ven 17 Ago 2018 - 1888 visite
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Perego: “Spalanchiamo i porti per non abbandonare i nostri fratelli e sorelle” 

Il monito dell'arcivescovo: "Non facciamoci distrarre da interessi politici per un'illusoria sicurezza"

“Paolo, che parla nel grande porto di Corinto, ci ricorda che l’Assunta è sinonimo di risurrezione, di vita, di pace. Chi ha fede in Gesù e si affida a Lui risorgerà, la sua vita avrà una fine nell’abbraccio con il Padre. Se queste parole dal porto di Corinto arrivassero nei nostri porti, dove morte e vita si affrontano, chiuderemmo o spalancheremmo i nostri porti?”.

E ancora: “Se per ogni persona il destino è la risurrezione e la vita, come credenti potremmo accettare di abbandonare alla morte tanti nostri fratelli e sorelle? Il porto non è il luogo da cui guardare la città, ma è il luogo da cui si guarda il mare e chi arriva dal mare”.

È una riflessione profonda sui viaggi della speranza, via terra e via mare, quella che l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego affida ai fedeli nell’omelia della messa dell’Assunta, celebrata mercoledì 15 agosto presso l’abbazia di Pomposa, il cui ciclo di affreschi “ci aiuta a contemplare questo mistero mariano, posto al centro dell’estate per regalarci un tempo maggiore per la preghiera e l’ascolto della Parola e arricchire così le ragioni di una fede spesso messa alla prova dalle molte, troppe parole che confondono, illudono, disorientano”.

Con l’invito a non perdere il “valore della preghiera e della contemplazione, dell’umiltà e della carità”, in un momento in cui “troppe volte la nostra fede si stacca dalla vita e non sa giudicare gli eventi, i drammi delle persone di oggi, con gli occhi della fede, ma rischia di guardare con gli occhi dell’egoismo, dell’interesse personale, della paura”, il monsignore traccia secondo le sacre scritture il percorso dei migranti nel deserto nell’Apocalisse come “il luogo per fuggire dal male, grazie alla protezione di Dio”.

“Oggi, purtroppo, siamo abituati a vedere e a denunciare immagini di un deserto, tappa di un cammino, di una fuga dalla morte da parte di donne e uomini, che diventa luogo della tratta degli esseri umani, della violenza e degli stupri: non rifugio, ma tomba – commenta l’arcivescovo -. E purtroppo rischiamo di non vedere questo deserto, di essere distratti da interessi che la politica orienta altrove: sulla propria, illusoria sicurezza, sul proprio egoismo, sulla propria nazione, sulla propria città. Il deserto oggi non è luogo di protezione, ma di offesa, di disprezzo. Il deserto è il luogo dove vorremmo che altri si fermassero. Per la donna dell’Apocalisse, invece, il deserto è il luogo per fuggire dal male, per salvare la vita propria e di suo figlio: è il luogo della salvezza”.

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