Lun 14 Gen 2019 - 2066 visite
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Piero Giubelli si candida: “Mi rivolgo agli elettori del centrosinistra delusi e del centrodestra spaventati”

Il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Ferrara scende in campo alle Comunali. Nella sua lista ci sarà anche Alessio Zaccaria

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ferrara, Piero Giubelli, scende in campo alle elezioni comunali ed è pronto a costituire una lista fra i cui componenti ci sarà anche Alessio Zaccaria, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura su indicazione M5S e tra coloro il cui nome era stato fatto per l’incarico a Ministro della Giustizia. L’avvocato Giubelli spiega a estense.com a chi si rivolge e quali sono i punti principali del suo programma per Ferrara.

Per sfidare Alan Fabbri e il centrodestra scendono in  campo i professionisti. Non quelli della politica, bensì quelli dell’architettura (Fusari), della sicurezza (Bernabei) e del foro. Una conseguenza del vuoto lasciato dalla politica? O forse è un vuoto lasciato solo dal centrosinistra?

“Che sarà Alan Fabbri il candidato della Lega ancora non è dato saperlo, visto che ancora non si è pronunciato e sembra prendere tempo, forse non troppo convinto di candidarsi a sindaco. Credo che rispetto ad un tempo ci sia stato un forte decadimento della classe politica, la cui formazione si è inaridita, con decadimento del livello qualitativo del personale politico (fatto al quale assistiamo quotidianamente) e, conseguentemente, perdita di autorevolezza dei suoi dirigenti. E’ un fenomeno che colpisce tutti gli schieramenti politici, non solo il centrosinistra. Con la particolarità che a Ferrara il centro sinistra locale sembra essersi più preoccupato che altrove a preservare lo status quo e le rendite di posizione di alcuni, assuefacendosi all’esercizio del potere, incapace di immaginare soluzioni nuove e coraggiose, per lo sviluppo futuro della città. E purtroppo ho la sensazione che il centrodestra non proponga nemmeno lui soluzioni nuove, preoccupato soltanto ad alimentare le paure dei cittadini, dalle quali trae la sua unica forza, senza attirarli a sé con progetti che aiutino a fare crescere la nostra comunità, ansioso di placare una fame di potere che dura da 70 anni, sostituendo i propri uomini a quelli che hanno governato sino ad oggi, ma avendo in mente il medesimo tipo di gestione della città”.

Come si chiamerà la sua lista? Ci affida alcune anticipazioni sulla sua composizione?

“Il nome della lista non è una priorità. Prima occorre costruire un progetto e vedere chi è disposto a portarlo avanti. Io idee ne ho e mi confronterò con tutti coloro che vogliono migliorare Ferrara con proposte concrete. Tra due o tre giorni sarà attivo un profilo Facebook pubblico che si chiamerà  #dialogoaperto per commentare i principali avvenimenti politici di Ferrara, per confrontarci, per dare voce a tutti quei cittadini che da anni avrebbero voluto offrire il proprio contributo alla vita della città e dalla quale sono sempre stati esclusi dai professioni della politica, che male sopportano chi disturba il manovratore. E poiché mi chiede un nome, gliene faccio uno di quelli di cui vado particolarmente orgoglioso: il professor Alessio Zaccaria, ordinario di Diritto Civile, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura su indicazione M5S e tra coloro il cui nome era stato fatto per l’incarico a Ministro della Giustizia”.

A chi si rivolgerà in campagna elettorale? Dovrà conquistare anche i voti dei delusi che ormai formano il partito di maggioranza, quello degli astensionisti.

“Finite le ideologie e il voto di appartenenza, credo che oggi l’elettore cerchi chi è in grado di prendersi cura delle esigenze di una comunità, ma che, soprattutto, sia in grado di ascoltarla quella comunità. La Giunta precedente non ha fatto solo errori come il centrodestra vuole farci credere, ma non ha ascoltato ciò che i ferraresi gridavano a gran voce, forse convinti che il bene di una città possa essere fatto anche contro la volontà dei suoi cittadini. Quando una collettività ti affida la gestione della città, lo fa perché vuole servizi migliori, maggiori infrastrutture che rendano la vita di tutti i giorni più semplice, sicurezza, posti di lavoro. E poiché le risorse non sono infinite, devi utilizzarle solo e soltanto per realizzare queste legittime e primarie richieste, cercando di venire incontro a tutti e non solo a coloro che appartengono alla tua parte politica. Molti sono stanchi di come sono stati inascoltati in questi anni, ma si rendono conto del vuoto che c’è dall’altra parte. Non vogliono più votare il Pd, o meglio, questi dirigenti, ma si rendono conto che l’offerta politica alternativa rischia di essere ancora più dannosa per loro. Mi rivolgo a chi sogna un riscatto civile, sociale ed economico della città, a chi si ribella all’idea che la politica la debbano fare solo coloro che hanno una tessera di partito in tasca che ha conferito loro una patente di politico, più per fedeltà che per capacità personali. Mi rivolgo agli elettori del centrosinistra, riluttanti a cambiare casa, ma delusi, e agli elettori del centrodestra, spaventati dall’avventurismo e dall’approssimazione di chi, ad oggi, non ha ancora avanzato  una sola idea o proposta, limitandosi a qualche slogan e, per di più, volgare”.

