mer 14 Mar 2018 - 2377 visite
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Crisi Pd. Vitellio mette sul tavolo le sue dimissioni

Il segretario ha aperto la direzione mettendosi a disposizione. Azzerata la segreteria

(foto di Alessandro Castaldi)

Luigi Vitellio ha aperto la direzione provinciale del Pd, riunita ieri sera nella sezione del Barco, mettendo il suo mandato a disposizione dell’organo direttivo del partito. Un gesto che gli era stato chiesto da più parti dopo il voto del 4 marzo e ritenuto una presa d’atto di una sconfitta elettorale senza appello.

E lui non si è nascosto: “siamo davanti a una sconfitta storica, senza appello, della nostra comunità – ha esordito davanti ai presenti, tra cui anche Dario Franceschini e, a sorpresa, Piero Fassino -. I dati sono inequivocabili: più del 50% degli italiani ha scelto forze antisistema, antitetiche al nostro modo di fare politica”. E sui motivi del crollo, anche a livello locale, il segretario non si è nascosto, calcando soprattutto sui temi di sicurezza e immigrazione, sul modo di affrontarli e sul modo di comunicare le soluzioni.

Dal passo indietro, o in avanti, a seconda delle letture, di Vitellio è nato un lungo dibattito terminato a notte inoltrata. Nelle circa cinque ore di discussione – segnata da diverse richieste di dimissioni – si è arrivati a una decisione condivisa che ha prodotto l’azzeramento totale della segreteria. Vitellio, che rimane segretario sub condicione, si è impegnato a presentare entro un mese all’assemblea provinciale una nuova squadra che riunisca le diverse anime del partito e possa ottenere un vasto apprezzamento.

La trattativa interna alla direzione dovrebbe portare nella nuova segreteria altri rappresentanti del territorio, come i sindaci Andrea Marchi di Ostellato, Nicola Minarelli di Portomaggiore e Nicola Rossi di Copparo. I primi due, si ricorderà, non furono teneri nei confronti del segretario durante la discussione, sempre in direzione, sulla scelta della rosa di nomi per le candidature.

Nel corso del dibattito molti gli interventi che hanno ripreso le recenti polemiche tra esponenti dem, uscite su media e social. A cominciare dalle critiche interne, per alcuni attacchi personali che hanno sostituito il confronto diretto all’interno del partito, fino agli alibi del mancato contatto con la base per tacitare i veri problemi.

Un dito è stato puntato anche contro la carente o assente selezione delle classi dirigenti: un atteggiamento di supposta superiorità che impedisce al Pd di aprirsi all’esterno ed essere ‘contagiato’ da contributi nuovi capaci di valorizzarlo.

Nelle cinque ore di discussione c’è stato spazio anche per parlare di Carife. E anche qui sono volate accuse reciproche. A chi faceva notare a Luigi Marattin che una sua candidatura a Ferrara avrebbe provocato polemiche con gli azzerati Carife, il neo deputato – dopo un breve mea culpa (“io ho sbagliato nel non capire che chi perde i risparmi è in uno stress psicologico tale da non aver voglia di ascoltare subito lezioni di economia; altri hanno sbagliato nel non offrire ai risparmiatori i veri colpevoli, ossia chi aveva fatto fallire le banche”) – ha fatto notare che la città si presentava con un ministro che ha approvato il salva-banche e tre parlamentari che l’hanno votato.

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