mer 15 Ago 2018 - 7041 visite
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West Nile, nuovo caso a Ferrara. Chiamata in causa la Regione

Quattro ricoverati con la febbre del Nilo a Cona. Facci (Mns): "Condizione endemica, servono nuovi piani di prevenzione" 

Sale a 7 il numero di persone contagiate dal virus West Nile nel Ferrarese dall’inizio dell’estate: tre di queste non ce l’hanno fatta mentre le altre quattro si trovano tuttora ricoverate all’ospedale di Cona in condizioni stazionarie.

L’ultimo caso si è registrato nei giorni scorsi quando a un paziente anziano, già ricoverato al Sant’Anna per altre patologie, è stata diagnosticata la febbre del Nilo ed è stato quindi trasferito al reparto di malattie infettive.

Un trend in netto aumento rispetto all’anno scorso che preoccupa anche la Regione: dallo scorso giugno a oggi in Emilia-Romagna ci sono stati 25 casi di infezione, di cui 12 nell’area metropolitana di Bologna e tre decessi nel giro di poco più di un mese a Ferrara.

A intervenire sul progressivo aumento della diffusione della febbre West Nile è Michele Facci, consigliere regionale del Gruppo Misto-Mns (Movimento Nazionale per la Sovranità) che chiede alla giunta “quali siano le misure di prevenzione e di contrasto che l’amministrazione regionale intende adottare” e se è già allo studio “un piano straordinario di abbattimento dei volatili, ritenuti tra i principali portatori del virus, ovvero delle zanzare del genere Culex che ne costituiscono il vettore finale”.

Il sistema regionale di sorveglianza dell’Emilia-Romagna, riporta Facci nell’interrogazione, avrebbe confermato la sussistenza dei presupposti per una condizione endemica nei territori tra Ferrara e Rovigo, dovuta alla diffusa circolazione del virus mentre secondo il reparto di infettivologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Ferrara, la massiccia presenza di corvi e gazze lungo l’argine del Po dovrebbe suggerire l’introduzione di forti forme di contrasto al fenomeno, come nuove vaccinazioni per l’uomo, ed efficaci piani di controllo dei volatili.

Il consigliere regionale invita l’esecutivo a prendere posizione domandando se “non ritenga necessaria la previsione di nuove forme di profilassi per l’uomo, da condividere con i competenti dipartimenti sanitari e con l’Istituto superiore di sanità”.

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