lun 18 Dic 2017 - 3956 visite
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La freddezza di Igor in tribunale | VIDEO

Sostiene lo sguardo degli spagnoli che lo insultano. L'estradizione diventa possibile solo dopo il pronunciamento della giustizia iberica

di Martin Miraglia

Il giudice di prima istanza della seconda sezione del tribunale di Alcañiz ha disposto la custodia in carcere, ovviamente senza possibilità di usufruire della cauzione, per Norbert Feher, meglio conosciuto come ‘Igor il Russo’ sia in Italia che in Spagna dove è stato definito dalla stampa “il fuggitivo non mafioso più ricercato d’Italia”. È accusato dell’omicidio di due agenti della Guardia Civil e di un allevatore ad Albalate del Arzobispo, di due tentati omicidi e del furto del pick-up verde con il quale è fuggito con le armi raccolte dai cadaveri dei due poliziotti.

La decisione, anticipata come inevitabile dalle cronache, è arrivata domenica intorno alle 18, dopo che Igor ha ammesso la sua colpevolezza per i tre omicidi di giovedì. Feher ha lasciato il palazzo di giustizia di Alcañiz scortato da un nugolo di agenti della Guardia Civil. Due lo tengono per il braccio assicurandolo ai loro stessi corpi, gli altri lo sorvegliano da dietro, a distanza ravvicinatissima, per portarlo dentro il furgoncino diretto al carcere di Teruel, capoluogo del distretto in cui ha commesso i crimini spagnoli, dove è arrivato dopo circa due ore di viaggio.

Alle telecamere in postazione sbuca da dietro un angolo; insieme ai cronisti si sono appostati anche alcuni cittadini. Lo deridono, gli urlano insulti ben catturati dalle telecamere. Da lui non arriva nessuna reazione: guarda le telecamere con freddezza, non accenna alcuna espressione se non quella classica, scontrosa, già ritratta nelle sue segnaletiche, e continua a sostenere lo sguardo glaciale finché non è costretto a voltarsi per entrare nel veicolo. In quel frangente sembra addirittura azzardare un accenno di sorriso, come fosse un gioco, una nuova sfida dalla quale uscirà vittorioso anche questa volta negli stessi momenti in cui probabilmente sta percorrendo gli ultimi passi fuori da uno spazio confinato che ha a disposizione per il resto della vita.

Non si sa molto altro delle decisioni del giudice, se non che ha disposto il proseguimento delle indagini e che questa misura ha l’effetto che sia il mandato di cattura internazionale spiccato dall’Italia che l’eventuale estradizione che verrà sicuramente richiesta diventeranno inefficaci almeno fino alla fine del processo che stabilirà la sua colpevolezza. Allora, e non prima, il nostro Paese potrà chiedere un’estradizione temporanea per riportarlo sul territorio italiano, processarlo, e rimandarlo alla Spagna perché sconti la pena inflittagli nella penisola iberica e una volta estinta riportarlo nelle carceri italiane. Feher ha 36 anni e tre omicidi per i quali verrà sicuramente condannato, due dei quali di membri delle forze dell’ordine: al netto di una sua fuga, ancora una volta, rocambolesca e maledetta come di sua abitudine, morirà in uno qualunque di questi step se non avrà intenzione di sfidare anche le statistiche sulla speranza di vita media dell’uomo.

Per Igor è stato disposto l’isolamento in carcere: non potrà avere contatti gli altri detenuti e anche quelli con gli agenti di custodia saranno ridotti al minimo a causa della pericolosità del soggetto.

Domenica mattina Feher aveva partecipato in teleconferenza alla prima udienza fissata dall’Audiencia Nacional — un tribunale speciale con giurisdizione su tutto il territorio dello Stato e sui crimini internazionali le cui decisioni sono appellabili solo alla Corte Suprema — per i crimini commessi in Italia e per i quali era ricercato anche dall’Interpol.

Davanti al giudice Carmen Lamela aveva insistito per avere un interprete italiano-spagnolo, poi nella nostra lingua, dopo aver ascoltato i motivi per i quali si erano mossi in mille tra poliziotti, carabinieri e reparti speciali per dargli la caccia, aveva acconsentito a farsi processare dalla giustizia italiana. Un consenso che ha solamente accorciato i tempi della giustizia, visto che tra le sue alternative c’era quella di dichiararsi prigioniero politico e opporsi, una strada impossibile da percorrere pur nelle maglie larghe della realtà che Igor ha ulteriormente sfiancato.

Ai giudici dell’Audiencia aveva poi anche detto di trovarsi nel territorio spagnolo da settembre e di non avere un lavoro, oltre ad aver utilizzato in passato almeno 18 diverse false identità in 8 Paesi diversi. Frasi senza riscontro sulle quali gli inquirenti spagnoli stanno lavorando per confermarle o smentirle nonostante da fonti investigative si apprende come sembra che nell’ultimo mese Igor si muovesse tra Valencia e Aragona, zona nella quale sono stati segnalati furti nei casolari di prosciutti e altri prodotti alimentari. Quasi marachelle a confronto con l’uomo che ha tenuto scacco alle forze investigative di un Paese intero e che è stato catturato perché svenuto a causa dell’alcol dopo un incidente — aveva un alto tasso alcolemico nel sangue quando l’hanno preso; nel suo nascondiglio la polizia ha recuperato diverse bottiglie vuote di vino e rhum comprate nel valenciano —, con un centinaio di proiettili e quattro pistole addosso, due delle quali forse quelle che aveva rubato nel Ferrarese a una guardia giurata e a un agente della Polizia provinciale in concomitanza dell’omicidio di Valerio Verri.

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