Lun 14 Gen 2019 - 830 visite
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Il vescovo di Bologna benedice le nuove cucine della materna di Gallo

L'intervento frutto di un investimento di 90mila euro. Felici le operatrici: "Una materna non è un parcheggio per bambini". Il vescovo: "Lezione importante"; Garuti: "Nei passeggini meno cagnolini e più bambini"

di Martin Miraglia

Gallo. È stato inaugurato domenica pomeriggio, alla presenza del vescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, l’ampliamento della scuola materna paritaria ‘Santa Caterina’ di Gallo, che dà alla struttura una cucina interna a fronte di un investimento di circa 90mila euro da ammortizzare nei prossimi anni con gli scopi di migliorare la sostenibilità economica della materna e al contempo innalzare la qualità del servizio offerto ai 42 alunni della scuola e, a cascata, alle loro famiglie.

“Abbiamo realizzato questo piccolo ampliamento per realizzare la cucina interna”, ha spiegato Elena Borsari, parte del direttivo dell’associazione ‘Santa Caterina’ che ha preso in gestione la struttura dalla parrocchia di Gallo nel 2014 insieme a Serena Borsari e Nelda Ghirardelli, “nell’ottica di migliorare la qualità del servizio, perché come diciamo noi ‘cotto e mangiato’ è un’altra cosa, e poi anche per migliorare la sostenibilità della scuola. Può sembrare strano ma una cucina interna organizzata bene costa meno di far arrivare costantemente pasti dall’esterno, e sul lungo periodo tenere conto degli aspetti economici non è da sottovalutare”.

La cucina, che ha iniziato ad essere operativa il 7 gennaio con il ritorno dalle vacanze natalizie dei piccoli alunni, è stata ricavata dalla costruzione di un nuovo ufficio, così da permettere l’uso dei locali precedentemente usati a quello scopo di essere allestiti come cucina con l’acquisto delle attrezzature necessarie, rendendo così non più necessario il reperimento dei pasti dal seminario di Ferrara.

“I bimbi sia grandi che piccoli, così come le maestre, ci stanno già dando grandi soddisfazioni”, ha aggiunto Elena Borsari, che ha poi ringraziato i progettisti e agli artigiani coinvolti nel progetto oltre ai genitori degli alunni e i sostenitori materiali e spirituali della struttura compresi gli avventori degli eventi di autofinanziamento organizzati dalla scuola e al parroco di Gallo don Stefano Zangarini. “Tutto il nostro lavoro si riassume nelle parole che una volta mi ha detto una mamma: ‘So di portare mio figlio in un posto nel quale sta bene e che mi fa sentire tranquilla e dove si occupano davvero di lui’. Una scuola materna non è un parcheggio per bimbi ma dev’essere un’occasione di crescita”, ha concluso Elena Borsari.

“Per la parrocchia è importantissimo continuare ad avere una scuola senza che questa pesi sulla vita gestionale e amministrativa della parrocchia stessa, perché ci dà la possibilità di svolgere la nostra missione senza essere oberati dal lavoro in un contesto in cui i preti sono sempre meno e sono sempre più chiamati a compiti amministrativi”, è stato invece il commento del parroco di Gallo don Stefano il quale poi ha plaudito alla struttura che “è come se fosse parrocchiale: i princìpi sono cristiani, e il parroco è sempre in mezzo ai piedi”.

La materna ‘Santa Caterina’ ha del resto una storia lunga e legata a doppio filo alla parrocchia di Gallo: esisteva fin dal dopoguerra con il nome di ‘Sacro Cuore’ nella vecchia casa delle suore, viene fondata col nome attuale nel 1970 da don Giovanni Santi che al contempo dà il via alla ristrutturazione e all’ampliamento della vecchia canonica per fare posto alla struttura che, all’epoca, si componeva appena di un salone, una cucina e i bagni oltre ad una singola aula. Nel 1999, nel 2003 e nel 2005 seguono altri lavori di ampliamento, adeguamento normativo e miglioramenti vari alla struttura prima del passaggio nello stesso anno alla fondazione Braghini-Rossetti che si prende carico della materna fino al 2014 quando a subentrare è l’attuale associazione di genitori ‘Santa Caterina’ trainata dalle tre socie fondatrici che lasciano il loro precedente impiego per dedicarsi alla struttura che a quel punto vedrà un riarredamento completo, la bonifica del giardino arricchito con due tensostrutture e il ripristino del portico danneggiato dal sisma del 2012 tra le altre cose.

“Per la comunità è un momento di gioia e di clima familiare. Fa paicere di vedere le nostre ragazze farsi carico di un servizio per la cittadinanza in un carico di burocrazia, è una grande soddisfazione che segue un grande senso di responsabilità e spirito di servizio. Così la comunità si consolida inseguendo principi di valore e sussidiarietà. Vedere che questi servizi ci sono è anche uno sprono per dire alle madri ‘c’è modo di poter fare dei figli che verranno accuditi crescendo in un ambiente sicuro e formativo’, e questo aiuta anche noi per vedere meno cagnolini e più bambini nei passeggini. Come amministrazione sosteniamo l’iniziativa con delle convenzioni un po’ sopra alla medie delle risorse che vengono attribuite nel bolognese perché comprendiamo che l’impegno è importante”, ha commentato il sindaco di Poggio Renatico Daniele Garuti prima del taglio del nastro avvenuto dopo la benedizione del vescovo di Bologna — nella quale diocesi rientrano Gallo e Poggio Renatico — che ha invece lanciato un monito sul futuro.

“Sono felice perché qui si dà una lezione a tutti”, ha spiegato il vescovo Zuppi, “di solito ad essere ampliate sono le case per i vecchi, che per qualcuno sono un vero affare che migliora abbassando la qualità, e il fatto stesso che si ampli una scuola materna va in controtendenza. Perché si aprano le porte del cielo dobbiamo fare come i bambini e i giovani non stancandosi di guardare il futuro, e non è una questione anagrafica: ci sono troppi giovani che si accontentano di quello che hanno e non si aspettano più niente. Abbiamo troppe paure che ci fanno istintivamente chiudere, ma le paure si vincono con l’amore: spero nei prossimi anni si apra un nuovo pezzo della struttura perché l’Italia di domani sarà diversa, dato che la vita ci rende diversi ma quella di domani sarà quella che scegliamo oggi. Questa è una lezione che ci viene data come quella del piccolo paese nel cosentino dove gli abitanti si sono lanciati in mare per salvare 52 persone senza chiedere prima la nazionalità perché stavano annegando: ne ha salvati di più quel paesino che tutta l’Europa, c’è qualcosa che non va”.

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