Mar 5 Gen 2016 - 1848 visite
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Operazioni milanesi, ci fu truffa a Carife

La sentenza: “Continui e stratosferici finanziamenti a favore dei quotisti Aster”

Un'immagine di un'assemblea prima del commissariamento

Un’immagine di un’assemblea prima del commissariamento

Vennero tutti assolti, chi per prescrizione chi perché il fatto non sussiste. Ma le motivazioni della sentenza depositata nei giorni scorsi dai giudici della quinta sezione penale della Corte d’appello di Milano sono pesanti. La truffa ai danni della Cassa di Risparmio di Ferrara viene dimostrata da “elementi gravi, precisi e concordanti”. Una truffa messa in atto “attraverso numerosi artifici consistenti nell’operare continui e stratosferici finanziamenti a favore dei quotisti del fondo Aster, persino ai quotisti uscenti, con pari danno per la banca”.

La storia processuale del procedimento penale che vedeva imputato anche l’ex direttore generale Gennaro Murolo (condannato a tre anni in primo grado e assolto in Appello con una sentenza poi annullata dalla Cassazione e quindi di nuovo assolto nel processo di secondo grado bis) è stata scritta lo scorso 25 settembre.

I sette imputati vennero assolti Assoluzione per i fatti più recenti (fondo Calatrava) e i reati vennero prescritti per quelli più datati (fondo Aster), con il tribunale che aveva riconosciuto comunque con una provvisionale di circa 20 milioni di euro il danno subito dall’istituto di credito. Assieme a Murolo (che era stato condannato in primo grado a tre anni), gli altri imputati erano gli imprenditori campani Dante e Luigi Siano (quattro anni e mezzo in primo grado), i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni del gruppo Sopaf, Sandro Bordigoni della Navir (questi ultimi tre inizialmente condannati a quattro anni), e Mirko Leo, dipendente della Commerfin (società riconducibile secondo la procura ambrosiana ai fratelli Siano), inizialmente condannato a due anni e mezzo.

La vicenda ruotava attorno al maxi investimento di Carife (circa 140 milioni di euro da maggio 2006 a febbraio 2008) su due enormi progetti immobiliari: uno a Segrate (Milano Santa Monica), l’altro in via Adda a Milano (MiLuce). Due iniziative firmate da Vegagest immobiliare Sgr e da due suoi fondi immobiliari riservati (Aster e Calatrava). Vegagest era la società di gestione del risparmio la cui azionista di maggioranza era Carife, che ne deteneva il 30,52% delle quote. Il fondo si proponeva di realizzare entro la metà del 2011 la costruzione di complessi immobiliari nei pressi della stazione centrale di Milano.

Quel progetto, secondo la procura milanese, avrebbe costituito una truffa ai danni di Carife, dal momento che i terreni – acquisiti a basso prezzo – vennero rivenduti alla banca con plusvalenze di decine di milioni di euro. In particolare le società immobiliari erano finite nel mirino della procura per “artifici e raggiri” che avrebbero spinto Carife alle ingenti erogazioni di denaro. Il motore primo era Vegagest, che creava fondi immobiliari le cui quote venivano acquistate dalle società. Società rifocillate da Carife con investimenti milionari. Un esempio su tutti: nel fondo Aster si è assistito alla vendita del terreno di Segrate, pagato dal gruppo Commerfin circa 12 milioni di euro nel 2002. Terreno che Carife pagò 117 milioni. Accuse che – almeno per i fatti relativi al fondo Calatrava – non sono state dimostrate nel nuovo processo di appello, vista la piena assoluzione “perchè il fatto non sussiste”.

I giudici di secondo grado puntano però la lente di ingrandimento sul progetto legato al fondo Aster, “una pluralità di condotte consumate fino al 17 dicembre 2007, data dell’ultimo finanziamento erogato, da Carife a ‘Oderfin sarl e Ic Sa, con la conseguenza che il reato si e’ prescritto il 17 giugno 2015”, si legge nella sentenza citata dal Sole 24 Ore.

Quanto invece al fondo Calatrava con il relativo progetto MiLuce, “la Corte ritiene che non si siano raggiunti elementi sufficienti per ritenere la sussistenza del reato”. Questo non cancella il fatto che “le due operazioni non ebbero buon esito dal punto di vista economico e finanziario e determinarono ingenti perdite per la Cassa di risparmio di Ferrara, i cui organi di amministrazione e controllo – in seguito a ispezione della Banca d’Italia – furono sciolti e al loro posto fu disposta l’amministrazione straordinaria”.

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