quasi costantemente, rimane sempre una piccola macchietta rossa, proprio sopra Ferrara città.

Si tratta di una situazione complessiva, un indice di qualità, che guarda agli inquinanti monitorati (monossido di carbonio, biossido di azoto, ozono, biossido di zolfo e particolato) e al numero di sforamenti rispetto ai limiti di legge.

Se le immagini molto spesso sono più forti dei numeri, questi ultimi hanno il pregio di riuscire a raccontare, almeno in parte, cosa sta accadendo. E allora se si guarda nel dettaglio, in particolare ai livelli di particolato (il Pm10) concentrati nell’aria che respiriamo quotidianamente, si scopre il perché di quel colore rosso. Nell’ultimo mese, dal 5 al 17 dicembre, le stazioni di rilevamento hanno segnalato sformanti dei limiti di legge (50 microgrammi per metro cubo nell’arco delle 24 ore) per ben sette volte, e le condizioni climatiche – nebbia e assenza di piogge – non aiuteranno il territorio a migliorare.

Se guardiamo l’intero anno la situazione si fa ancora più preoccupante. In ambito provinciale solo una delle quattro centraline Arpa, ad oggi, è rimasta in linea con i giorni di sforamento consentiti per legge (35), ma è già al limite (Jolanda di Savoia: 35). Tutte le altre sono sopra: Cento 36, Ferrara-Isonzo 48, Ferrara-Villafulvia 45. Ma è la media per le 24 ore, calcolata fino al 17 dicembre, a essere ancora più allarmante: tutte le stazioni superano abbondantemente il valore limite fissato in 50 microgrammi di Pm10 per metro cubo (in un anno tale concentrazione media non deve essere superiore a 40 microgrammi per metro cubo).

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fonte: Arpa Emilia Romagna

La situazione non appare migliore neppure nei dati raccolti dalle stazioni locali (Barco e Cassana), anche se il loro scopo è più specifico e riguarda solo piccole porzioni di territorio dove ci sono fonti di emissioni particolari, come impianti industriali o infrastrutture.

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Va un po’ meglio con il Pm2.5, ma in generale, anche qui, la qualità è “mediocre” stante il numero di sforamenti, seppure più contenuto rispetto al Pm10.

Altra situazione che desta attenzione è la situazione relativa all’ozono – che solitamente sale oltre i limiti nel periodo estivo e che ha visto – ma pare essere un problema che riguarda tutta la regione – numerosi sforamenti nell’arco dell’anno, con concentrazioni che sono andate troppo spesso oltre i limiti di legge: in questo caso il limite è di 120 microgrammi per metro come massima delle medie mobili calcolata su 8 ore in un arco di tre anni.

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Cosa causa l’inquinamento? Secondo Arpa “le fonti principali legate all’inquinamento diretto da polveri (PM10) la combustione non industriale (riscaldamento residenziale di cui la pressoché totalità deriva dall´impiego di biomassa come combustibile), che rappresenta il 40% del totale, e il traffico su strada, che contribuisce per il 34%, seguiti dai trasporti non stradali e dall´industria. I trasporti stradali – prosegue l’Agenzia – sono i principali responsabili anche delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), contribuendo per il 57%, seguiti dalle attività industriali e di produzione di energia. Il traffico incide per il 39% sulle emissioni di monossido di carbonio (CO) e rappresenta anche la principale fonte di emissioni di sostanze climalteranti, essendo responsabile del 25% delle emissioni di anidride carbonica (CO2 equivalente). La concentrazione media di fondo di inquinanti secondari come PM10, PM2,5 e Ozono in Emilia-Romagna dipende in buona parte dall’inquinamento a grande scala tipico della Pianura padana. In particolare le polveri PM10 e PM2,5 sono in parte (30-50%) di origine secondaria ovvero sono prodotte da reazioni chimico-fisiche che avvengono in atmosfera a partire da inquinanti precursori come l’ammoniaca (NH3) emessa principalmente dalle attività agricole e zootecniche, gli ossidi di azoto (NOx), i composti organici volatili (COV) dovuti principalmente all’uso di solventi”.

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