Ven 19 Feb 2016 - 2553 visite
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Il tribunale ha dichiarato l’insolvenza di Carife

Ora gli atti alla procura che dovrà valutare l’ipotesi di bancarotta fraudolenta

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl tribunale ha dichiarato lo stato di insolvenza della Cassa di Risparmio spa La sentenza del collegio composto dai giudici Stefano Giusberti, Anna Ghedini e Paolo Sangiuolo è arrivata nella tarda serata di ieri sciogliendo così la riserva successiva all’udienza di mercoledì 10 febbraio.

La vecchia Carife era stata posta in liquidazione coatta amministrativa tramite decreto ministeriale lo scorso 9 dicembre. Due giorni dopo, l’11 dicembre, Bankitalia aveva proceduto alla nomina di Antonio Blandini quale commissario liquidatore e dei membri del Comitato di sorveglianza (Maria Elisabetta Contino, presidente, Francesco De Santis e Giuseppe Vidau).

Proprio Blandini aveva richiesto lo stato d’insolvenza, che ora è stato “certificato” dalla sentenza depositata presso il registro delle imprese della Camera di Commercio di Ferrara. Il passo ulteriore sarà l’invio degli atti alla procura che dovrà valutare eventuali profili di bancarotta fraudolenta a carico degli ex amministratori.

Contro gli ex amministratori è già pendente anche l’azione civile di responsabilità per 100 milioni di euro. La causa, promossa dai precedenti commissari Antonio Blandini e Giovanni Capitanio all’epoca dell’amministrazione straordinaria, è pendente davanti al Tribunale delle imprese di Bologna.

Se la causa per mala gestio contro i vecchi manager andasse in porto, gli eventuali risarcimenti potrebbero andare a formare un piccolo gruzzolo a disposizione in futuro dei creditori per riempire quella scatola vuota creata dal decreto del 22 novembre.

La Cassa di Risparmio di Ferrara spa è la seconda delle quattro grandi malate oggetto del decreto sul bail-in per cui un tribunale ha dichiarato lo stato di insolvenza. Prima delle sentenza di Ferrara è toccato a Banca Etruria. Per Banca Marche la decisione è attesa per il 7 marzo, mentre per CariChieti si attende la pronuncia del giudice civile.

Tornando a Ferrara e ai possibili risvolti penali della sentenza, la procura di Ferrara già immediatamente dopo il commissariamento di Bankitalia aveva avviato un’inchiesta e aperto un fascicolo sugli ultimi 7-8 anni di gestione della “vecchia” Cassa di risparmio cittadina, arricchito poi dalle denunce arrivate dopo il decreto salva banche del 22 novembre scorso.

Nel mirino degli inquirenti – i pm Nicola Proto, Barbara Cavallo, il procuratore Bruno Cherchi e gli ispettori della Guardia di Finanza -, in particolare, c’è l’aumento di capitale del 2011 da 150 milioni di euro, sottoscritto da migliaia di ferraresi. Per quest’ultimo filone d’indagine ci sono già due nomi nel registro degli indagati, quelli dei due ex vertici della Carife e della Fondazione, Sergio Lenzi e Piero Puglioli. L’ipotesi di reato è quella di aver dato “false comunicazioni sociali”. Nel faldone rientrano anche gli atti dell’azione civile per 100 milioni promossa dai commissari contro i vertici che amministrarono la banca dal 2007 al 2013 (30 persone tra ex dirigenti, amministratori e sindaci revisori) e che avrebbero procurato danni da 309 milioni di euro.

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