Gio 18 Gen 2018 - 959 visite
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Aumento superfici: “Nessun far west”

Serra e Fusari replicano ad Ascom e Confesercenti. Fabbri (Ln): “Tagliani continua a dividere”

Nessuna liberalizzazione selvaggia. Al massimo saranno sei le strutture su tutto il territorio comunale che potranno beneficiare – nel rispetto di determinati requisiti – dell’ampliamento delle superfici di vendita senza dover procedere a varianti di strumenti urbanistici.

Gli assessori a Commercio e Urbanistica Roberto Serra e Roberta Fusari provano a gettare acqua sul fuoco della polemica scatenata dalle dichiarazioni di Ascom e Confesercenti, che temono, oltre a un far west dei centri commerciali, anche il depauperamento del centro storico.

La proposta di delibera comunale con oggetto la possibilità di ampliamento una tantum (massimo un 20% delle superficie di vendita) per le strutture commerciali medio-grandi esistenti e funzionanti, prevede infatti dei paletti.
“Sino a 2500 mq – spiegano Serra e Fusari -, qualora ne risulti verificata la sostenibilità ambientale e la presenza delle relative dotazioni territoriali dovute (esempio gli indici relativi ai parcheggi, al verde ecc) , gli ampliamenti delle strutture esistenti sono comunque sempre ammessi”.

La delibera proposta inoltre recepisce le disposizioni di liberalizzazione nazionali del 2011 “e permette un potenziale aumento del 20% – massimo 500 mq, estensione che non va a modificare in maniera sostanziale l’attività rispettando quindi l’ambito di un adeguamento fisiologico, senza modificare il peso urbanistico ed edilizio degli interventi – della superficie , quindi dando l’opportunità all’impresa di ristrutturare e riqualificare l’esistente, migliorandone anche la qualità dei servizi”.

Da una verifica effettuata dagli uffici comunali, “le strutture che potrebbero realmente beneficiare dell’aumento una tantum del 20% (comportando il passaggio da “medie” a “grandi di livello inferiore”), sono potenzialmente sei in tutto il territorio comunale”.

Serra e Fusari rimarcano il fatto che “l’ ampliamento è “una tantum” ed è utilizzabile per le sole attività che oggi sono presenti sul territorio comunale e che con il “bonus” superino la superficie di 2500 mq. Al fine di ottenere autorizzazione all’ampliamento, queste potenziali sei strutture dovranno in ogni caso dimostrare la sostenibilità ambientale e territoriale oltre che la presenza delle relative dotazioni di cui sopra, verifica nel caso ancora da effettuarsi”.
“Si evince che gridare alla liberalizzazione selvaggia o a presunti vantaggi concessi alla grande distribuzione – chiudono i due assessori – risulti fuori luogo e possa far pensare a politiche associative di mero stampo protezionistico, auspichiamo così non sia. Per tutti i sopracitati motivi, poiché la delibera non è ancora stata iscritta alla trattazione in giunta, invitiamo le categorie economiche ad un ulteriore incontro chiarificatore”.

Non la pensa così Alan Fabbri, che chiede “massima chiarezza, sia sugli strumenti da adottare, che sugli effetti che potrebbe avere sull’economia del territorio”. In proposito il capogruppo Lega Nord in Regione annuncia di aver “presentato una interrogazione sul tema” insieme al collega di assemblea e di partito Marco Pettazzoni. Quello che è evidente, in ogni caso, è che con le sue proposte, ancora una volta, il sindaco di Ferrara è riuscito a dividere anziché ad unire la città”.

A quanto risulta “la competenza in materia di permessi o ampliamenti delle medie strutture di vendita – fa notare Fabbri – è in capo alla Regione in base alla Legge Regionale numero 14 del 5 luglio 1999 ‘Norme per la disciplina del commercio in sede fissa’”. Una legge che oltretutto “ha tra i suoi obiettivi quello di favorire lo sviluppo delle diverse tipologie distributive, assicurando il principio della libera concorrenza”, spiega Fabbri. “Per questo, al fine di ottenere la massima chiarezza, abbiamo chiesto alla Regione di esprimersi sulla questione”, aggiunge il consigliere.

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