gio 6 Dic 2018 - 160 visite
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Reddito di cittadinanza, terapia senza diagnosi

Ogni tanto mi capita di desiderare di dialogare con i membri di questo governo, in particolare – dato il ruolo e i ministeri che ricopre – con il ministro Di Maio per “ragionare” sulle politiche e sulle strategie di sviluppo economico che il governo sta impostando nella legge di bilancio in discussione o meglio in proclamazione da diverso tempo e ancora in fase di definizione.

Dicevo soprattutto con Di Maio per capire se effettivamente ha a cuore le sorti del paese e dei – tanti, indubbiamente – poveri che dichiara di rappresentare e portare a dignità di cittadinanza.

Ebbene, farei presente al ministro che non si è capito con chiarezza quali politiche e quali modelli voglia raggiungere al di là dello sbandieramento del ritornello del “reddito di cittadinanza” per includere queste tante persone, giovani, famiglie, donne nel ciclo della vita attiva.

Segnalerei al pluriministro che, al pari di una diagnosi medica, tanto più è precisa e circonstanziata, la valutazione dello stato di patologia tanto più è possibile intervenire con terapie significative e mirate al problema specifico. E’ evidente anche a lui – penso – che, ad esempio, un farmaco vasodilatatore non è idoneo per curare il raffreddore.

Ebbene a proposito del reddito di cittadinanza più e più volte abbiamo sentito dire che in Italia ci sono circa 5 milioni di persone che vuole portare fuori dall’area della povertà e ricondurre ad una vita dignitosa, di piena cittadinanza. Il principio è ampiamente condivisibile e il ministro ha tutta la mia approvazione. Come realizzare l’obiettivo? Offrendo un reddito fino a tre proposte di lavoro attraverso i Centri per l’Impiego, dice Di Maio. E qui, ministro, mi consenta, vado in confusione, non capisco. Non mi tornano i conti e temo che stia usando il vasodilatatore per curare il raffreddore.

Io farei presente al pluriministro che se davvero volesse aiutare quelle persone, giovani, donne, anziani e famiglie, ad uscire dalla condizione di povertà dovrebbe concentrare gli sforzi e le risorse economiche a mettere in atto delle politiche sociali di piena cittadinanza, ad esempio garantire l’accesso pieno e incondizionato alla filiera educativa ovvero alla scolarizzazione di quelle persone e famiglie, garantendo da una parte la gratuità del percorso educativo/formativo e dall’altra implementando la qualità dell’offerta formativa a tutti i livelli. E ancora, garantendo l’accesso pieno e incondizionato al sistema sanitario ovvero sostenendo le spese di quelle persone e famiglie che spesso non accedono al sistema sanitario perché bisognosi di terapie e interventi costosi e continuativi, fuori dalla propria portata economica, e favorendo al contempo sul piano della sanità la dotazione e le risorse qualificate per offrire un servizio di eccellenza su tutto il territorio nazionale.

Farei inoltre presente all’arciministro che se poi volesse anche aiutare le persone nella ricerca del lavoro attraverso un sostegno al reddito fintanto che non trovano lavoro (obiettivo lodevole e che condivido senza riserve) dovrebbe incrementare l’area delle politiche attive del lavoro, che peraltro tutte le riforme del mercato del lavoro hanno previsto ma che hanno sistematicamente trascurato di portare a compimento. E allora sì, in questo caso il coinvolgimento dei Centri per l’Impiego deve essere prioritario. Ma, ancora nella logica di una idonea terapia, alle persone, giovani, donne, meno giovani e a chiunque sia fuori dal mercato del lavoro, i Centri per l’Impiego dovrebbero proporre una (non tre) offerta di lavoro prima di escluderle dal programma di sostegno.

Un’ultima piccola indicazione mi permetterei di proporre a Di Maio: tutti i soldi che rimarrebbero disponibili se spesi in questo modo invece che in un generico reddito di cittadinanza (e ne rimarrebbero), li spenda in investimenti infrastrutturali e nella ricerca tecnico-scientifica. Conviene.

Ecco questo direi al superministro Di Maio. Ma tant’è. L’incompetenza, l’ingenuità e il fanatismo ideologico portano soltanto a lastricare le strade dell’inferno.

Cosimo Copertino

Italia in Comune – Ferrara

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