I primi 30 giorni di Tiziano Tagliani da presidente della Provincia non sono dei più semplici, soprattutto per la “schizofrenia” normativa che governa al momento il nuovo ente delineato dalla riforma Del Rio . Una situazione che – stanti i tagli previsti anche dalla legge di Stabilità – ha fatto sorgere più di un dubbio sul futuro lavorativo dei 418 dipendenti della Provincia.
“Abbiamo problemi grossi ma non ci troviamo di fronte a un ente in dissesto”, ammette Tagliani partecipando all’incontro con i lavoratori in Sala Estense organizzato dai sindacati. “In questi giorni di lavoro sono emerse delle necessità su alcuni provvedimenti da prendere, come verificare la possibilità di accedere ai prepensionamenti per 40 unità secondo la legge Fornero per il 2015-2016 che andranno ad aggiungersi ai circa 20 pensionamenti ‘ordinari'”. A ciò si dovrà aggiungere un piano di mobilità verso altri enti pubblici da concordare tramite appositi protocolli, in modo da trasferire dipendenti della provincia laddove ci sia necessità delle loro competenze ed evitare così soluzioni più drastiche. Tutto questo per cercare di risparmiare sui circa 16milioni di euro che l’ente spende per il personale in vista dei “pesanti tagli previsti dalla finanziaria”, anche se la condizione auspicata dal neo-presidente per metterli in essere è che “il personale che rimarrà in carica sia in grado di svolgere al meglio il proprio lavoro, senza penalizzare l’erogazione dei servizi ai cittadini”.
Quali servizi? Qui viene il bello. La riforma Del Rio aveva individuato quattro macro-funzioni: strade, edilizia scolastica, territorio/urbanistica e ambiente, più le altre funzioni delegate dalle Regioni. Il problema è che in questo campo regna l’incertezza, sia sulle funzioni che fanno da collante (quelle amministrative, quelle per la gestione del personale, i servizi informatici e tecnici), sia su quali funzioni delegate rimarranno in capo alla Provincia. L’unica certezza al momento è quella delle minori risorse, con tagli per circa 1,4 milioni imposti dall’alto e il divieto di assumere in alcun modo nuovo personale: “È chiaro – ammette Tagliani – che si va verso la chiusura dell’ente. Ci aspettavamo una leale collaborazione tra le istituzioni ma questa schizofrenia mette in crisi i sindaci e in queste condizioni non siamo in grado di svolgere i compiti non residuali che ci sono stati assegnati”. Una situazione che peraltro metterà in difficoltà i Comuni proprio quando si parla di investimenti in cultura e turismo per la crescita: le funzioni legate alla cultura infatti sono state tolte alla Provincia che dunque non potrà più fare da coordinatore: “Per la Provincia comporterà una liberazione di risorse – spiega Tagliani – ma per i Comuni significa l’imposizione di sforzi sia organizzativi che economici non semplici”.
Spiegazioni che non tranquillizzano i lavoratori e i sindacati, anche se Tagliani si è mostrato molto fiducioso sulla capacità di far quadrare i conti nel prossimo bilancio e dunque garantire gli stipendi: “Sono convinto che alla fine il bilancio avrà la sua quadra, anche perché siamo riusciti a reperire 6 milioni di risorse straordinarie”. E su questo Cristiano Zagatti della Fp-Cgil solleva il sopracciglio e fa suonare il campanello d’allarme: “Le risorse straordinarie sono entrate una tantum, solo per il 2015, ma per i prossimi anni che si fa?”. Nell’attesa di capire di che morte dovranno morire le Province – con l’Upi che parla addirittura di obiettivo default per il 2016 – i sindacati confederali saranno sabato a Roma alla manifestazione dei lavoratori del servizio pubblico.