Dom 10 Feb 2019 - 673 visite
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Caudo da Roma per sostenere Fusari: “Vanno chiusi i social per parlare alla gente”

Il presidente del 3° municipio ai civici: "Dobbiamo preoccuparci quando un ministro degli Interni è sempre su Facebook ma non ha fatto una sola legge"

di Martin Miraglia

“Ascoltate le persone”. Il monito di Giovanni Caudo, presidente del terzo municipio di Roma venuto per un pomeriggio dalla capitale a Ferrara, insieme al suo capogruppo Matteo Zocchi, per sostenere la candidatura civica di Roberta Fusari e spiegare la sua ‘ricetta’ per vincere quando sei una lista civica con tutti contro – partiti maggioritari compresi – è contemporaneamente di una facilità e di un’efficacia disarmante.

E ad ascoltarlo ci sono tutti i civici e qualcuno di più: tra le sedie predisposte a Wunderkammer sabato pomeriggio trovano posto Mario Zamorani, rappresentanti di Articolo Uno-Mdp (con cui la candidata “si confronta”), Paola Chiorboli (che sei ore prima aveva presentato la ‘sua’ civica, Addizione Civica), Antonio Fortini e Paolo Orsatti di Ferrara Concreta (ora parte della rete di Pizzarotti, Italia in Comune) e anche di Roberto Mascellani che due giorni fa era in platea alla conferenza stampa di Sgarbi.

A Piero Giubelli, che invece non c’è, va il primo saluto della Fusari, mentre Orsatti — primo degli arrivati — si rende protagonista di un siparietto: i fotografi lo catturano mentre parla con la candidata di Ferrara Civica e allora si mette in posa, poi chiede ai cronisti di non pubblicare l’immagine “per non mettere in difficoltà lei (Fusari, ndr), almeno chiedeteglielo”, pochi secondi prima di piazzarsi nei pressi dell’ingresso a salutare i conoscenti che arrivano col piglio del padrone di casa.

La padrona di casa, quella vera, prima saluta le altre realtà civiche del territorio, e si scopre che “agli amici di Più Europa ho chiesto molto discretamente di fare un passo di lato per non caricare di simboli questa campagna” e che su Ferrara Civica — che è sia il nome della sua lista che di un laboratorio creato da Riccardo Forni, che aveva nei giorni scorsi minacciato di procedere per vie legali per ‘proteggere il marchio’ — “troveremo il modo di lavorare ognuno per la sua strada senza finire in tribunale, non vogliamo rubare nomi a nessuno”.

Tocca quindi a Caudo, che passa in rassegna la sua biografia perché “in politica sono importanti”: “Ero professore universitario, poi ho fatto l’assessore all’urbanistica a Roma, che è una carica di un certo peso”. Lì ci è arrivato perché, d’improvviso, lo ha chiamato Ignazio Marino che aveva letto alcuni suoi lavori ed era rimasto impressionato nonostante “io non avessi mai fatto politica prima”. Segue quindi tutta l’esperienza amministrativa, “fino all’ultimo minuto” e poi il sentimento apolide al voto del 4 marzo “quando non ho potuto votare perché nessuno mi rappresentava“. Così, Caudo ha deciso di impegnarsi in prima persona.

“Non possiamo fare politica senza partiti – premette Caudo – ma possiamo sperare che i partiti possano cambiare e riprendere il rapporto con la gente. Il Pd ha perso la bussola, io sono per il Pd nella misura in cui il Pd si fa tirare fuori da se stesso e dalle anguste stanze in cui si rinchiude. Se interpretata come prossimità e raccolta di istanze delle persone, la politica è una delle cose più belle che possa capitare, anche se nelle candidature civiche esiste un paradosso: in campagna elettorale ti fanno l’esame per vedere quando sei civico, poi se vinci cominciano a farti l’esame per vedere quanto sei del Pd“.

La sinistra poi “è vittima delle sue stesse vittorie, perché — con le sue vittorie storiche — negli anni è riuscita a creare individui che pensano per loro stessi e non legati alle tradizioni, poi è arrivata la deriva del capitalismo ed è venuta meno la capacità di tessere relazioni. A Roma, che non ha una grande industria, il tema sicurezza si declina nella paura dell’impoverimento, e non parlare più aumenta il senso di insicurezza”.

Infine la questione social: “Ai nostri”, conclude Caudo, “dicevo di spegnerli”. Fa l’esempio dei cassonetti, dove qualcuno pubblicava una foto e il giorno dopo veniva ripulito, anche se solo nel suo municipio ne mancavano altri 190mila: “Con i post si governava per pochi, anziché fare l’interesse di tutti, e ora le persone vengono a trovarmi in ufficio, dove ricevo senza appuntamento, e tramite i social non riceviamo quasi niente. Sono intermediari, e l’intermediazione va tolta. Noi dobbiamo preoccuparci quando un ministro degli Interni è sempre su Facebook ma non ha fatto una sola legge, un solo provvedimento: i colpi di Stato con i carri armati non esistono più ma questi hanno lo stesso effetto”.

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