sab 15 Set 2018 - 1221 visite
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Taser e Aldrovandi. Lettera aperta al questore di Reggio

Caro Questore,

Relativamente alle sue dichiarazioni circa l’omicidio di Federico Aldrovandi commesso in Ferrara il 25 settembre del 2005 i cui colpevoli (4 agenti della Polizia di Stato) sono stati condannati tutti con sentenza passata in giudicato, mi preme sottolineare quanto segue:

  1. Federico è morto perché ha trovato sulla sua strada 4 agenti della Polizia di Stato definiti “schegge impazzite” dalla Procura Generale
  2. Federico è morto perché picchiato per 32 minuti consecutivi
  3. Federico è morto perché ha subito 52 lesioni di cui una con distacco dello scroto, l’ultima, fatale, al cuore , per la compressione contro la pavimentazione stradale della gabbia toracica.
  4. Federico non era in stato di alterazione come falsamente si è provato più volto a dimostrare
  5. Federico chiedeva aiuto, ma l’ambulanza viene chiamata quando era già morto.
  6. Federico non stava commettendo alcun reato: se ne stava tornando a casa sua, per i fatti suoi.
  7. Federico è morto perché gli agenti, anche, non hanno usato il defibrillatore pure presente su una delle volanti.
  8. Semmai sarebbe stato utile che i colleghi della seconda pattuglia intervenuta, laddove dotati di Taser,  lo avessero usato contro gli altri due poliziotti: allora sì, Federico sarebbe ancora vivo.

A ridosso dell’anniversario dell’omicidio del nostro amico, trovo di cattivo gusto la sua sortita perché le sue parole sono sale sulle nostre ferite, su quelle della famiglia e (a mio giudizio) anche del compianto Prefetto Manganelli, onorato di averlo portato a bussare alla porta della Famiglia Aldrovandi e a chiedere scusa a nome della Polizia di Stato e generano profonda amarezza.

Che lei sia d’accordo sul Taser e desiderare che tutta la Polizia di Stato ne sia dotata, è un suo legittimo diritto.

Ma, la imploro, lasci stare Federico che è stato ucciso a prescindere dal metodo e dai mezzi: calci, botte, manganellate, trascinamento sull’asfalto…

Al capitolo 3 del Libro dell’Ecclesiaste (Qoelet) al versetto 7 è riportata un massima preziosa in molti casi. Essa recita: “c’è un tempo per tacere ed un tempo per parlare”.

Prima di parlare, quantomeno, per favore legga le carte processuali.

Con ossequio.

Mauro Corradini

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