Lun 21 Gen 2019 - 1965 visite
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Pd. Ecco la mozione Giachetti: “Mai coi 5 Stelle e mai con la Lega”

La deputata di Città di Castello Anna Ascani: "Di Maio, Toninelli e la Castelli si sarebbero dovute dimettere da esseri umani"

di Martin Miraglia

La deputata di Città di Castello Anna Ascani ha presentato davanti a una trentina di militanti Pd radunatisi al circolo ‘Lambertini’ di via Bologna la mozione a favore di Roberto Giachetti alla segreteria dei democratici, una candidatura frutto di “una pazzia, nata a 24 ore dalla scadenza per il deposito delle firme e che ha visto la creazione del video dal divano — uno dei più brutti della storia di Facebook ma estremamente efficace”.

In una presentazione energica e durata oltre un’ora, Ascani, una dei quattro deputati (“e senza consiglieri regionali o ministri del governo Renzi”) a sostenere l’ex candidato sindaco di Roma alla segreteria del Pd, ha toccato tutti i punti della mozione che non si rivolgono solo agli iscritti al partito — come ad esempio l’orgoglio per quanto fatto al governo, o sull’enforcement della democrazia interna al movimento progressista — ma anche al pubblico al largo perché il Pd per ripartire “deve farlo da tre temi: Europa, lavoro e immigrazione”.

Roberto Giachetti è stabilmente e confortevolmente, secondo le rilevazioni che arrivano dai circoli d’Italia che hanno già votato, al terzo posto tra i contendenti alla segreteria, rimanendo poco sotto al 15% dei consensi staccando gli altri concorrenti minoritari come Saladino, Corallo e Boccia tutti intorno all’1%, rimanendo comunque a distanza dai due frontrunner Zingaretti (che sfonda la soglia del 45%) e Martina (che si posiziona intorno al 37%). Sono dati che certificano di certo il ‘coraggio’ di questa mozione ma che comunque le permetteranno di partecipare alle primarie aperte del 3 marzo che vedranno contendersi i primi tre candidati emersi dal voto dei circoli.

“Questo è il Pd del 2019, ed è un segno del fatto che un sacco di gente aveva bisogno di essere rappresentata, è gente che ha detto che senza questa candidatura non avrebbe partecipato a queste primarie. C’è un voto disorganizzato che però si sta organizzando, questi giri per l’Italia sono il minimo”, afferma Ascani nel corso della tappa ferrarese del suo tour emiliano a sostegno della candidatura.

“Noi ci presentiamo a testa alta e senza ambiguità: dal 5 marzo avevamo frenato sull’ipotesi di governare con i 5 Stelle perché non c’è niente di sinistra in loro, ma sono un’altra faccia della Lega il cui accordo si è creato in 5 anni di esperienza parlamentare”, aggiunge la deputata, “ma un pezzo importante del partito si era già preparato e se Renzi non fosse andato quella sera in tv a chiudere alla trattativa noi ora saremmo al governo con Di Maio, Toninelli e la Castelli. Ora le stesse persone che si sarebbero dovute dimettere da esseri umani dopo quella presa per i fondelli ci vogliono spiegare che non avevano mai pensato di farlo, e spero che non cambino idea un’altra volta dovesse cadere questo governo. Noi questo lo abbiamo messo in mozione: mai coi 5 Stelle e mai con la Lega”. L’obiettivo dei candidati alla segreteria poi “dovrebbe essere quello di tornare ad essere maggioritari, non arrivare al 20% e poi si vede, altrimenti candidarsi non ha senso. Il Pd non dev’essere un fine di qualcuno ma un mezzo per riformare il Paese, questo congresso non lo facciamo per prendere il partito. È una differenza importante, e dirlo adesso è difficile: da chi si candida vorrei sapere cosa vuole fare col Pd dopo aver vinto”.

Da lì poi si ritorna alla visione del Pd contenuta all’interno della mozione: “Ci devono essere spazi per esprimere opinioni e fare confronti, ma la democrazia vuol dire che dopo la scelta e gli scontri chi fa il segretario deve essere messo nelle condizioni di farlo. La linea politica votata ha il diritto di essere perseguita: se il compagno di banco dice sistematicamente che quello che faccio fa schifo come faccio a spiegare il nostro lavoro a chi sta dall’altra parte? Dobbiamo dotarci di regole per poter agire”. Poi c’è la questione del governo passato: “Noi non ci vergogniamo di quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto riforme e portato fiducia portando il pil da un segno meno a un segno più: questi in otto mesi — credo sia un record — sono riusciti a far arrivare la recessione tecnica, di cosa dobbiamo chiedere scusa?”. Rimane però che il lavoro svolto dal governo Pd (che in realtà fu un trio Letta – Renzi – Gentiloni) non è quantomeno, per usare un understanding, arrivato agli elettori. Le soluzioni però, per Ascani, non si trovano “nascondendo il simbolo in un listone unico” quanto piuttosto “in una migliore comunicazione, nell’imparare a stare su internet e sui social, facendo uno sforzo per risultare più comprensibili”.

Il Pd quindi, per la mozione Giachetti, ha tre temi dai quali ripartire. Il primo è l’Europa: “Perché a Maggio se non mettiamo un freno a questo fronte finanziato da fuori dall’Ue si avvia il processo della fine dell’Europa. Dobbiamo però iniziare a chiederci come la cambieremmo: ad esempio se serve un reddito contro la povertà questo dev’essere infilato in un bilancio europeo”. Segue il lavoro che va fatto ripartire “dalle cose che lo rimettono in moto, come le infrastrutture, e rendendo stabili gli incentivi per chi assume, oltre a un paracadute contro la povertà”, che però non è il reddito di cittadinanza “che è una cosa fatta a debito per dare soldi alle generazioni che si sono formate più duramente di tutte e che non è chiaro come verranno spesi, se con una carta dei poveri o come e secondo quali direttive”, quanto il “lavoro di cittadinanza”, che rispetterebbe anche il primo articolo della Costituzione.

In ultimo c’è poi la questione immigrazione, toccata nonostante la spinosità del tema per i dem. “Non mi vergogno di quanto ha fatto Minniti perché c’era un problema di accessi non regolati nel Mediterraneo mentre ci preoccupavamo solo dei superstiti. Regolare le partenze non vuol dire che arrivano immigrati, vuol dire che ne muoiono di meno in mare. Salvini raccoglie i frutti di quanto fatto, mentre di suo non c’è nemmeno un provvedimento firmato. Il Pd può parlare di immigrazione a testa alta. Ora serve un’agenzia europea che regoli i flussi e faccia corridoi umanitari, oltre alla cooperazione internazionale: serve un piano Marshall europeo per far crescere quelle zone”.

A Ferrara a raccogliere il testimone della mozione Giachetti è il sindaco di Portomaggiore e vicesindaco della Provincia Nicola Minarelli: “Credo che sia una scelta di coerenza rispetto a un profilo riformista che non rinnego”, spiega, “e quindi credo che tra i candidati in campo sia quello che più porti avanti quell’idea. C’è bisogno di facce nuove e di metodi nuovi ma anche su questo credo che si sono carte importanti da mettere in campo, ma la convinzione è arrivata dalla volontà riformista del progetto”.

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