ven 18 Mag 2018 - 2106 visite
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Giro d’Italia a Gerusalemme, “una scelta vergognosa”

Presidio in piazza di Potere al Popolo, La Resistenza e campagna ‘Cambia Giro’. “Bartali si rivolterà nella tomba”

di Cecilia Gallotta

Doveva essere un ‘presidio mobile’ quello di venerdì pomeriggio, una sorta di parodia del Giro d’Italia, o meglio, di percorso controcorrente. #Cambia Giro è infatti il nome della campagna organizzata dall’omonimo coordinamento regionale assieme a Potere al Popolo e al centro sociale La Resistenza, per dire ‘no’ alla decisione filo-atlantica degli organizzatori del Giro di far partire la manifestazione da Gerusalemme.

“Ma la Questura ha anteposto questioni logistiche alla mobilità del presidio”, fa sapere Chiara Pollio di Potere al Popolo, accompagnata comunque da una cinquantina di persone, fra associazioni, partiti e cittadini, che hanno sfidato la pioggia e si sono riunite in piazza Municipale con tanto di striscioni, megafoni, e bandiere palestinesi.

In un momento storico di decisioni politiche che vedono lo spostamento dell’ambasciata americana proprio nella città santa, “la scelta degli organizzatori appare una chiara legittimazione” secondo la segretaria provinciale di Rifondazione Comunista Stefania Soriani, definita “vergognosa, a fronte della quale sono stati investiti 140 milioni di dollari” fa eco Adam Sami del collettivo La Resistenza, “in una campagna d’immagine che dipinge di rosa uno spaccato ben più drammatico e complesso – aggiunge Alfredo, del coordinamento regionale della campagna – che non fa onore a una delle manifestazioni sportive più importanti e belle del nostro paese”.

E mentre piazza Savonarola si riempiva di transenne, gazebo, furgoncini ambulanti, gadget e palloncini, dall’altra parte del ‘muro’, si ricordavano le 62 vittime palestinesi che pochi giorni fa hanno perso la vita per mano di Israele. Lo stesso ‘muro’ “che divide Gerusalemme”, fa notare Alfredo, che attacca la decisione degli organizzatori di aver subito rimosso, su indicazione del governo israeliano, il suffisso ‘ovest’ dalla città prescelta, “rivendicando in tal modo una Gerusalemme capitale ed insabbiando la realtà dell’usurpata parte est”.

Strumentalizzata e usata a sproposito poi, secondo tutte le associazioni presenti, la figura di Bartali, “che si rivolterà nella tomba” secondo un’attivista dei ‘Cittadini del Mondo’, “su cui è stata costruita una storia fittizia – afferma Chiara Pollio – di un ‘Bartali partigiano’ che salvò gli ebrei della seconda guerra mondiale. Una vicenda oltretutto non verificata, che gli attribuisce in qualche modo una impropria cittadinanza israeliana”.

Un’identità, quella israeliana, “che non è poi sinonimo di comunità ebraica”, si evince dalle parole di due sorelle palestinesi presenti al presidio, Nesrin e Tamara, cresciute in Italia e rispettivamente frequentanti il Liceo Carducci e il secondo anno di Farmacia, con un livello d’informazione sull’attualità e la politica da fare invidia alla maggior parte dei loro coetanei. E che di fronte al sostegno economico dell’Italia, si chiedono “se sia paura dei poteri forti, o solo opportunismo”.

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