dom 2 Set 2018 - 74 visite
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A Venezia il western noir dei Fratelli Joel e Coen

La premiata ditta dei Fratelli Joel ed Ethan Coen ha colpito ancora. L’ultimo film loro, appena presentato alla 75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in concorso, è uno dei migliori in lizza per il Leone d’oro.

E’ una vera traslazione dal libro al film: il loro immaginario infantile insieme con i racconti che leggevano da piccoli ed il loro amore per l’epopea del vecchio West – attacchi di autoctoni ed indiani e cariche alle carovane dei pellegrini che si spostavano di stato in stato compresi – son qui rivisitati in chiave ironicamente noir e truculenta, la cifra stilistica che li contraddistingue da sempre.

L’umorismo al nero la fa da padrone per un film ad episodi interpretato da attori magistrali quali Tom Waits, Liam Neeson, James Franco, per non citarne che alcuni, girato nei superbi paesaggi del Nebraska, del Canada, del New Mexico.

Stavolta mancano i due attori feticci, George Clooney e la moglie di Joel, la splendida e sempre carica Frances McDormand, femminista di rango, come è noto, ma nei titoli di coda si scorge il nome di Pedro McDormand Coen, il loro figlio adottivo.

Un film davvero splendido, adattato per la Netflix e come testo a se stante e come serie episodica da trasmettere in tv – un po’ quello che è successo al loro vecchio capolavoro FARGO.

Ma è stata una loro volontà, il lavoro ‘in doppio’.

Avevamo tanto ammirato i vostri film italiani di tanti anni fa come BOCCACCIO 70, ‘fatto’ a più mani con episodi di Visconti, Monicelli, De Sica e Fellini, del 1962. Abbiam voluto riprendere il genere per reintrodurlo”.

Ed ad una nostra domanda (N.d.R.) se nel film ci fossero state – volutamente citazioni dai western cosiddetti ‘alternativi’ degli anni Settanta, come Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Sidney Pollack o Butch Cassidy di George Roy Hill – han candidamente risposto che il loro retroterra culturale e cinematografico in merito parte proprio da lì.

Sia Joel che Ethan han affermato – rispondendo alla domanda – che le ‘citazioni’ ci son state quasi a livello inconscio.

La sceneggiatura l’abbiam scritta nel giro di 25 anni: prima un episodio, poi un altro, ma non sapevamo neppure dove andassimo a parare, finché, mettendoli assieme, ne è scaturito un film”.

Non manca un riferimento, in uno degli episodi ai libri per l’infanzia di Jack London, mentre le musiche, accuratissime, tratte anche da antiche ballate del West son curate, storicamente e filologicamente, come sempre in maniera magistrale, dalla bacchetta di Carter Burwell.

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