Dom 24 Mar 2019 - 1611 visite
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A Ferrara calano 1200 persone l’anno, ma aumentano attrattività e occupazione

Presentato l'Annuario Socio-Economico Ferrarese 2019. "Partiamo dal riabitare il Gad, fulcro di attività mafiose"

di Cecilia Gallotta

“Ferrara tutto sommato non è così fragile come siamo abituati a credere”. Non fa mistero delle problematiche della città estense, ma non ne dipinge neanche un quadro nero l’Annuario Socio-Economico Ferrarese 2019 presentato e redatto dal Cds (Centro Ricerche e Documentazione Studi) che, come asserisce l’assessore regionale Patrizio Bianchi, da trent’anni “è il luogo d’incontro in cui la città fa il punto su sé stessa”.

E lo fa nella zona più critica della città, che sabato mattina presso Factory Grisù ha raccolto “tutto il mondo che ha ragionato su Ferrara”, per citare le parole di Bianchi (dai rappresentanti della Camera di Commercio e Legacoop agli esponenti politici, fra cui la senatrice Paola Boldrini, la consigliera regionale Marcella Zappaterra e il sindaco Tiziano Tagliani) “riabitando questo quartiere, il Gad, divenuto fulcro di attività mafiose”, come introduce la presidente Cds Cinzia Bracci.

Una piaga della città estense che va di pari passo con il calo demografico (“perdiamo 1200 persone l’anno – fa sapere Andrea Gandini di Cds – che non sono recuperate con le nascite”) cosa che interessa soprattutto il basso ferrarese, “che ormai sta implodendo”. Questo il motivo che piazza Ferrara al terzultimo posto tra i 120 comuni analizzati dall’Istat; “se si considera però l’attrattività, e quindi chi si insedia nella nostra città – illustra Gandini – ecco che Ferrara sale al 30esimo posto nella stessa classifica”.

Un dato che fa ben sperare assieme al tasso occupazionale, del 71%, in un contesto nazionale che registra il 58% ed europeo del 67%, calcolato analizzando la fascia dai 15 ai 64 anni per residenza. Anche il turismo è cresciuto del 18% negli ultimi dieci anni, e vede Ferrara seconda solo a Bologna.

Molto forte il civismo degli abitanti riscontrato dalle analisi dell’annuario per il contrasto alla povertà: oltre ai servizi sociali, centinaia di volontari e decine di associazioni portano avanti attività di cui dà esempio, alla presentazione, Francesco Colaiacovo, volontario de Il Mantello. “Il nostro obiettivo – spiega – è intercettare le famiglie in povertà prima che essa diventi cronica: il 50% delle famiglie entrate al Mantello non erano per esempio ancora conosciute dai servizi sociali. In questa fase le fragilità, ancor prima dell’accesso a bisogni primari come il cibo, sono culturali, di inclusione sociale, per le quali avviamo un’attività di accompagnamento, che può andare dalla ricerca di un lavoro all’inserimento sociale dei bambini. Quest’anno per esempio grazie alla collaborazione con il Coni siamo riusciti a far svolgere attività sportiva gratuita a 58 bambini”.

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