ven 12 Gen 2018 - 1238 visite
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Sventata azione di bracconaggio nel Circondariale

Liberati 300 chili di esemplari. Le associazioni di pesca sportiva: "Questa è mafia del pesce"

Ostellato. La notte di giovedì 11 gennaio, intorno alle 2, alcune squadre di volontari facenti parte dell’associazione di pesca Eurocarp Club, coadiuvati dalle forze dell’ordine, hanno sventato l’ennesima azione di bracconaggio perpetrata dai pescatori di frodo dell’Est, nelle acque del canale Circondariale di Ostellato.

Grazie all’intervento di tre pattuglie dei Carabinieri facenti rispettivamente parte dei Comandi di Portomaggiore, Comacchio e Longastrino è stato possibile liberare i circa 300 kg di fauna ittica in gran parte, fortunatamente, ancora viva.

I due “braccianti”, responsabili del fatto, sono riusciti a darsi alla fuga prima dell’intervento dei pubblici ufficiali.

“Come pescatori sportivi aderenti alle associazioni Upe, Fipsas Ferrara e Gsi – dichiarano dalle citate associazioni – plaudiamo l’intervento delle forze dell’ordine e dei volontari che ci affiancano nel controllo di questo importante habitat e campo sportivo di rilevanza nazionale, rappresentato dal canale Circondariale. Ma non possiamo far a meno di lamentare il prosieguo della terribile opera predatoria rappresentata dal bracconaggio ittico nelle nostre acque interne, che sembra davvero non avere fine. Esso è attuato sempre in aree difficilmente raggiungibili via terra, dove la pesca professionale è vietata, con reti e attrezzi proibiti e a elevata capacità di cattura. I bracconieri pescano con la corrente elettrica, sterilizzando così letteralmente l’habitat acquatico.  Un danno ulteriore, che coinvolge il settore agroalimentare, si realizza poi attraverso la vendita dell’illecito pescato, munito di autocertificazione che falsifica l’origine del prodotto, nei mercati ittici locali, o spesso può essere esportato e venduto in frode al fisco e ai controlli sanitari nei paesi dell’Est Europa. La filiera dedita alla pesca, allo stoccaggio, al trasporto e alla commercializzazione del pescato (soprattutto carpe, temoli, breme, perca carassi e siluri), le modalità illecite e gli strumenti vietati con cui viene condotta l’attività, le pessime condizioni di conservazione del prodotto destinato all’alimentazione umana e le continue sanzioni apparentemente prive di effetto inflitte a decine di trasgressori facenti parte di tale sistema, certificano che sul nostro territorio e nelle province limitrofe si è ormai insediata da tempo una potente organizzazione che basa i propri guadagni sulla pesca illegale delle specie ittiche d’acque interne. Non è sufficiente colpire le singole condotte di questo commercio illegale, perchè i guadagni gli permettono di superare le piccole perdite economiche, sono necessarie indagini di polizia che delineino la struttura dell’organizzazione e colpiscano tale filiera per limitare o debellare il problema alla radice. Il tumore delle nostre acque ha un nome: si chiama mafia del pesce”.

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