gio 11 Ott 2018 - 131 visite
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La fotografia come riabilitazione nei disturbi alimentari

Inaugurazione della mostra venerdì in via Vignatagliata 18

Venerdì 12 ottobre alle ore 17, via Vignatagliata 18, si terrà l’inaugurazione della mostra “Comunicare la libertà, la fotografia e il collage analogici come supporto alla cura dei disturbi del comportamento alimentare”, realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara (Dario Scodeller e Davide Turrini) e il Centro Universitario Interaziendale per i Disturbi del Comportamento Alimentare, diretto da Stefano Caracciolo, nel Dipartimento di Salute Mentale della Azienda Usl di Ferrara.

In Italia, si stima che i disturbi del comportamento alimentare (Istat 2016) coinvolgano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne e il 4,1% uomini, le diagnosi più frequenti sono Anoressia Nervosa (1,4-2,8 %) e Bulimia Nervosa (5%).

Il progetto, nato da una intuizione di Lucia Scanelli, e sviluppato nella sua tesi di laurea all’interno nel Corso di Studio in Design Unife, nasce dalla curiosità di sperimentare nuove forme di comunicazione attraverso l’uso della fotografia e del collage analogici, che possano facilitare l’espressione di stati interni. L’attività artistica infatti – spiegano gli organizzatori – può svolgere un ruolo importante in un progetto riabilitativo ed è uno strumento importante per agevolare il superamento della malattia, in quanto aiuta il rafforzamento dell’autostima, aiuta ad esplorare le emozioni, ad esprimere se stessi, a comunicare le proprie necessità e sentimenti e a gestire le dipendenze. Per questo progetto è stata utilizzata una macchina fotografica analogica e si è deciso di non definire alcun tema da proporre alle ragazze e ai ragazzi in cura presso il centro e ha previsto il loro coinvolgimento in tutti i processi che implicano l’utilizzo del rullino fotografico (scatto, sviluppo e stampa in camera oscura). Nei disturbi alimentari e specialmente nell’anoressia nervosa il paziente va incontro a meccanismi regressivi, per questo si è ritenuta adeguata la camera oscura, che viene percepita come un grembo materno, nel quale nasce la fotografia vera e propria. Inoltre, la fotografia analogica prevede una maggiore attenzione allo scatto, che porta a una riflessione più profonda su di sè, nel nostro caso utile a comprendere gli sviluppi della malattia nel corso dei mesi e a ‘liberare’ dai sintomi e dalle disabilità della malattia.

Sulla base degli scatti selezionati e poi sviluppati e stampati, tutti in bianco e nero, i partecipanti hanno composto foto-collage, di cui è stata allestita l’esposizione che rimarrà aperta  fino al 19 ottobre, dal lunedì al venerdì, dalle 17 alle 20, sabato e domenica 11- 12:30 e  17 20.

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