Ven 12 Lug 2019 - 412 visite
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Carcere, stonato il richiamo agli Opg

In merito alle dichiarazioni del sindacato Sappe sulla situazione del carcere di Ferrara

La situazione delle carceri in Italia, non solo a Ferrara, torna ad essere oggetto di attenzione solo quando dalla conclamata difficoltà strutturale si generano episodi drammatici come il suicidio di un detenuto. Purtroppo non è un caso che ciò avvenga d’estate, nel periodo più caldo dell’anno, quando le celle di pochi metri quadrati e i corridoi delle sezioni diventano forni, per i detenuti la pena diventa afflizione e le condizioni lavorative del personale penitenziario diventano ancora più difficili.

Inascoltati restano gli appelli di chi ricorda che il sovraffollamento delle carceri e le condizioni di detenzione (quindi le condizioni di chi lavora nelle carceri) rappresentano un problema per l’intera società e che il rispetto della dignità umana è l’indice del grado di democrazia di un paese.

Senza citare le tante condanne all’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani per le condizioni nelle quali sono costretti a vivere i detenuti, è certamente segno dei tempi il fatto che la riforma dell’ordinamento penitenziario entrata in vigore lo scorso novembre sotto il governo Lega-5 Stelle abbia mantenuto nella versione definitiva ben poco dello slancio innovatore che l’avevano ispirata a partire dagli Stati Generali dell’esecuzione penale promossi dall’ex ministro Orlando.
La legge delega del 2017 aveva l’ambizione non solo di modificare la legge 1975 ma l’approccio all’esecuzione della pena, caratterizzato dal rifiuto di considerare il periodo della detenzione unicamente come una parentesi afflittiva: un’esecuzione penale orientata al rispetto della dignità umana, informata ai valori costituzionali e in linea con le risoluzioni internazionali.

Una delle poche occasioni normative per contrastare la manipolazione delle paure e la creazione artificiosa di fobie di insicurezza, oggi molto in voga. Una riforma che tentava di realizzare i due principi del finalismo rieducativo e dell’umanizzazione delle pena dell’articolo 27 Costituzione: l’istanza personalistica (principio di umanità) e quella solidaristica (principio rieducativo).
Dell’ispirazione di quella legge delega è rimasto ben poco. Ferisce la rimozione integrale della parte relativa alle misure alternative ed ai requisiti per l’accesso alle stesse (con l’eliminazione delle preclusioni e degli automatismi), ivi compresa la nuova disciplina della liberazione condizionale che rende molte delle novità introdotte comunque di difficile attuazione. Mancano anche quelle parti della riforma che affrontavano il tema dell’infermità psichica: l’estensione dell’istituto del differimento della pena ex articolo 147 cp anche alla salute «psichica» e non solo «fisica»; la previsione di apposite «sezioni per detenuti con infermità» a prevalente (o esclusiva) gestione sanitaria; la previsione di una nuova misura terapeutica per l’affidamento in prova dei condannati affetti da infermità psichica.

Suonano pertanto stonate le parole dei sindacalisti del Sappe che per richiamare – giustamente – la politica al dovere di attenzione sul tema del disagio psichiatrico in carcere, lo fanno accusando la chiusura degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) definiti dal Presidente Napolitano “un autentico orrore indegno di un paese appena civile”, avvenuta in via definitiva nel febbraio del 2017.

Sono stonate perché la dignità delle persone con disagi mentali non si assicura in carcere o in strutture vergognose come gli OPG ma in strutture adeguate a farlo come le Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive) laddove ricorrano le condizioni per l’accesso.
Sono stonate perché spesso le forme di autolesionismo e i suicidi in carcere non dipendono da una situazione di instabilità psichica precedente alla detenzione o tale da essere assunta clinicamente ma dipendono dalla condizione stessa che le persone si trovano a vivere nel periodo della loro detenzione ed è quindi su tali cause esogene che occorre lavorare.

Sono stonate, infine, perché l’unica seria riforma che avrebbe consentito di migliorare le condizioni che anche il Sappe lamenta è stata di fatto castrata dall’attuale governo a trazione Lega.

Piuttosto che riesumare orrori come gli OPG, la cui chiusura è una conquista di civiltà, serve lavorare sul funzionamento delle norme che regolano l’ingresso e la permanenza in carcere e le lagnanze vanno indirizzate semmai alle forze politiche che hanno vanificato l’unica seria proposta in tal senso.

Di slogan accusatori che non trovano riscontro in alcuna reale proposta politica ne abbiamo davvero abbastanza.

Ilaria Baraldi
Consigliera comunale PD

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