Mer 7 Nov 2018 - 3022 visite
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Spal. Gioco sotto accusa: torniamo al ‘metodo Mazza’

Il commento. Una provocazione: niente tiki taka e multa per chi passa la palla in laterale

di Arnaldo Ninfali

Dopo la netta sconfitta contro la Lazio, il gioco della Spal è sotto accusa, e con esso anche Leonardo Semplici e le sue scelte tecniche. Da una parte c’è chi lo mette apertamente in discussione, dall’altra chi considera intoccabile la sua panchina, sia per ragioni di riconoscenza sia per i meriti che si è guadagnato sul campo.

La controversia, naturalmente, imperversa sui social, a volte aspra e poco civile, rischiando di nuocere alla tranquillità dell’ambiente e ai futuri sviluppi dell’attuale momento biancazzurro. Per questo sarebbe il caso di sospenderla e spostare la discussione sul gioco spallino: ma con umiltà, sapendo di contare come le migliaia di tecnici da bar dello sport che sostengono di capire di calcio.

La squadra di Semplici quest’anno mostra una certa scioltezza nel palleggio e un po’ più di possesso palla rispetto all’anno scorso. A centrocampo spiccano piedi buoni, in grado di lanciare con efficacia le punte.

Solo che queste ultime sembrano dimenticarsi quale sia il loro compito e spesso si limitano a partecipare al palleggio con retropassaggi che, dalla trequarti in area avversaria, chiamano in causa persino il loro portiere. Accade così che nei novanta minuti i tiri in porta scarseggino e si assista ad uno sterile possesso palla che non crea occasioni da gol.

Secondo Gianfranco Bozzao, molte squadre si illudono oggi di poter replicare il tiki taka del Barcellona. Ma non tutti – aggiunge – hanno là davanti due punte come Messi e Fabregas che, oltre a partecipare alla manovra, sanno anche partire in verticale in piena area e presentarsi a tu per tu col portiere. I blau-grana sanno difendersi mantenendo il possesso palla, ma, quando è il momento, sanno anche far male.

Ora, senza pretendere che la Spal voglia imitare il Barcellona, l’abilità degli attaccanti di incunearsi verso la porta avversaria dovrebbe comunque essere perfezionata. Si pensi che Mazza multava il giocatore che passava la palla in laterale o il difensore che varcava la metà campo. Quasi quasi – si potrebbe proporre in tono provocatorio – sarebbe il caso di ripristinare quella sana abitudine nei confronti degli attaccanti che eccedono nei retropassaggi.

L’attaccante dovrebbe affinare la tecnica del dribbling e renderla in partita un’arma micidiale; senza tuttavia sottrarsi all’eventuale uno-due che un compagno gli proponesse per aprirsi, a sua volta, la via del gol.

Può accadere infatti che in area l’attaccante sia un po’ individualista e preferisca tentare la conclusione personale piuttosto che servire un compagno meglio piazzato. In questi casi, nello spogliatoio, mister Semplici dovrebbe farsi sentire e far capire al “reo” che deve prevalere il bene collettivo alla soddisfazione individuale.

Nelle interviste il mister parla spesso della necessità di fare tesoro degli insuccessi per migliorarsi continuamente. Ha ragione: così al bar dello sport si prendono sul serio le sue parole e si elabora qualche idea su come realizzare il miglioramento auspicato. Pressappoco come si è fatto in questa sede, senza alcuna pretesa di contare qualcosa.

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