gio 9 Ago 2018 - 579 visite
Stampa

La legalità a Ferrara

Amo Ferrara.

Nelle mie vene scorre una parte di sangue ferrarese, quella della mia nonna paterna che lasciò Vicolo del Lioncorno nel 1902, per andare a Bologna dove conobbe “Cesare Coradini” (il certificato di matrimonio del Comune di Bologna, così recita): probabilmente quale l’Ufficiale di Anagrafe chiese il nome a mio nonno, rispose “Coradini” per via di quella doppia “r” che ai romani proprio non va giù…

Per decenni, ogni volta che passavo davanti al casello autostradale di Ferrara durante i miei viaggi di lavoro, mi dicevo sempre che avrei dovuto fermarmi prima o poi: sapevo che nonna Teresa (in realtà Angela,  così nacque: ringrazio ora, pubblicamente Patrizia Moretti, che molti fa mi aiutò a ricostruire una parte della storia della mia famiglia che non conoscevo).

Poi appunto, l’occasione venne. E mi prese il cuore. Come a decine di migliaia di altri.

I detrattori degli Aldro continuano a non capire un tubo.

Mi ha colpito molto che tal Gianfranco La Villa a commento della serissima iniziativa dell’esposto doveroso contro il SIg Lodi e il SIg Rossi  abbia commentato “non hanno aldro da fare”.

Commento che io ritengo, in sé, macabro.

Non sono né comunista, né catto comunista, né contro le forze di polizia, né buonista, né altro.

L’appellativo che più mi si addice è “rompicoglioni”, alla don Milani.

Che possa “star sulle balle a molti” non è un problema, fa parte del gioco e forse significa che sto pestando le balle giuste.

Ma come ieri ho combattuto l’illegalità della “verità ufficiale” sull’autolesionismo, no, mi scuso,  morte per droga, non mi scuso morte per collasso cardiocircolatorio, oggi combatto la apparente legalità del fotografare il prossimo, in due, postare le foto su FB ai fini della “perculatio”, del richiedere di identificarsi, di far blocchi stradali…

Ribadisco nuovamente: ognuno è libero di poter esprimere le proprie idee e nessuno vuole farvi amici a tutti i costi  degli “aldro”  o dei “negri” (ho letto commenti terribili fatti da ferraresi che pure saranno oggetto di segnalazione alla Procura di Ferrara) ma giova ricordare le nozioni basilari di educazione civica delle scuole medie: la libertà comincia e finisce laddove inizia e finisce quella altrui.

Ferrara, in questo scorso decennio, è stata il “laboratorio della cattiveria” che poi sarebbe esploso nelle ultime elezioni.

Abbiamo un Ministro degli Interni che definisce “parassiti” 30.000 cittadini italiani e che prima di diventare Ministro ha ospitato e tollerato (e quindi fomentato) decine di milioni di commenti di aperto odio razziale: ruspe, napalm, bombe e financo sterminio.

Questi l’odio, una vera predicazione di odio, che per decenni è stata tollerata.

Io, nel mio “piccolo”, mi ribello.

Come chi scrive lettere a Estense.com sdegnandosi per quel che è costretta a vedere in un supermercato o per quel che ha visto e confermato (credo, avrebbe) agli Inquirenti relativamente alle iniziative del Sig Lodi.

Siamo nella Repubblica Italiana, e finché questa sarà e finché non saremo la Russia di Putin, io non cesserò, mai, di usare tutti gli strumenti che la Legge mi mette a disposizione per far tornare legale ciò che legale non è.

Prima si torni  nel recinto della Legalità.  Poi, solo allora, ci si potrà fare paladini della lotta alla  si illegalità.

Prima gli italiani e prima la Legalità.

Non può e non deve essere consentita la pur giusta “lotta all’immigrazione” con metodi illegali.

Prendere un fucile e sparare da un balcone, lasciar  affogare nel Mediterraneo migliaia di persone o ricorrere ai modi di cui sopra non lo sono.

Mauro Corradini

Stampa
Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Leggi qui la Cookie e la Privacy Policy.

Chiudi