lun 29 Ott 2018 - 310 visite
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“La produzione di anguilla non è una fiction”

Il duro punto di vista della Consulta San Camillo. "A Comacchio un festival culturale avrebbe più senso di una sagra"

Figuranti in Sagra con il sindaco Marco Fabbri, 2015

di Giuseppe Malatesta

Comacchio. “La produzione di anguilla è questione primaria, non è una fiction, e attualmente Comacchio può tutt’al più ospitare un festival culturale dell’anguilla, non certo una sagra”. È piuttosto dura l’analisi della Consulta Popolare San Camillo, che, dopo anni in prima linea per la salvaguardia del nosocomio locale, ha ritenuto recentemente di approfondire le tematiche connesse all’economia ittica locale.

Dopo una serie di incontri preparatori curati dal tecnico ittiologo e biochimico Fernando Gelli, il gruppo ha partecipato con interesse al convegno internazionale sulla pesca tradizionale e conservazione dell’anguilla organizzato a Comacchio lo scorso 13 ottobre, maturando la convinzione che “il tentativo apprezzabile di  valorizzazione turistica del tradizionale ambiente vallivo non deve farci dimenticare che esistono aspetti secondari che rischiano di sovrastare la questione primaria, ossia la produzione di anguilla”.

Il riferimento è alle problematiche connesse allo stato dei canali adduttori, ostruiti e quindi difficili da risalire per il novellame di anguilla, che proprio nelle acque interne arriva a maturazione prima di migrare nuovamente verso il Mar dei Sargassi. Una situazione generale che riguarda gran parte dei fiumi e torrenti europei – ostruiti da briglie, sostegni, centrali idroelettriche e popolati da nuove specie predatrici – ma che non dovrebbe, secondo la Consulta, riguardare un territorio che si propone come patria dell’anguilla europea. A titolo di esempio locale, il gruppo documenta le condizioni del canale adduttore vallivo Gobbino, quasi completamente interrato e ancora più compromesso in tempi di burrasche marine.

Da sinistra: laterizi in Riserva Naturale Volano, rifiuti abbandonati sulla punta dello Scanno di Volano, vista della foce del Canale Gobbino

“Tutte le aree Mab Unesco intervenute al convegno hanno presentato esperienze di itticoltura: tutte tranne Comacchio, che ha presentato i risultati di studi scientifici non tanto sulla pesca valliva quanto sulla conservazione della specie “anguilla anguilla”. Non sono mancate certe immagini di figuranti in abiti d’epoca con le anguille vive in mano, che hanno più il sapore della fiction che non della realtà pur se interpretata in senso storico”.

“Il tema della fiction si ripropone quando si esaminano sul campo le cosiddette aree Mab Unesco centrali (core) del territorio: sulla carta quel territorio sembra un ambiente oltremodo protetto, ma nella realtà le cose cambiano. Ne è un esempio – denuncia la Consulta – lo stato del cosiddetto scanno di Comacchio al Lido di Volano, in piena area Mab. A volte, lasciandosi prendere dallo sconforto, viene quasi naturale considerarlo un immondezzaio. Da mesi stiamo monitorando la situazione e abbiamo ammassato insieme ai volontari molti rifiuti e laterizi dispersi mettendoli in sicurezza. Il lavoro è immane, le istituzioni sono state interessate ma niente si muove concretamente”.

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