Mar 23 Apr 2019 - 221 visite
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Sant’Anna in prima linea contro la malaria: 5-6 casi all’anno

Diagnosi e cura di questa malattia infettiva d'importazione 

Marco Libanore, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive

Come ogni anno, il 25 aprile si celebra la Giornata Mondiale contro la Malaria, una grave malattia infettiva causata da protozoi parassiti ematici trasmessi all’uomo da zanzare del genere Anopheles. In Italia è presente solo in forma importata, in quanto è stata eradicata tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

In vaste zone di Asia, Africa, America Latina e Centrale, Isole Caraibiche ed Oceania è invece endemica, con circa 500 milioni di malati ogni anno e oltre un milione di morti. Insieme a tubercolosi e Aids, costituisce oggi una delle principali emergenze sanitarie del pianeta ed è in assoluto la prima patologia infettiva d’importazione, trasmessa da vettori, in Europa e negli Stati Uniti.

Al Sant’Anna di Ferrara. Nell’Unità Operativa di Malattie Infettive Ospedaliera (diretta dal dottor Marco Libanore) e nella corrispondente Sezione Universitaria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara vengono ricoverati in media ogni anno 5-6 pazienti ai quali viene diagnosticata una forma di malaria d’importazione (principalmente da Plasmodium Falciparum).

Per la diagnosi, grazie al laboratorio presente in azienda, ci si avvale dell’esame microscopico dello striscio di sangue periferico (che consiste nell’esame di una goccia di sangue al microscopio ottico) e del test immunocromatografico (si tratta di un esame di laboratorio rapido per identificare i diversi tipi di pasmodio).

L’Unità Operativa dispone inoltre di farmaci di ultima generazione, i composti derivati dell’artemisina, che hanno trovato largo impiego nella terapia della malaria alla luce dell’emergenza delle forme di resistenza nei confronti della meflochina.

Qualche dato. L’incidenza di malaria d’importazione nella provincia di Ferrara è di 1,5 casi x 100.000 abitanti, contro un’incidenza media in Emilia-Romagna di 2,6 casi x 100.000 abitanti. La malattia interessa prevalentemente soggetti giovani, con età media di 30,7 anni, nati in Africa, provenienti dai Paesi subsahariani che contraggono l’infezione in seguito al rientro temporaneo nel paese d’origine, soprattutto Nigeria, Ghana e Burkina Faso. Spesso la tendenza è quella di sottovalutare la patologia non effettuando la corretta profilassi farmacologica. I casi di malaria importata da viaggiatori italiani per turismo si sono invece ridotti notevolmente e costituiscono, attualmente, meno del 10% delle forme diagnosticate.

La malattia. Gli agenti infettivi causa della malattia sono 5, di cui 4 riconoscono come serbatoio l’uomo: il Plasmodium Falciparum, il Plasmodium Vivax, il Plasmodium Ovale e il Plasmodium Malariae. Il quinto agente, di recente identificazione, colpisce invece principalmente alcuni primati e, solo di rado, l’uomo.

La malaria si contrae in seguito alla puntura della femmina di zanzara del genere Anopheles dopo che questa è stata a sua volta infettata con il sangue di un soggetto malarico. Prima che la zanzara diventi infettante il plasmodio (agenti patogeni delle varie forme di malaria umana) deve compiere un ciclo di sviluppo all’interno dell’insetto, che può durare da qualche giorno a qualche settimana, a seconda della specie plasmodiale e soprattutto della temperatura ambientale. Nell’uomo il parassita malarico si modifica, localizzandosi prima nel fegato (epatociti) e quindi successivamente invadendo i globuli rossi, dove si riproduce, dando luogo a nuove generazioni di parassiti ogni 3 (terzana) o 4 (quartana) giorni. Dopo alcuni cicli di sviluppo, il plasmodio malarico produce le forme sessuate (gametociti) che sono pronte per infettare nuovamente un’altra zanzara.

I sintomi. La comparsa dei sintomi della malattia dipende dalla specie di plasmodio in causa e dalla carica infettante. La sintomatologia che accompagna la malaria da Plasmodium Falciparum, ad esempio, compare in media dopo 7-14 giorni dalla puntura della zanzara infetta ed è caratterizzata da febbre alta, mal di testa, nausea, vomito, diarrea, sudorazioni e tremori. Questa è la forma più grave perché può coinvolgere diversi organi, compreso il cervello, fino a diventare mortale. Le altre forme di malaria sono meno gravi e i sintomi possono presentarsi anche a distanza di settimane o mesi (come nel Plasmodium Vivax e Plasmodium Ovale), oppure, in alcuni casi, anche di anni (Plasmodium Malariae) dalla puntura della zanzara.

Le aree di diffusione della malattia. Le aree dove il rischio di contrarre la malaria da Plasmodium Falciparum è maggiore sono i Paesi della Africa Sub-Sahariana, Papua – Nuova Guinea ed alcune isole del Pacifico orientale. L’infezione da Plasmodium Vivax prevale in America Latina e in molti Paesi asiatici; quella da Plasmodium Ovale è molto comune in Africa Occidentale; mentre quella da Plasmodium Malariae è presente negli stessi Paesi di quella da Plasmodium Falciparum, ma come specie minoritaria.

In Emilia-Romagna l’80,6% dei casi d’importazione osservati sono dovuti al Plasmodium Falciparum, l’8,5% al Plasmodium Vivax, l’1,9% al Plasmodium Ovale e l’1,3% al Plasmodium Malariae. Negli altri casi si tratta di forme miste. Ceppi di Plasmodium Falciparum, e più recentemente anche di Plasmodium Vivax, resistenti ai più comuni farmaci antimalarici si sono selezionati nel Sud-est asiatico e in Africa Orientale.

Per questo motivo, la profilassi idonea per chi si reca in zona endemica va studiata caso per caso, in base al Paese visitato, al tipo di viaggio e alla durata del soggiorno.

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