mar 4 Dic 2018 - 1413 visite
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In consiglio lo scontro sul decreto sicurezza: “Legge razzista”

Per la sinistra si tratta di una legge che "sbatte persone in strada". Per il centrodestra "è in linea con Minniti" e attacca il "business" delle cooperative

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di Martin Miraglia

È il decreto sicurezza con le sue ricadute sugli enti locali a tenere banco nella discussione di lunedì del consiglio comunale, spinto da un documento presentato dal Pd che con un ordine del giorno impegna il sindaco a chiedere un tavolo di trattative tra il governo e gli enti locali “per valutare le ricadute economiche, sociali e sulla sicurezza dei territori prima della sua definitiva approvazione”.

Il decreto sicurezza, per la segretaria comunale del Pd Ilaria Baraldi che espone il documento, “definisce urgente la necessità di intervenire quando nessun dato comprova l’emergenza perché i dati sull’arrivo dei migranti sono in costante calo mentre abroga i permessi di soggiorno per questioni umanitarie creandone altri, residuali, che non specificano l’obbligatorietà dell’iscrizione al Ssn e prolungano la detenzione dello straniero da 90 a 180 giorni oltre a eliminare gli sportelli comunali per i rimpatri volontari”.

Un provvedimento quindi che “punta a smantellare le strutture non emergenziali” rendendo “prevedibile l’aumento degli irregolari sul territorio senza accesso a lavoro, assistenza sanitaria e servizi sociali aumentando la percezione dell’insicurezza sulla cittadinanza intera”.

Un ragionamento questo che viene condiviso anche da Fiorentini (SI) secondo il quale “40mila persone stanno per essere allontanate dai centri di accoglienza e dagli Sprar per essere sbattute in mezzo a una strada, le stesse che poi il ministro della paura promette di liberare dai questanti molesti”.

Per Fochi (M5S) le richieste del Pd sono “sufficientemente legittime” nel momento in cui si chiede ad esempio la proroga della convenzione tra Asp e la prefettura in attesa dei decreti attuativi, “ma nelle premesse si parla di una situazione non emergenziale. Ci sono dai 500mila ai 600mila migranti che vagano per l’Italia, e se non ritenete una situazione come questa che avete provocato voi non emergenziale non so cosa possa essere”, mentre Rendine (Gol) definisce il documento come una “contraddizione intrinseca” e “strumentale”.

Fornasini (FI) spiega che invece a lui da bambino hanno insegnato che “prima dei diritti vengono i doveri” mentre “negli anni in cui ha governato il centrosinistra è stato stravolto il principio per cui nel nostro Paese entra chi ha un diritto e rispettando la normativa vigente senza eluderla”, scivolando su toni molto duri nel corso dell’attacco che gli valgono un attacco di Deanna Marescotti (Psi) che tenta di rispondere per fatto personale dopo le accuse “a chiare lettere di collusione con gli scafisti dei firmatari dell’odg” e alla negazione del diritto di parola annuncia querela.

“Ricordo le parole di Minniti, e questo provvedimento è in linea con il governo precedente”, ribatte Alessandro Balboni di Fratelli d’Italia secondo il quale “non ci si può vantare di ridurre i migranti a livello nazionale e poi parlare a livello locale come la Marescotti. Bisogna evitare la schizofrenia politica” e “non si può portare dibattito a cattivi contro buoni, perché se lo si fosse evitato non avrei avuto problemi a votare questo documento, ma se nelle premesse si dice che non c’è una situazione emergenziale io ho una visione diversa. Non c’è chi ama e chi odia le persone: io non odio nessuno, e forse è più rispettoso chi dice ‘non potete entrare tutti’ di chi dice ‘entrate tutti ma a Capalbio no‘”.

Alberto Bova di Ferrara Concreta invece, prevedendo l’incostituzionalità di una legge che “non prevede nemmeno l’innocenza fino alla fine dei tre gradi di giudizio” e criticando Mattarella per averla firmata, fa sapere che difenderà gratuitamente il primo immigrato che ne sarà vessato “solo per fare la questione di legittimità” anche se “la strada per arrivare all’abrogazione di questa legge razzista sarà il referendum“.

In ultimo, prima del voto che a maggioranza approverà il testo dell’odg col favore dei gruppi firmatari del documento e la contrarietà della minoranza fatta eccezione per l’astensione dei tre consiglieri del Movimento 5 Stelle, sono l’assessore Chiara Sapigni e il sindaco Tiziano Tagliani a fare la quadra di dati e politica sul tema.

“Le piccole accoglienze hanno generato occasioni positive perché essendo piccole e integrate hanno permesso una vera integrazione e senza business, perché questa gestione di Asp fatta con la prefettura di Ferrara e coinvolgendo un’altra quindicina di associazioni ha restituito fondi al ministero, fondi che servono per la lingua, per i problemi legali sulla richiesta di asilo e per l’integrazione in generale” spiega Sapigni prima di dare i numeri dell’accoglienza sul territorio.

“Il 60% delle persone nei Cas al momento ha fatto richiesta di asilo e un altro 15% sta aspettando la commissione. L’ultimo 25% ha ricevuto un diniego e sta facendo ricorso”, dice, mentre per quanto riguarda lo Sprar “che ha accolto i richiedenti asilo più vulnerabili”, “a Ferrara abbiamo 69 persone: 6 sono rifugiati o hanno una protezione sussidiaria, altri 31 hanno la protezione umanitaria. 18 persone hanno avuto il diniego e 14 sono in attesa della commissione”.

“Il governo dopo una prima fase di confronto con gli altri partner europei oggi decide di non firmare a Marrakech il Global Compact. Vuol dire che ci tiriamo fuori dall’unico luogo internazionale dove si scrivono le regole per l’immigrazione, l’unico luogo dove si può far passare una normativa sovranazionale che consenta a tutti i Paesi di farsi carico delle problematiche dell’immigrazione”, è invece l’attacco di Tagliani.

“È una cosa che ci consegna una situazione non chiarita ma noi ci chiamiamo fuori mentre siamo un porto naturale diretto insieme alla Grecia e alla Spagna. Ho un problema di fondo a capire cosa vuole questo governo, poi prendo atto che il ministro Salvini invia una lettera ai giornali in cui interpella me. Se a migliaia di persone chiudiamo il canale di contatto istituzionale per sapere come si chiamano, dove trascorrono la mattinata e cosa fanno sapete qual è la fine di questo discorso? – e la chiosa di Tagliani -. Che li troveremo dove non vorremmo trovarceli. E in questo decreto non c’è nulla per gli enti locali”.

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