lun 9 Lug 2018 - 2156 visite
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“Non so come Minniti e Salvini possano dormire tranquilli”

Il giornalista Francesco Viviano agli Emergency days di Ferrara: “In Libia sono città prigioniere di famiglie come quelle di Cosa Nostra ed i nostri ministri dell’Interno ci fanno accordi”

di Mattia Vallieri

“Oggi siete qua con tante magliette rosse perché ho scritto su Facebook che il colore rosso sta diventando quello della morte: la magliettina rossa ce l’aveva Aylan ad esempio ed anche i 3 bambini morti la settimana scorsa”. Arriva anche da Ferrara la risposta all’appello lanciato da Francesco Viviano e raccolto da don Ciotti per indossare una maglietta rossa in memoria delle vittime del mare e contro l’emorragia di umanità; un riscontro che giunge durante l’ultima giornata degli Emergency days, alla presenza proprio dell’inviato di La Repubblica, arrivato in città per presentare il suo libro ‘L’inferno libico’.

“La maglietta rossa la fanno indossare le madri ai propri figli per renderli più visibili in caso di naufragio e questo sta scuotendo gli italiani perché non è vero che siamo tutti come Salvini o Minniti e che siamo tutti razzisti” sostiene Vivano, spiegando che l’obiettivo del libro è quello di “dare un nome ed un cognome alle persone che vivono l’inferno in Libia. Non sono numeri come qualcuno vuol farci credere ma esseri umani. Io ho 5 figli e quando vedo le immagini di bambini con la maglia rossa morti mi viene la pelle d’oca così come quando vedo tutta questa indifferenza da parte della politica che fa propaganda sulla pelle delle persone”. Non manca un accenno alle testimonianze presenti nel suo ultimo lavoro: “All’interno del libro ci sono storie per lo più tristi ed allucinanti ma ce ne sono anche di felici. A Pozzallo ho visto un nigeriano morire di fame dopo essere stato sodomizzato in Libia e tenuto per molto tempo senza cibo. C’è poi il racconto di un ragazzo che è stato marchiato e che la guardia costiera libica usava come becchino del mare: in tre anni ha detto di aver raccolto in mezzo al Mediterraneo i resti di più di 3 mila persone”.

Le accuse si spostano verso l’attuale ministro dell’interno ed il suo predecessore: “Di fronte a queste fatti non so come Minniti e Salvini possano dormire tranquilli. In Italia abbiamo avuto due ministri dell’interno che hanno fatto accordi con la guardia costiera libica, degli assassini, ed il suo capo è stato riconosciuto dall’Onu come uno dei principali trafficanti e sfruttatori. Minniti ci ha fatto degli accordi per portare dei numeri per contrastare la destra”. L’analisi di Viviano si articola e non risparmia il Pd: “In Libia oggi ci sono intere città prigioniere dove famiglie come quelle di Cosa Nostra governano il territorio ed i nostri ministri dell’interno ci fanno accordi. I parlamentari democratici sono degli ipocriti ed oggi in direzione ho visto gente mettersi la maglietta rossa e allora chiedo: perché non avete agito prima? Perché ancora oggi nessuno chiede conto a Minniti e Salvini degli accordi con i Bernardo Provenzano della Libia che sfruttano, torturano e violentano persone?”.

La parola passa quindi a Marco Bertotto (Medici senza frontiere): “Mare Nostrum è stata l’unica operazione umanitaria ed è stata voluta dall’opinione pubblica dopo il terribile naufragio a Lampedusa del 3 Ottobre 2013 e le immagini delle lunghe pile di bare. L’intervento è durato un anno ed è stata smantellata dal governo perché costava troppo e perché accusato, come succede alle ong oggi, di incentivare le partenze. Questa è una grandissima balla perché le partenze non sono affatto diminuite, sono aumentati solo i morti”. Secondo Bertotto “il soccorso in mare è urgente ma non è la soluzione: servono canali legali. Le ong oggi stanno sostituendo gli Stati in compiti che toccherebbero a loro”.
L’attenzione di Bertotto si sposta sullo stato di salute delle Ong: “Sono calate le donazioni dopo gli attacchi che abbiamo subito perché noi viviamo di reputazione e credibilità e se queste vengono minate hai un effetto negativo immediato. Noi abbiamo deciso di non firmare il codice di condotta che aveva come obiettivo la repressione ed è difficile far capire queste cose ad una opinione pubblica maltrattata da fake news. Secondo noi una persona che sta affogando va salvata e se perdiamo anche questo concetto abbiamo perso il 100% della nostra umanità”.

“Alla corretta analisi di Viviano manca un pezzo che riguarda la persona politicamente più potente degli ultimi anni: Matteo Renzi e la sua frase ‘aiutiamoli a casa loro’” afferma lo scrittore Giulio Cavalli, convinto che quella affermazione ha portato l’ex ministro Minniti “a fare quello che ha sempre fatto: la testa di legno”. Una frase (‘aiutiamoli a casa loro’) da cui Cavalli ha tratto uno spettacolo teatrale (dal titolo ‘A casa loro’) con cui lo scrittore sta girando l’Italia assieme ad Emergency: “Il teatro ed il buon giornalismo costruiscono il dubbio ed il nostro spettacolo prova a fare proprio questo”.

“Il problema non è Salvini o Toninelli e gli italiani non sono razzisti ma nel razzismo hanno trovato le risposte” chiosa Cavalli, che dichiara di avere “la sensazione che l’arrivo di Salvini e Toninelli stia diventando un’ottima scusa per deresponsabilizzare i predecessori, ma questa è una storia che parte da prima non dobbiamo dimenticarlo. Oggi ho visto gente con la maglietta rossa che, in questi anni, con i loro tweet e le loro votazioni ci ha portato a questo punto. Oggi il tema vero è: lasciamo perdere chi ha paura? Li etichettiamo tutti come razzisti?”. Domande a cui lo scrittore prova a dare risposte: “Per me quelle persone sono oppressi allo stesso modo di quelli che cerchiamo di aiutare. Noi stiamo dalla parte dei diritti umani non dei migranti”. E’ lo stesso Cavalli a concludere che “oggi trattare con la Libia significa rimettere in piedi la trattativa stato-mafia. La guardia costiera libica e la Libia non esistono e se non siamo in grado di raccontarlo non arriviamo alle persone. Nel 2018 in Italia sono arrivati 16959 persone e su questi dati, che potrebbero essere quelli di una partita bruttina di serie B, abbiamo catalizzato tutta la nostra attenzione”.

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