dom 4 Ott 2015 - 202 visite
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Zerocalcare, l’insicurezza giovanile fatta fumetto

L'autore di Kobane Calling si racconta agli studenti dell’Ariosto e del Roiti

unnamed (26)di Marcello Celeghini

“Perché tanto successo tra le giovani generazioni? Perché ho saputo intercettare il loro sentimento di insicurezza”. Ha risposto a cuore aperto il noto fumettista Zerocalcare alle domande postegli da alcuni studenti del liceo Ariosto e del liceo Roiti durante l’incontro dal titolo “Da Rebibbia a Ferrara”, nell’ambito delle conferenze del secondo giorno del Festival di Internazionale, che si è tenuto in un gremitissimo chiostro di S. Paolo.

Il trentaduenne fumettista romano collabora continuativamente con diverse testate tra cui proprio Internazionale con il quale ha pubblicato lo scorso gennaio l’approfondimento incentrato sul conflitto tra curdi e stato islamico, ‘Kobane Calling’, subito esaurito in tutte le edicole italiane. Ma non solo, perché Zerocalcare si è classificato secondo all’edizione 2015 del Premio Strega Giovani. Un grande successo che però lui descrive come “ frutto del bisogno di dare una risposta al mio senso di insicurezza”. Un senso di insicurezza che affligge l’autore ma che si fa portatore del disagio di una generazione giovane che non trova risposte nel mondo contemporaneo.

“Quello che scrivo lo traggo dal mio bagaglio di vita fino ad ora, non c’è cosa che io scriva che non sia strettamente legata ad un emozione o ad un ricordo di un determinato momento della mia vita. Quando mi viene fatta un’intervista e mi viene chiesto di spiegare cosa mi dà l’ispirazione a fare fumetti e a scrivere, lo scoglio più duro è che dopo un po’ non ho più niente da dire perché la mia ispirazione è semplice ed immediata. All’inizio credevo che le mie insicurezze fossero solo mie ma scrivendo mi sono accorto che sono comuni a molti miei coetanei”.

Perché il legame con il quartiere di Rebibbia? “Perché Rebibbia rappresenta la periferia romana e la periferia e il luogo che più di ogni altro racconta la città. Le periferie devono diventare posti di aggregazione e di non emarginazione. Sono luoghi che per un fumettista sono importanti, non per personificare i personaggi quanto a dare un contesto d’azione alla storia raccontata”.

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