sab 11 Ago 2018 - 703 visite
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Eccidi della Certosa, Maisto: “Un Paese che dimentica non merita la libertà”

Il vicesindaco commemora i nove uomini "vittime, per le loro idee, di una rappresaglia fatta da italiani"

di Simone Pesci

Tersilio Destino Sivieri, Guido Droghetti, Amleto Piccoli, Gaetano Bini, Romeo Bighi, Renato Squarzanti, Guido Fillini, Donato Cazzato e Mario Zanella. Vengono letti uno per uno, lentamente, i nomi dei nove uomini uccisi per mano dei fascisti fra l’11 e il 20 agosto 1944 alla Certosa, in quella che è una delle pagine più nere della storia ferrarese.

A 74 anni di distanza autorità civili e militari si sono riunite al cippo della Certosa, per commemorare le vittime affinché episodi come quello diventino un monito. Una cerimonia che è molto più di una semplice deposizione della corona.

Come ha esordito il vicesindaco Massimo Maisto, infatti, rendere omaggio “è fondamentale, perché un Paese che si dimentica di chi è morto per il benessere dello stesso rischia di non capire e di non meritare la propria libertà”. Oggi, ha aggiunto Maisto, in Italia vive “la quarta generazione che non ha conosciuto la guerra, se non marginalmente. Non è mai successo, e in gran parte del mondo non succede: tutti veniamo ad apprendere la terribile notizia della strage di ragazzini in Yemen”

Lo sguardo del vicesindaco si è poi soffermato sul presente: “Siamo una nazione nella quale possiamo esprimere idee, valori e passioni. Crediamo anche di essere coraggiosi dietro una tastiera, insultandoci sui social network e pensando che la democrazia sia questo. Il vero democratico, invece, tutela le minoranze e chi la pensa diversamente, e combatte per le proprie idee”.

Tornando agli eccidi del 1944 Maisto chiede di non dimenticare perché “quelle persone erano gran parte operai della futura Montedison, e per le loro idee sono state vittime di una rappresaglia fatta da italiani. E’ giusto ricordare e rendere omaggio anche a quelli che non sono caduti, ma hanno avuto il coraggio e la forza di ricostruire l’Italia dopo la guerra”.

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