lun 19 Nov 2018 - 2298 visite
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Spunta una lettera di Perego: “Pochi preti, stop alle messe in alcune parrocchie”

Una pubblicazione religiosa scova un testo in cui il vescovo spiega che i parroci non sono più sufficienti a garantire tutte le funzioni domenicali. "Mossa in discussione da 10 anni, siamo diventati terra di missione", spiegano fonti vicine alla Chiesa

Il vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego mentre celebra una funzione / Archivio

di Martin Miraglia

“Da anni stiamo assistendo alla continua diminuzione di vocazioni e, conseguentemente, di presbiteri che possano presiedere l’Eucaristia. Si è cercato di fare fronte a questa oggettiva difficoltà cercando di rivedere il numero di Messe celebrate in ogni chiesa per assicurare a tutte le comunità almeno una Messa festiva. Vediamo che, purtroppo, questa strada non è più sufficiente. Siamo chiamati, quindi, ad operare nuove scelte che permettano ai fedeli di radunarsi alla domenica per lodare il Signore, ascoltare la sua Parola di salvezza e dare la possibilità di accostarsi alla Comunione”.

Sarebbe questo, secondo quanto anticipato dall’edizione online del periodico cattolico ‘La nuova bussola quotidiana, un estratto della lettera che il vescovo della diocesi di Ferrara Gian Carlo Perego ha inviato, dopo la firma dello scorso 28 giugno, ai sacerdoti della diocesi dopo il visto dell’ufficio liturgico diocesano. Nella lettera quindi, per farla breve, si annuncia che a causa della scarsità di sacerdoti non sarà più possibile garantire in ogni chiesa la funzione domenicale: una scelta questa in accordo con il diritto canonico che apre ad altre liturgie — “se per la mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n’è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro” — le quali, viene specificato nella lettera, “non intendono sostituire o intaccare la centralità dell’Eucaristia, il primo giorno in cui Cristo Signore è risorto”.

La decisione, presa comunque di concerto con gli altri vescovi della conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, lascia comunque molto perplessi gli osservatori della ‘Nuova bussola’ — che, per un caso abbastanza curioso fu ‘tenuta a battesimo’ dall’ex vescovo di Ferrara Luigi Negri che scrisse un editoriale per il primo numero della pubblicazione nel 2012, ndr — i quali schernano Ferrara come ‘provincia d’Amazzonia’: “Visto l’approssimarsi del Sinodo sull’Amazzonia, pensavamo si trattasse di una presa di posizione del vescovo della diocesi brasiliana di Manaus. Poveracci: una media di più di 500 km quadrati e quasi diecimila battezzati per sacerdote. O magari della diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk, zona Siberia: oltre 52.000 km quadrati e 13.000 anime per sacerdote! (…) E invece no. Stiamo parlando dell’ “esotica” diocesi di Ferrara e della decisione del suo Vescovo”, si legge nell’articolo a firma di Luisella Scrosati che poi dà anche i numeri della diocesi: 169 parrocchie per 167 sacerdoti, “dati suscettibili di correzione, ma praticamente una parrocchia a testa”.

Le critiche della pubblicazione cristiana lasciano però scettici le persone vicine al mondo della Chiesa di Ferrara. “Del fatto che a causa del calo vocazionale si arriverà al punto di non garantire la messa domenicale in tutte le parrocchie se ne parla da dieci anni almeno, soprattutto nei paesini come Caprile, che è a un chilometro dalla chiesa di Pontelangorino. Si sta parlando di avere una messa per ogni chiesa che serve anche solo seicento abitanti”, spiegano alcune fonti che hanno chiesto di non essere identificate che poi rilanciano: “La nuova bussola quotidiana sta facendo un’azione di politica all’interno della Chiesa con la quale secondo lei è possibile che ci sia un prete per ogni parrocchia. Non è così, non si può comparare la parrocchia della Sacra Famiglia, che ha 30mila residenti, con quella ad esempio di Caprile. Chi scrive a volte non ha ben presente la vita sul campo del parroco. Questo poi già avviene: ad Italba per esempio già non si fa più messa la domenica ma solo quella feriale. È un dato di fatto, non siamo più il centro della cristianità ma una terra di missione, sono messi molto meglio in America Latina. La prima volta che sentii parlare di questa possibilità il vescovo in carica era Rabitti”.

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