Gio 12 Mag 2016 - 4630 visite
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Degrado e malafede

Le foto choc in zona Gad risalgono a tre anni fa. Ma intanto hanno scatenato l'odio: "bruciateli tutti sti inferiori. […] È tutta m***** "

Piazzetta-TotiBambini che frugano nei cassonetti. Uomini a petto nudo che si inseguono per strada. Sono le immagini più crude che in questi giorni ci sono passate sotto gli occhi. Pubblicate sulla stampa e condivise a più riprese sui social per testimoniare il degrado in cui versa oggi più che mai la zona Gad.

Bene, quelle immagini choc, che tanto sdegno hanno provocato in buona parte dei ferraresi, risalgono a tre anni fa.

Furono pubblicate proprio su Estense.com (qui l’articolo) nel giugno 2013. L’articolo appartiene al blog che teneva sul nostro giornale Lorenzo Barbieri, giornalista, residente della zona in questione, molto attivo nelle segnalazioni dei problemi che affliggono il quartiere e presente ai tavoli del centrodestra nella discussione pre-elettorale in vista delle comunali del 2014.

Come sono finite quelle foto nelle mani del quotidiano? Non ci è dato saperlo. Molti di quegli scatti che abbiamo visto pubblicati nei giorni scorsi, sono gli stessi che erano stati inviati anche alla nostra redazione da Silvia B., la donna aggredita dopo aver scattato le foto alla ragazza di colore sull’altalena. Non c’erano però le due immagini più, diciamo, raccapriccianti.

Immaginiamo che chi le ha spedite al giornale non abbia specificato in quale data furono scattate. Possiamo immaginare però l’intento. Ingigantire un problema. Creare forse allarmismo sociale. Sicuramente non documentare. A meno che non si tratti di un documentario d’annata.

Sia ben chiaro: il giornale in questione – che tra l’altro sta facendo un ottimo lavoro sull’argomento – le ha pubblicate in perfetta buonafede. Ed in questa vicenda è solo vittima di chi ha voluto, difficile credere questa volta alla buonafede, falsare le carte per gettare benzina sul fuoco.

Altra cosa da tenere ben chiara: nella zona Gad esiste un problema di degrado. Non è possible negarlo. Ma è altrettanto impossibile negare che qualcuno abbia qualche intento secondario. Altrimenti sarebbe stato sufficiente inviare foto fedeli, attuali, oneste.

Gli stessi colleghi del giornale, da noi informati dell’inganno, stigmatizzano il comportamento di chi “ha voluto fare un utilizzo strumentale di un argomento certamente attuale e sentito dalla popolazione. Si tratta ovviamente di cose realmente successe – aggiunge la redazione -, ma fatte passare per fatti odierni. È veramente brutto tradire la buona fede e la fiducia di una redazione che ha voluto offrire a dei cittadini la possibilità di far sentire la propria voce attraverso le sua pagine”.

La pensiamo come loro. E a loro va la nostra solidarietà.

RissaNon siamo riusciti però a chiarire il mistero di quelle ‘foto d’antan’ riesumate dopo tre anni. Abbiamo chiesto spiegazioni a Lorenzo Barbieri, che ha ammesso di aver riconosciuto nelle pagine del quotidiano quelle foto di tre anni prima comparse nel suo pezzo. Se ne era accorto, ci conferma. Non ha ritenuto però di dirlo. Nonostante immagini del genere, ripubblicate in un momento di forte tensione sociale, possano fomentare odio, razzismo, intolleranza.

Prova ne è il primo commento comparso su facebook alla vista di quelle sequenze: “bruciateli tutti sti inferiori. […] È tutta m***** da mettere ai lavori forzati o bruciati vivi insieme alle loro inutili e dannose famiglie data la provenienza. Culturalmente e socialmente inferiori, o rimangono nel loro terzo mondo di m*****, dato che noi i problemi con i ladri in politica li abbiamo, o se stanno qua devono dimostrare di essere integrati, e di ricevere stessi diritti di un italiano. In caso contrario dentro al forno”.

Ecco cosa possono provocare certe immagini. Eppure Barbieri, tra l’altro giornalista, ha avuto la possibilità di spiegare nell’interesse dei suoi concittadini, su facebook o altrove, magari con una mail o una telefonata alla redazione interessata, l’inganno proveniente da quelle foto. Ha preferito tacere.

Poteva chiarire il presunto malinteso anche qui su su Estense.com, che frequenta spesso lasciando altrettanto spesso proprie considerazioni. L’ultima in ordine di tempo attiene all’editoriale de “L’altalena”, dove si condannava chi pretendeva che “negri spacciatori”, che “non sono esseri umani”, non vi salissero, anche se sopra c’era una ragazza di vent’anni.

“Un esempio plastico, questo e l’articolo da cui si origina, di ciò che, personalmente, ritengo un giornalista non debba fare” aveva commentato in merito a quell’articolo Barbieri.

“La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra” commentiamo noi ricordando la Carta dei doveri cui si dovrebbe ispirare il nostro lavoro.

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