gio 7 Dic 2017 - 906 visite
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Azzerati in Commissione Banche. In un documento la verità sulla Commissione Europea

Cappellari: "Banca d’Italia, solo tre mesi prima del suo arrivo, dichiarava Carife una banca salva"

di Giuseppe Malatesta

La Commissione Banche accoglie gli azzerati: da Ferrara, in audizione i portavoce di Amici della Carife, Risparmiatori Azzerati e No Salvabanche, una nutrita delegazione dei 32 mila ‘terremotati’ che “dà la dimensione di quanto abbia inciso su territorio e cittadini la risoluzione di una banca totalizzante come Carife”.

“Negli ultimi anni – dice Marco Cappellari – abbiamo subito due terremoti: uno sismico nel 2012 e uno economico poco dopo, che affonda le radici negli anni di Gennaro Murolo (dg dal 2009 al 2013) e si concretizza a partire dal commissariamento del 2013. Uno shock, un capitale netto che passa da 384 milioni a soli 11 al termine dei ‘lavori’ di Banca d’Italia”.

È amaro lo sfogo di Cappellari, che alla Commissione presieduta da Pierferdinando Casini porta tutti gli interrogativi leciti sulla risoluzione della banca cittadina. “Contestiamo fortemente Nicastro, che vi ha parlato di dissesto concalamato: Banca d’Italia, solo tre mesi prima del suo arrivo, dichiarava Carife una banca salva, con un piano di salvataggio pronto. Come pure era salvabile secondo lo Statuto del Fondo Interbancario, che stabilisce come si possa intervire solo se esistono possibilità di risanamento. Dunque Carife era a tutti gli effetti considerata salvabile al 30 luglio 2015”.

“All’epoca – continua Cappellari – il presidente Salvatore Maccarone era pronto a staccare l’assegno da 30 milioni. Attendeva l’ok dell’Unione Europea, ma confessò un dubbio: temeva che seguendo lo schema obbligatorio sarebbe stato accusato dall’Europa di elargire un ‘aiuto di Stato’. Alla fine si risolse in un nulla di fatto. A quanto pare i dubbi di Maccarone erano legittimi”, come suggerisce anche un documento depositato da Mirko Tarroni (Amici CariFerrara).

Documento in cui “la Commissione Europea in 18 dicembre 2014 dice che il salvataggio di Carife e Banca Marche poteva assumere la forma di ‘aiuto di Stato’, confermando i dubbi di Maccarone. Se esisteva questo documento perché Carife il 30 luglio ha presentato un piano di salvataggio che non era realizzabile?” chiede Tarroni.

Argomenti che “hanno fatto sobbalzare la Commissione” informa Cappellari al termine dell’audizione durata ore: “Maccarone sarà sentito presto”. E che il dialogo tra istituzioni, Bruxelles, Fondo Interbancario e Banca d’Italia nascondesse una sorta di “cortocircuito” era intuibile anche dalle (comunque lecite) richieste di Nicastro di segretare durante la sua audizione in Commissione, i passaggi in cui si toccava il tasto ‘Europa’.

“Vi imploriamo di indagare anche sul ‘buco nero’, i quattro mesi (dal 30 luglio al 22 novembre) di limbo, di silenzi preoccupanti – alimentati dal negativismo della stampa e dall’inerzia dei dirigenti – che hanno fatto scappare risparmiatori” conclude Cappellari, che si dichiara “contento” di come sia andato l’incontro nella Capitale.

Ora la palla passa ai governanti. “Come ha detto l’onorevole Giovanni Paglia, solo la politica può indagare, quindi si proceda”.

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