mer 8 Nov 2017 - 533 visite
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Poesie ferraresi di Ferraguti in video

Vittorio Sgarbi e Alfonso Ferraguti. Sembra che il Ferraguti, fosse l’unico poeta del nostro amato vernacolo, amato dal “poco comodo” critico di Ro. Carissimi amici del nostro dialetto, oltre a questa notizia, riportata tempo fa da Roberto Pazzi; propongo due brevi, ma stupende liriche del poeta di Marrara, lette (una novità, spero gradita,) con traduzione simultanea, da due componenti della Compagnia “I Ragazìt da ‘na volta”: io, Maurizio Musacchi, e Roberto Gamberoni.

Aggiungo: con Alfonso Ferraguti e Bruno Pasini si può senz’altro dire che è nata la poesia nel Dialetto Ferrarese nel senso più stretto del termine. Ecco una sua sintetica biografia.

Alfonso Ferraguti (1912-1980), proprietario terriero, è nato a Marrara nel Comune di Ferrara e qui residente fino alla sua morte. Si laureò in agraria all’Università di Bologna nel 1940 e partecipò alla guerra 1940/45 sul fronte greco. Arrivò alla poesia solo nel 1960 con la pubblicazione del volumetto “Na manèla“; cui seguì “Al cantóη di stich” nel 1967 e “J’ éri pròpia culór?” del 1975, che riassumeva i primi due libretti già pubblicati (in numero esiguo) ed in più un terzo di poesie inedite “I criśantèm“; oltre all’opuscolo “I mié sié pitùη“. Esattamente un anno dopo la sua morte, i figli gli hanno pubblicato “Falìstar” che, oltre ai quattro volumetti già pubblicati, comprende anche le sue poesie inedite, sotto il nome di “Ill nèspul” ed alcune prose note solo a pochissimi intimi.

 

 

Ad stéll ch’ pósa far luś

(Da: I criśantèm)

Quand a fa scur al ziél

al s’impinìs ad stéll…

A gh’è quéli dla Ciòza… e ill stéll dal Car…

agh n’è che più t’iη cónt più iη sàlta fóra,

agh n’è che t’an sa più quàli guardàr!

. . .

Mo chì in tèra, chì in tèra ad bànda a mi,

ad stéll ch’pósa far luś t’agh jé sól ti.

 

Di stelle che possano far luce!

Quando fa buio il cielo/ si riempie di stelle…/ Ci sono quelle della Chioccia…/ e le stelle del Carro…/ ce ne sono che più ne conti più ne saltano fuori,/ ce ne sono che non sai più quali guardare!/ … Ma qui in terra, qui in terra di fianco a me,/ di stelle che possano far luce ci sei solo tu!

 

 

I plumìη

(Da: Al cantóη di stich)

Zént nùval biaηchi il va pr’al ziél turchìη

una dré cl’àltra cóme vél ch’ va iη mar.

Ill par iη fèsta…fórse ill va a źugàr…

fórse ill tórna da scòla…!

Ill va vié śvèlti e ill vóla

alźiéri e śvapuràd cóme i plumìη

ch’i jè supià vié dal vént, a primavéra,

par far gòdar dó bèli rundanìnn…

Par j’uślìη l’è na fèsta, l’è na fiéra!

I gh’arà prèst uη nid pr’i so putìη,

uη nid fat ad plumìη,

uη nid fat coη na nùvla mórbia e alźiéra

coη na nùvla ch’ l’ andàva, a primavéra,

a spàs pr’al ziél turchìη…

 

I piumini

Cento nuvole bianche vanno per il cièlo azzurro/una dietro l’altra come vele che vanno in mare./Sembrano una festa…forse vanno a giocare…/forse tornano da scuola…!/Vanno via svelte e volano/leggere e svaporate come i piumini/che sono soffiati via dal vento, a primavera,/per far godere due belle rondinelle…/Per gli uccellini è una festa, è una fiera!/Avranno presto un nido per i loro piccoli,/un nido fatto di piumini,/un nido fatto con una nuvola morbida e leggera,/con una nuvola che andava, a primavera,/a spasso per il cielo azzurro …

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