gio 24 Ago 2017 - 5888 visite
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Aggressione all’ex distilleria. Parla la vittima: «Spero che i ferraresi mi credano»

Nuovi dettagli sul tentato stupro: «Spero che quell'uomo venga catturato in fretta e che nessuna donna sia più sua vittima»

«Ho letto l’articolo, ho letto io commenti e vorrei parlare io, perché gran parte della versione corretta dei fatti non è percepita come credibile. Spero che i ferraresi mi credano». Questa volta è S., la ragazza vittima del rapimento con tentato stupro nei pressi dell’ex distilleria a parlare. E lo fa nella speranza che almeno lei, la vittima venga creduta.

Il racconto di S. conferma nella sostanza quanto già ci aveva detto il suo compagno, Stefan – ovvero il rapimento e il tentato stupro da parte di una sola persona – aggiungendo altri dettagli non marginali di quella terribile domenica pomeriggio in via Scalambra, a partire dal luogo esatto in cui è avvenuta la violenza.

Portata dentro una stanza nell’ex distilleria. «L’uomo africano mi ha portato in un piccola stanza nell’ex distilleria, molto confusa, sembrava il giaciglio di un senzatetto. Mi ha minacciata con un paio forbici – riporta S., confermando quanto già raccontato dal suo compagno, ma aggiungendo dettagli ancora più inquietanti – e con un paio di bottiglie vuote, che poi ha sbattuto l’una contro l’altra. Mi ha spinta in un angolo, mi ha costretta a sedermi e io l’ho fatto dopo aver combattuto. Mi ha tagliato i jeans e le mutande con le forbici. Voleva violentarmi ma non è successo grazie anche alla mia resistenza, nel frattempo mi ha colpita due volte, la seconda ho perso del sangue e i miei occhiali si sono rotti. Fumava della droga, il che mi spaventava ancora di più».

Una ricostruzione dell’accaduto. Anche con l’aiuto del suo compagno – pur con tutte le difficoltà del caso, sia per via dell’ostacolo linguistico che per la concitazione di quella lunga domenica pomeriggio – siamo riusciti a capire che il rapimento e il tentato stupro sono avvenuti proprio all’interno dell’ex distilleria e non, come era parso in precedenza, negli immobili abbandonati vicini. Proviamo a ricostruire schematicamente l’accaduto, secondo quanto raccontato dalla coppia. Nel pomeriggio i due decidono di andare a fotografare l’ex distilleria, dall’interno. L’accesso è garantito da una piccola apertura nella recinzione, oggi sigillata dopo l’accaduto. Lui entra, lei aspetta fuori. Mentre lui è dentro e scatta delle foto, lei viene sorpresa alle spalle da un uomo di colore. Prova a urlare, ma nessuno la sente e l’uomo la minaccia affinché non prosegua. A questo punto la trascina dentro la distilleria e la porta in una piccola stanza dove prova a violentarla. Stefan finisce ed esce, vede che la sua fidanzata non è dove dovrebbe essere e inizia a cercarla. Cerca dentro l’immobile, ma senza successo. È agitato, esce dalla recinzione, la cerca anche fuori. Incrocia un signore sulla sessantina, con uno scooter, gli chiede qualcosa, ma non parla italiano e il signore non parla tedesco, non si capiscono. Lui va ancora avanti e indietro, disperato, non la trova. Incrocia di nuovo il signore dopo circa 20 minuti, questa volta è seduto su una sedia pieghevole, è al di là dei binari, dalla parte opposta a quella dove c’è la distilleria. Gli mostra una foto di S., lui fa capire di averla riconosciuta. Forse l’ha vista poco prima mentre lei scappava e si dirigeva verso il parcheggio di via Scalambra, ma questo è ancora da appurare. Poi, dopo circa un’ora di ricerche a vuoto, ritorna verso l’automobile nel parcheggio, e lei è lì dentro, che piange. Chiede aiuto, urla ai residenti che si sono affacciati ai balconi di chiamare la polizia, di li a poco arriveranno i carabinieri e il 118.

I pantaloni marron. «Dopo un’ora di paura infernale per la mia vita e per quella del mio ragazzo, mi ha lasciata andare», prosegue il racconto di S.. L’uomo però non è scappato all’impazzata, almeno secondo quanto ci racconta Stefan, infatti avrebbe compiuto un gesto prima che mostra una certa lucidità: darle i pantaloni marron che aveva addosso quando è stata stata immortalata anche in una foto. «I pantaloni marron sono dell’uomo di colore – spiega Stefan -. È una prova e vorrei avere la fotografia. S. era per terra, nuda e lui le ha dato dei pantaloni affinché non attirasse l’attenzione».

I due colpi come di pistola. «Una volta che ero di nuovo fuori – prosegue S. – ho sentito degli spari lontani, come di una pistola, ma la nostra auto non è stata mai colpita». Il dettaglio dei ‘rumori come spari’ torna anche nel racconto di un residente della zona che – intervistato da un altro giornale – ha detto di aver sentito dei colpi, come di pistola, che poi i carabinieri gli hanno spiegato essere il rumore dei colpi che il gruppo di uomini di colore che aveva accerchiato e rincorso la coppia aveva dato all’automobile. Ma la versione del gruppo viene smentita dalle stesse vittime a Estense.com.

Scena del crimine pulita. La donna racconta di essere tornata insieme al fidanzato e a un carabiniere sulla scena del crimine, alla ricerca degli abiti tagliati e degli occhiali rotti, «ma non c’era più niente, come se nulla fosse successo».

«Servirà del tempo prima che possa dimenticarmi di tutto ciò – conclude S. -. Spero che quell’uomo venga catturato in fretta e che nessuna donna sia più sua vittima».

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