lun 17 Nov 2014 - 1147 visite
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La verità chiama, Goro risponde: in 2mila in strada per Willy

L'avvocato della famiglia: "Goro siete voi, non l'omertà"

Goro. L’acesso a Goro nella sera di domenica restituisce l’immagine di un paese spettrale, avvolto nel buio e nel silenzio. Per strada non s’intravede un’anima viva. In via Barchessa però la situazione cambia: è da lì, dalla sede del Young Club, che alle 17:30 parte il corteo per Willy Branchi, 26 anni dopo la sua uccisione, dopo i recenti sviluppi sul suo caso – ancora rimasto senza un colpevole – che hanno consentito la riapertura delle indagini da parte della procura.

Ed è lì che Goro, tutta, si è raccolta. Impossibile fare una stima delle persone presenti: al via sembrano duecento. Poi il corteo si muove verso l’argine, dove una piccola statua ricorda il luogo esatto del rinvenimento del cadavere. Arrivati lì uno sguardo all’indietro dalla testa del corteo lascia senza fiato. Le fiaccole, ordinate e silenziose, si vedono a perdita d’occhio. La marea di gente, parallela a quella del Po, sarà lunga almeno mezzo chilometro. “Non abbiamo stime precise, per me però saranno almeno in duemila”, ci dice un carabiniere in servizio.

Prima che arrivi in piazza, le uniche parole che esprime il corteo sono quelle scritte sugli striscioni: “Sei tra noi” e “Basta silenzio #Gorostaiconwilly” i più grandi. All’arrivo sull’argine Luca Branchi, fratello di Willy, si emoziona e si stringe a suo figlio. Si chiama Willy anche lui. Il corteo gli dedica un applauso scorsciante e lungo. Proviamo ad avvicinarlo per qualche dichiarazione Luca, occhi lucidi e voce emozionata: “Sono tutti qui, c’è tutta Goro anche dopo 26 anni, Willy ne sarebbe felicissimo” è l’unica cosa che risce a dire prima di trovarsi a corto di parole. Suo figlio coglie l’occasione per dire la sua; strappando un sorriso con l’innocenza dei suoi dieci anni circa: “E io voglio sapere chi è il ladro!”, dice.

La folla si raduna infine in piazza Bordoni. Andrée Branchi, cugina di Willy, prende la parola, ringrazia le associazioni e le persone che stanno aiutando la sua famiglia ad ottenere giustizia – tra cui Nicola Bianchi del Resto del Carlino e l’investigatore privato Davide Tuzzi –, poi il sindaco Diego Viviani si dice orgoglioso della partecipazione dei suoi concittadini. Poi è il turno del loro avvocato, Simone Bianchi.

Mentre la folla raduna lentamente le fiaccole davanti all’improvvisato palco alla stregua di rose su una tomba lui comincia a parlare: “Ho letto qualche giorno fa un’intervista a un cittadino che diceva che a Goro duemila persone sanno. E allora perché non si sa nulla? Ha risposto che è perché Goro è Goro. Mi piacerebbe che fosse qui stasera quella persona, perché Goro siete voi, non l’omertà”, è l’attacco.

“Quando vidi Luca per la prima volta gli dissi ‘Guarda, Luca, le possibilità di far riaprire un’indagine in casi come questi sono del cinque percento’ – continua il legale. Sono stato molte volte sul punto di dirgli ‘Te l’avevo detto, è difficile, non si riesce a fare nulla’, ma ogni volta che stavo per prendere il telefono guardavo le foto che avevo sul computer e mi prendeva una nuova forza e determinazione. Si dice spesso che Willy sia stato ucciso con una pistola ammazzamaiali, ma quello è stato l’ultimo dei suoi problemi: era già morto, era già stato picchiato”.

Le foto di cui parla Bianchi sono quelle del ritrovamento del cadavere di Willy, avvenuto il 30 settembre del 1988, che la famiglia aveva annunciato avrebbe mostrato a tutti per ‘smuovere le coscienze’.

Le immagini sono quattro, stampate su due cartelloni che vengono girati verso il pubblico. Mostrano due particolari del viso di Willy – tumefatto, un occhio nero che si perde tra le ecchimosi bluastre, il buco della pistola sullo zigomo sinistro coperto da quello che pare essere un pezzo di carta o nastro adesivo – e l’immagine intera del corpo, nudo, a testa in giù, una grande chiazza rossa sul posteriore sinistro. “Tiratele su, le devono vedere tutti”, urlano dalla folla.

Estense.com ha deciso dopo una riflessione interna alla redazione di non pubblicarle per rispetto della sensibilità dei lettori a causa della loro eccessiva crudezza.

Passa qualche minuto e il sipario sulle foto si chiude. Parte un altro applauso poi la gente si dissipa per le vie del paese, questa volta tra il vociare rumoroso dei mormorii collettivi di indignazione e sete di verità.

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