dom 12 Ago 2018 - 3514 visite
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“Perché la Lega non vincerà a Ferrara”

Mario Zamorani e Nicola Lodi

Si dice: alle comunali 2019 a Ferrara forse vince la Lega. Ma io credo lo si possa escludere.

Qui la Lega è governata da Nicola Lodi, più conosciuto con il buffo nomignolo di Naomo, e da un gruppo che gli somiglia. A costoro sfugge del tutto la dimensione della complessità e democrazia è complessità, in assenza della quale si cade in una dimensione infantile.

In assenza di questo aspetto non è possibile acquisire la credibilità necessaria per avere un mandato popolare per il governo della città: oggi tutti, ma davvero tutti, se informati, sanno che dinamiche complesse non possono essere governate da chi riduce ogni aspetto della convivenza a semplificazioni estreme, in ultima analisi ottuse. In particolare in una dimensione cittadina.

La Lega qui sa solo denunciare la criminalità attribuibile ai migranti. Ma chi si farebbe operare da un chirurgo che avesse letto solo un libro di medicina? Chi farebbe costruire un ponte a chi conoscesse solo un aspetto dei calcoli ingegneristici necessari per questo scopo? Nessuno se sano di mente o comunque ragionevole. Ebbene costoro sembrano conoscere, si fa per dire, solo un libro: quello che riporta l’infinita serie di tweet di Salvini. Che non è solo il loro leader nazionale, ma anche e soprattutto, in quanto ministro dell’Interno, il responsabile della sicurezza anche a Ferrara. Non è Tagliani, è Salvini. Sarebbe come dire, a decifrare la loro propaganda al contrario, che a Tagliani va il merito per la diminuzione degli sbarchi. Le persone saranno anche stufe o arrabbiate per mille motivi, ma non sono cretine.

Non sto dicendo che a Ferrara non esista un problema sicurezza o che la sicurezza non sia un diritto fondamentale dei cittadini. E pure non nego l’evidenza, ad esempio, che qui avvengano risse pericolosissime, anche a colpi di machete. E anche non intendo negare che nella convivenza fra ferraresi e migranti l’amministrazione avrebbe potuto fare di più, all’interno delle proprie competenze.

Ad esempio mesi fa proponemmo la diffusione in migliaia di copie di un questionario per ascoltare le opinioni e proposte di quanti vivono nelle zone a più alto rischio sicurezza ma l’amministrazione disse di no. Avremmo potuto acquisire un campione significativo del sentire diffuso; certificato e non attribuibile all’opinione di pochi; sarebbe stato un buon punto di partenza per agire: «conoscere per deliberare» resta un fondamento.

Ancora: se fossi sindaco avvierei una mappatura, strada per strada, condominio per condominio, caseggiato per caseggiato dei problemi esistenti nella «zona calda», per conoscere la natura della microconflittualità quotidiana fra ferraresi e migranti, a partire da un dato: in questa microconflittualità – qui non sto parlando dei problemi di ordine pubblico – i ferraresi per lo più sono il soggetto più debole, non dobbiamo nascondercelo. E questo lo dice chi da sempre opera per garantire i diritti fondamentali dei migranti, e anche lo fa in questi giorni raccogliendo firme per il progetto Welcoming Europe. Dopo una prima mappatura invierei mediatori culturali ovunque si registrino conflitti evidenti. E forse, chissà, si può ancora fare.

Ancora una considerazione. Nei mesi scorsi abbiamo assistito in Europa a stragi e violenze inaudite ad opera dell’Isis. Talvolta in forma diretta, sempre in forma indiretta, politica, queste violenze bestiali andavano a colpire immigrati e migranti. Molti dissero: ma perché anche loro non protestano? In effetti ci furono numerose manifestazioni di protesta contro l’Isis da parte loro; solo che non tutti lo vennero a sapere in quanto i media non ne parlarono con la stessa intensità rispetto alle stragi. Ma a Ferrara perché stranieri e migranti non organizzano una grande manifestazione contro l’illegalità nella nostra città? contro quelle violenze di pochi che ricadono in termini politici, anche in virtù dei tweet di Salvini, ministro xenofobo, proprio contro di loro?

Mario Zamorani, presidente di Radicali Ferrara

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