Mer 22 Mag 2019 - 829 visite
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L’emergenza ambientale torna al centro del dibattito elettorale

I ragazzi del Fridays For Future interrogano i candidati sindaci: “È una questione non rimandabile”

“Siamo qui perché la politica fino ad ora ci ha delusi e vogliamo ricordare che l’emergenza ambientale è una questione non più rimandabile”. Suona forte e chiaro il monito dei ragazzi ferraresi del movimento Fridays For Future, che hanno radunato i candidati sindaco alle amministrative del 26 maggio nella Sala dell’Arengo.

Sei domande, due minuti per rispondere, tanti i temi: acqua pubblica, green economy, raccolta differenziata, inquinamento industriale, verde pubblico e mobilità sostenibile.

Acqua pubblica. Tommaso Mantovani (M5S), gioca subito la sua prima stella, ricordando che “l’acqua pubblica è la nostra prima azione” e accusando Ferrara di aver “venduto tutto ad Hera, una società quotata in borsa. Ma – attacca –non è forse vero che un terzo della rete ferrarese è in amianto?”. I toni però si stemperano subito nel generale accordo sulla necessità di una collaborazione a livello regionale per attutire le problematiche e un implemento della “quantità e qualità del monitoraggio delle acque”. Alessandro Balboni (in sostituzione del candidato del centrodestra Alan Fabbri) ribatte che “Il tema è trasversale, serve una crescita culturale”.

L’inceneritore. L’impegno a ridurre i rifiuti bruciati nell’inceneritore di Ferrara incontra adesioni unanimi, così come unanime è la volontà di cambiare modello sviluppo, dalla riduzione della plastica monouso nelle mense scolastiche – questo è l’impegno preso da Aldo Modonesi (Pd) – ad una vera raccolta differenziata “perché il 50% delle plastiche che usiamo non è riciclabile, bisogna allargare la gamma di prodotti recuperabili e aggiungere nuove clausole di qualità ambientali nel nuovo contratto a gara”, come evidenzia Rossella Zadro (in sostituzione del candidato di Italia in Comune – Ferrara Concreta Alberto Bova). A Francesco Rendine (Gol) però questa ‘favoletta’ non piace, “perché Hera non diminuirà mai le tonnellate di rifiuti che brucia, l’unica soluzione è il rilancio della geotermia naturale”; gli fa eco anche Mantovani (M5S), denunciando “il business enorme di Hera, dobbiamo togliergli le concessioni”.

Verde pubblico. Modonesi rivendica “i 40.000 alberi pubblici e uno spazio equivalente ad un bilocale a testa di verde pubblico”, Fusari (Azione Civica) ricorda che “nel nostro programma c’è il dotare la città di 100 ettari di forestazione urbana” e Zadro promette “l’estensione del Parco Urbano come verde pubblico fino al Po”. Rendine, invece, polemizza: “per equilibrare l’inquinamento del nostro inceneritore servirebbe un boschetto grande come la Lombardia” e Balboni denuncia come “questa amministrazione abbia spesso sacrificato le piante sull’altare del progresso per avere qualcos’altro da inaugurare”. Un monito alla gestione e al controllo, soprattutto della ripiantumazione del verde privato, arriva invece da Andrea Firrincieli (InnovaFE).

Inquinamento industriale. Cosa farà il futuro sindaco per il rilancio della green economy? La candidata Fusari pone l’attenzione sulla necessità “di rendere il nostro territorio attrattivo per le imprese innovative” e trova il sostegno di Balboni, che punta su “start up di giovani e un ufficio per intercettare i bandi europei”. Gli altri relatori si arenano invece sul monitoraggio dell’inquinamento del petrolchimico: Rendine denuncia l’insufficienza e l’inefficienza delle centraline, Zadro lo smentisce perché “a monitorare la qualità dell’aria c’è una rete efficace, io sono più preoccupata per lo smaltimento dell’amianto e per le piccole e medie imprese che spesso non rispettano le regole”. Firrincieli puntualizza il “preoccupante depotenziamento dell’Ispettorato del lavoro e la necessità di potenziare i controlli”. Mantovani, a sua volta, attacca Zadro ricordando alla giovane platea che Ferrara “ha il più alto tasso di tumori. Com’è possibile se è tutto a norma?”.

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