lun 3 Set 2018 - 73 visite
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Peterloo, un capolavoro in concorso tra Storia ed Estetica

La Storia, quella dei diritti dell’Uomo, della Democrazia, della Libertà, del Sociale a tutto tondo è il tema dell’ultimo capolavoro di Mike Leigh, classe 1943, sceneggiatore, regista britannico e grande autore e studioso di civiltà, non solo la sua.

Peterloo è davvero un bellissimo film, anche se di notevole durata – ma quest’anno a Venezia molti dei film in concorso ‘debordano’ non poco, molti lunghi almeno 2 ore; il testo visivo scorre in maniera affascinante, leggera, carpendo, ad un tempo, l’attenzione completa dello spettatore.

La vicenda è un pezzo della più sanguinosa storia della libertà della ‘perfida Albione’ – come viene definita, anche contestualmente al plot del film, l’Inghilterra.

E’ un ritratto epico degli eventi successi a Peterloo, quando nel 1819, un pacifico raduno pro democrazia riunitosi presso St. Peter’s Fields a Manchester si trasformò in uno degli episodi più repressivi e finiti in un bagno di sangue più tristemente noti della storia britannica.

Ma quanto accadde rappresenta un momento fondamentale nella definizione della sua democrazia, giocando anche un ruolo essenziale nella fondazione del quotidiano The Guardian.

Fu proprio, infatti, grazie ai quotidiani di allora – i media tra i primi a nascere nella storia della comunicazione – che il tutto venne reso noto e denunciato alla Nazione.

Film storico, dunque – in esso si scorgono i già post-effetti sociali della Rivoluzione Industriale – ed, indubbiamente, uno dei più godibili di Leigh dal punto di vista estetico: stupende le inquadrature, elaborate col fotografo ed il montatore, D. Pope (presente pure in conferenza stampa col regista), una per una, vere opere d’arte nell’opera d’arte, con citazioni pittoriche tra George de la Tour e Whistler.

Ma il suo precedente Turner, la pellicola sul grande pittore inglese di qualche anno fa, protagonista un immenso Timothy Spall, era, naturalmente, sulla stessa falsariga.

Ho fatto questo film senza alcun motivo – ha asserito ironicamente il regista – ma son ben conscio che in esso ci son descritte le nostre radici, la nostra storia, parla proprio di noi, tutti, anche oggi che abbiam ancora problemi analoghi ad allora: il messaggio, nelle migliori intenzioni, vuole essere sicuramente universale (…)”.

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