mar 13 Feb 2018 - 1125 visite
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La ricetta dei candidati M5S: “Fisco più facile, reddito di cittadinanza, maggior sicurezza”

Roi: "Questa classe politica ha distrutto l'organizzazione territoriale giudiziaria italiana senza dire niente ai cittadini"

Ezio Roi, Vittorio Ferraresi e Marco Falciano

di Martin Miraglia

Via spesometro e redditometro, una riqualificazione turistica che colleghi il centro città con la costa, reddito di cittadinanza per chi cerca lavoro, sburocratizzazione del sistema di tassazione, investimenti sulla sicurezza, tutela dell’ambiente e riduzione dell’Irpef.

È su questo che puntano i candidati ferraresi del Movimento 5 Stelle che hanno presentato la loro candidatura lunedì pomeriggio esponendo uno per uno i punti del programma elettorale che, per esperienza o vicinanza alla causa, stanno loro più a cuore. Tutto questo “forti di un collegamento col territorio e delle sue problematiche, a partire dai dati che non arrivano dalla bocca del Movimento ma da giornali autorevoli”.

Al bar Gallery siedono quindi uno di fianco all’altro il candidato all’uninominale al Senato, l’ex pretore Ezio Roi, quello per l’uninominale alla Camera, Marco Falciano, e il primo del listino — ma candidato all’uninominale di Cento e già onorevole — Vittorio Ferraresi.

È lui il primo a prendere la parola: “Ferrara è un territorio che dal punto di vista dell’impresa e del turismo ha bisogno di essere riqualificata e riorganizzata. Serve un collegamento della viabilità che possa mettere in contatto il centro con le eccellenze naturalistiche che abbiamo sulla costa. Sulle imprese poi, sia per quanto riguarda il commercio che l’agricoltura, il Movimento 5 Stelle punta molto: i grossi problemi che sentiamo dagli imprenditori sono sicuramente la burocrazia e le tasse. Abbiamo una media di tassazione delle pmi che va dal 60 al 70%, più di 800 scadenze burocratiche e fiscali l’anno. Questo è intollerabile perché è come un piede che lo Stato pone sulla testa degli imprenditori”, attacca, proponendo la sua ricetta per risolvere il problema: “Vogliamo sburocratizzare e rendere più semplice il sistema di tassazione, abolire 400 leggi inutili e dare nuova aria alle famiglie con una diminuzione dell’Irpef e l’eliminazione di spesometro, redditometro e studi di settore. Abbiamo le coperture nero su bianco sul nostro sito: non parliamo di flat tax che avvantaggerà i ricchi, parliamo di un abbassamento della pressione fiscale concreto”.

Tutto questo per chi il lavoro ce l’ha, ma per chi lo cerca l’onorevole pentastellato propone di investire nel reddito di cittadinanza: “Non sono solo 780 euro per non far andare le persone all’estero o cadere nella rete dell’illegalità, ma anche lavoro di pubblica utilità presso il proprio comune, formazione per i lavoratori che vogliono essere reinseriti nel tessuto produttivo e la perdita del reddito per chi rinuncia a tre offerte come avviene in altre parti d’Europa”.

Segue poi un attacco a Franceschini: “Vorremmo chiedere gli che fine hanno fatto le risposte alle nostre interrogazioni in merito alla consulenza data alla moglie e la nomina di Di Francesco come segretaria del Ministero dopo l’evento spiacevole dell’ex mobile di trasmissione Marconi oltre alla paralisi creata alla sovrintendenza dalla riforma Franceschini che di fatto ha creato un disastro e paralizzato un sistema. Siamo in attesa”, dice Ferraresi.

Quello sulla sicurezza è invece un capitolo a parte su cui i tre candidati insistono molto, Ferraresi lancia il tema e poi lascia che siano gli altri candidati a sviscerarlo. “Per noi”, dice, “la sicurezza non è una spesa ma un investimento sulla qualità della vita delle persone, e a Ferrara i sindacati delle forze dell’ordine indicano uno scoperto di oltre 50 unità. Avremmo bisogno di maggiori risorse e coordinamento perché Ferrara è una città allo sbando”.

Marco Falciano ha fatto servizi anti bracconaggio — “quindi delle bande dell’est che si sono radicate sul territorio” — ed è d’accordo sul fatto che “le cronache danno l’idea di un territorio completamente sguarnito”. “Il problema maggiore per Ferrara è l’arrivo della mafia nigeriana, conosciuto dalle forze dell’ordine a partire dal 2009. Oggi è sufficiente uscire di casa per ritrovarsi in un sistema di spaccio dal versante ovest fino al centro, dove sotto al Castello sulle biciclette viaggiano cocaina ed eroina”, dice, proponendo certezza della pena, nessuno svuotacarceri, rimpatrio immediato per gli stranieri che infrangono le leggi.

“Non possiamo fermare i flussi migratori in un clima globalizzato come quello di oggi”, aggiunge poi, “ma non possiamo non sapere che questi portano un rischio per l’ordine pubblico e vanno gestiti. Queste persone vanno tolte dai corridoi umanitari fermandole e ridistribuendo efficacemente chi può invece essere considerato un rifugiato politico”.

Sulla giustizia invece Ezio Roi dà una visione sempre pessimistica ma più tecnica da ex lavoratore dello Stato. “Questa classe politica ha distrutto l’organizzazione territoriale giudiziaria italiana senza dire niente ai cittadini: in questo territorio c’erano 6 o 7 preture e ora non ne esiste più una. Era stata un’organizzazione fatta molto intelligentemente perché aveva come linea direttrice quella del decentramento, cioè di portare gli uffici giudiziari di fianco ai cittadini e non il contrario: questo la dice lunga su come sia decaduto il senso del servizio dello Stato nei confronti dei cittadini”. Definisce ‘porcata’ la soppressione del Corpo Forestale dello Stato “in un Paese a vocazione ambientale come il nostro” e poi termina con una nota di malinconia il suo discorso: “Mi sono occupato lavorando alla Corte d’Appello di mandati d’arresto internazionali: mi sono sentito dare da delinquenti di altri Paesi europei ‘noi veniamo in Italia perché qui si può delinquere tranquillamente'”.

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