Sab 24 Mag 2014 - 4779 visite
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Cona, intercettazioni shock: “C’è intrigata la mafia nei calcestruzzi”

Beccati (Rup): “Quando salterà fuori tutto questo, chi ha fatto il furbo non ci sarà più. Come al Palaspecchi”

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“Quando salterà fuori tutto questo, chi ha fatto il furbo non ci sarà più. Dopo qualche anno sarà totalmente ingovernabile. Come al Palazzo degli Specchi: la gente che sa qualcosa andrà via e dopo cinque anni sarà tutto ingovernabile, la gente si ritroverà davanti delle fatture e dovrà pagare senza dire nulla”. Ancora intercettazioni e ancora colpi di scena al maxi processo di Ferrara contro dipendenti pubblici e imprenditori che si occuparono a vario titolo della costruzione dell’ospedale.

Contenziosi con le imprese per l’impennata dei costi per i servizi, controlli – accurati o solo “in senso lato” – sui materiali di costruzione e sui loro costi, perizie di variante sotto la lente dell’ingrandimento della magistratura per la loro presunta irregolarità. Tutte questioni che, durante la controversa costruzione del nuovo ospedale Sant’Anna, passavano quasi quotidianamente sulla scrivania o sotto gli occhi dell’ingegnere Giorgio Beccati, responsabile unico del procedimento (Rup) accusato di abuso d’ufficio e falso nel processo sugli appalti di Cona in cui è imputato assieme ad altre 11 persone tra funzionari pubblici e rappresentanti legali delle ditte coinvolte.

Le competenze del Rup durante la costruzione di un’opera pubblica sono talmente vaste che nell’esame in aula di Beccati convergono molte delle problematiche dell’appalto inserite nell’inchiesta. A Beccati spettavano i controlli della qualità e delle prestazioni di ogni parte dell’opera, così come era suo compito vagliare le richieste economiche delle ditte ed eventualmente, in caso di contenzioso, predisporre un accordo bonario secondo le norme di legge. Tutte mansioni che secondo la pm Patrizia Castaldini non furono curate a sufficienza o furono del tutto trascurate, facilitando così – secondo l’accusa – al proliferare di errori e irregolarità commessi dalle aziende e dagli enti coinvolti nell’appalto.

Accuse che si muovono ancora una volta sul ‘doppio binario’ delle intercettazioni e dei riscontri tecnici: dopo che il consulente Vincenzo Marinelli rilevò la difformità del cemento utilizzato da quello previsto nel capitolato (Rck25 anzichè Rck30, con conseguente dimezzamento dell’aspettativa di vita delle fondamenta), emerse dalle indagini che i controlli sui campioni di calcestruzzo sarebbero stati condotti non dagli enti di controllo ma dalla stessa azienda fornitrice, la Calcestruzzi Spa. Fatto non negato dal direttore dei lavori Carlo Melchiorri e che ora trova conferma anche nelle intercettazioni di Beccati. Nei primi giorni del gennaio 2010 l’ingegnere era appena stato informato dell’indagine in corso e, confidandosi al telefono con un tecnico amico, affermava: “Ho parlato con Melchiorri ed è un buon segno che non ci sia ancora arrivato nulla dalla procura. Hanno fissato il capo di imputazione sul calcestruzzo? Perchè c’è intrigata la mafia nei calcestruzzi. Come per l’ospedale in Sicilia, quello che volevano chiudere perchè non era stato usato il cemento giusto. A Cona hanno fatto centinaia di getti di calcestruzzo con 108 betoniere al giorno: chi ha seguito la storia dei cubetti? Secondo me nessuno. Correva voce che non fossero a Cona, ma depositati presso le aziende”. Piuttosto diversa la versione riferita in aula dall’imputato, che afferma di aver eseguito i controlli “in senso lato” (era stato nominato un responsabile specifico), oltre a non attribuirsi responsabilità al riguardo (“a monte di questa questione c’è la direzione dei lavori”) e derubricare il tema a ‘pettegolezzo’ di cantiere: “Queste faccende – sono le sue parole in aula – nascevano dal fatto che c’era un polverone di chiacchiere messo in piedi da qualcuno dei miei vecchi operai che avanzavano pagamenti”.

Ciò su cui si focalizzano le domande della pm sono però le correzioni all’opera e le varianti di progetto che hanno portato all’aumento dei costi dei servizi no-core. Se per la presunta truffa del cemento (di cui comunque Beccati non è imputato) si parla di importi inferiori al milione di euro, l’aumento di metratura e posti letto dell’ospedale ha causato una maggiorazione di circa 20 milioni per i servizi trentennali appaltati a Prog.Este, oltre a un discusso riconoscimento di 3 milioni di euro (Melchiorri al telefono disse: “Abbiamo unto gli ingranaggi con 3 milioni”) alle aziende del Consorzio Cona.

Beccati sostiene (a causa del “cambiamento delle esigenze sanitarie”) la legittimità della quinta perizia di variante (secondo la procura irregolare in quanto ‘variante di una variante’, per la quale sarebbe stato necessario un nuovo appalto) ed entra nel merito della trattativa con il Consorzio Cona, al quale furono concessi 3 milioni di euro sui 67 richiesti inizialmente per le riserve tecniche presentate al Sant’Anna. “Un semplice atto transativo, permesso dal codice civile”, secondo Beccati. Una spiegazione contestata la procura, che cita la legge Merloni secondo cui, quando le richieste economiche superano il 10% dell’ammontare dell’appalto, sarebbe obbligatoria la procedura dell’accordo bonario, regolata per legge attraverso una commissione istituita ad hoc. Il nodo da sciogliere in questo caso sta nei calcoli eseguiti: secondo Beccati nei costi complessivi dell’appalto sono da includere anche i servizi no-core in gestione trentennale, mentre per la procura è da considerare solo la costruzione dell’opera.

Ma veniamo proprio ai servizi esterni e al braccio di ferro con Prog.Este, che durante la costruzione dell’ospedale rappresentava una delle maggiori preoccupazioni dei responsabili dell’appalto. Perchè l’aumento della metratura attraverso le varianti rese ben presto chiaro a tutti che i 23 milioni di euro che sarebbero dovuti spettare al consorzio si sarebbero rivelati insufficienti: “Ho parlato con i sindacati – confida Beccati a un amico nel 2010 – e dicono che con i 23 milioni che abbiamo messo in gara le aziende grosse non ci staranno con i costi, dovranno mettere a casa della gente. Alla fine sono quasi 700 mila metri quadrati, 840 posti letto. Pinelli ha rifatto tutti i conti e verrebbero fuori più di 40 milioni di euro: non è possibile mettere solo 23 milioni invece di 40, rischiamo di andare in galera per turbativa d’asta”.

La preoccupazione del Rup, più che per la costruzione dell’ospedale, era quindi la sua futura gestione. In un’altra telefonata dei primi mesi del 2010, Beccati dice a un tecnico: “Quando salterà fuori tutto questo, se salterà fuori, chi ha fatto il furbo non ci sarà più. Quei trucchetti fatti sull’offerta verranno fuori tra un anno e mezzo. Pensa ai poveri impiegati che dovranno gestirla: diventeranno scemi. Dopo qualche anno sarà totalmente ingovernabile. Come al Palazzo degli Specchi: la gente che sa qualcosa andrà via e dopo cinque anni sarà tutto ingovernabile, la gente si ritroverà davanti delle fatture e dovrà pagare senza dire nulla“.

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