dom 6 Mar 2016 - 121 visite
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Aprite quella casa per far riscoprire Bassani

Vorrei aggiungere un particolare non riportato dai giornali. Ieri durante l’ incontro al Liceo Ariosto per ricordare Giorgio Bassani, oltre ai bellissimi interventi dei partecipanti, Paola Bassani ha espresso il desiderio affinché gli attuali proprietari della casa in via Cisterna del Follo aprano al pubblico – magari in occasioni particolari come questa del centenario – per visitare uno dei luoghi più importanti e suggestivi della vita di Bassani. Anche semplicemente per visitare il cortile ove sorge “la magnolia” della celebre poesia “Le leggi razziali” in “Epitaffio”. Che ne dite, non sarebbe un’ occasione straordinaria per un bel regalo di compleanno? E perchè no, un bel regalo anche per la città e per tutti coloro che si sono appassionati alla sua meravigliosa opera letteraria e vicenda umana? Mi piacerebbe far qualcosa di concreto, magri rivolgere l’appello ai proprietari…

“La magnolia che sta giusto nel mezzo
del giardino di casa nostra a Ferrara è proprio lei
la stessa che ritorna in pressoché tutti
i miei libri.
La piantammo nel ‘39
pochi mesi dopo la promulgazione
delle leggi razziali con cerimonia
che riuscì a metà solenne e a metà comica
tutti quanti abbastanza allegri se Dio
vuole
in barba al noioso ebraismo
metastorico.
Costretta fra quattro impervie pareti
piuttosto prossime crebbe
nera luminosa invadente
puntando decisa verso l’imminente
cielo
piena giorno e notte di bigi
passeri di bruni merli
guatati senza riposo giù da pregne
gatte nonché da mia
madre
anche essa spiante indefessa da dietro
il davanzale traboccante ognora
delle sue briciole.
Dritta dalla base al vertice come una spada
ormai fuoresce oltre i tetti circostanti ormai può guardare
la città da ogni parte e l’infinito
spazio verde che la circonda
ma adesso incerta lo so lo
vedo
d’un tratto espansa lassù sulla vetta d’un tratto debole
nel sole
come chi all’improvviso non sa raggiunto
che abbia il termine d’un viaggio lunghissimo
la strada da prendere che cosa
fare”.

Raffaele Rinaldi

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