Veniamo al concreto. In città il clima prelettorale inizia a farsi sentire con polemiche sulla Ferrara che sarà. Una in particolare riguarda la capacità e la volontà di attirare imprese.

“La politica ferrarese sul punto è sempre stata caratterizzata da un senso di ineluttabile marginalità, ma non è per scelta divina, ma è il frutto del mancato coraggio degli uomini. Ho visto che qualcuno dalle pagine del suo giornale crede che si possa crescere senza imprese. E’ una favoletta ideologica di chi è abituato a ricevere denaro proveniente da altrove, abituato a non creare ricchezza autonomamente. Le imprese vanno dove trovano infrastrutture, dove aprire uno stabilimento è più rapido, dove i terreni costano meno. A queste imprese dobbiamo fare sapere che a Ferrara possono trovare tutto questo e che la Giunta si impegnerà a fornire la formazione al personale del quale queste imprese, in concreto, necessitano. Non si possono creare corsi di laurea per giustificare una certa cattedra, ma bisogna attivare quei corsi che il territorio e gli imprenditori richiedono. Si deve costituire una task force che permetta alle imprese di aprire in tempi rapidi, seguendole dalla prima domanda di insediamento al taglio del nastro, in tempi rapidissimi, altro che Berluti, le cui tempistiche, di cui tanto si va fieri, le trovo insopportabilmente lunghe. Sipro non può pensare di essere invitata per andare a proporre il territorio ferrarese, ma deve andarseli a cercare gli imprenditori. L’imprenditore di altre città che potrebbe volere aprire a Ferrara se solo sapesse quanto questa può essere conveniente mica sa che deve digitare Sipro su internet”.

Altra domanda e altra polemica. Palazzo Diamanti, con il suo ampliamento, ha scomodato i vip di politica e cultura di mezza Italia. Come si schiera?

“Non entro nel merito della qualità del progetto e dei relativi costi. A me, personalmente, quello che ho visto piace. I paladini dell’immobilismo non hanno mai speso una parola per quella pensilina orrenda che da anni offende l’estetica del palazzo e poi si scagliano contro un progetto per nulla invasivo, che rende migliore la fruizione del palazzo. Se fosse per costoro non ci sarebbe la piramide davanti al Louvre, che da sola attira milioni di turisti. Dirò di più, credo che il palazzo dei Diamanti, come il Castello, che sono i brand di Ferrara, debbano essere valorizzati e maggiormente utilizzati, come avviene per tutti i musei del mondo, con bookshop all’entrata, uno spazio di ristorazione per i turisti, utilizzabile nei giorni di minor afflusso dagli studenti, per i quali andrebbero predisposte aule studio. Il tutto con l’impegno in prima persona delle imprese commerciali che da queste bellezze traggono un indubbio vantaggio e sulle quali devo investire direttamente, in una collaborazione effettiva tra pubblico e privato, basata su reciproca stima e fiducia. Non dimentichiamoci, poi, che abbiamo una Pinacoteca meravigliosa, ma per strada non vi sono indicazioni e l’ultima guida è del 1992. Se poi pensa che tra i firmatari ci sono persone che dubito siano passate mai per Ferrara, pensino a Gallipoli e lascino a noi ferraresi la cura della nostra città. E poi sviluppare altri percorsi turistici cittadini, valorizzando le chiese barocche e i tesori in esse contenuti, ed altro ancora”.

Continuiamo a parlare degli argomenti più sentiti. Questa volta, probabilmente, più sentiti dai cittadini. Il crac Carife ha dato uno strappo pesantissimo al tessuto economico e sociale del territorio. Ora si stanno celebrando le fasi conclusive  del processo di primo grado. Approfitto del fatto di avere di fronte un avvocato per dirimere un dubbio sorto in diversi nostri lettori: perché il Comune non si è costituito parte civile? Non si sentiva parte offesa?

“Questa è stata per me una decisione incomprensibile, visto che si era costituito in processi che certo impattavano molto meno sull’immagine della città. Il Comune doveva forse temere qualcosa? Non sarebbe stato un bel segnale scendere al fianco dei tanti ferraresi danneggiati? O forse la difesa dello status quo cui prima facevo riferimento giustificava questa scelta? Certo la requisitoria del Pm è stata molto forte e se la sentenza confermerà l’impianto accusatorio, emergerà un quadro di una dirigenza incompetente, che pure di non cedere un millimetro del proprio potere locale per non aprire all’esterno, ha preferito sacrificare i propri clienti e l’imprenditoria locale, che con questo crac ha persona un importante interlocutore”.

Veniamo infine alla strategia elettorale. Per puntare alla carica di sindaco, visto che fare il semplice candidato di una delle tante liste non mi sembra la sua intenzione, dovrà essere capace di coinvolgere diverse sensibilità. Punta forse a una “santa alleanza” delle civiche contro la Lega?

“Io non faccio appello a sante alleanze contro nessuno, ma chiamo a raccolta i ferraresi non rassegnati, coloro che credono nel dinamismo possibile di questa città, coloro che non la lasciano per andare altrove, coloro che vi vogliono tornare, coloro che sono convinti che sia finito il tempo degli spettatori passivi, ma vogliono essere protagonisti di un cambiamento di mentalità e di marcia, un cambiamento che porti questa città ad essere sempre in movimento, sempre sveglia, sempre pronta a trasformarsi, ma con solide radici nella propria storia, orgogliosa della propria ferraresità”.

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