Dom 23 Set 2012 - 811 visite
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Caso Lageder, esposto alla Corte dei Conti

Lo stanno per inviare Ppf, Lega Nord e Io Amo Ferrara: "Nel 2011 Tagliani non informò nessuno"

La vicenda Lageder non affonda nella notte dei tempi di Ferrara, i suoi protagonisti non sono ormai lontani dalle stanze dei bottoni. Al contrario: se si è arrivati a questo punto la responsabilità è anche di chi la città la amministra ora, a partire dal primo cittadino Tiziano Tagliani. Ne sono convinti Progetto per Ferrara, Lega Nord e Io amo Ferrara, che ieri hanno proposto una valutazione della trentennale vicenda.

“Il 24 marzo 1982 – comincia il consigliere Valentino Tavolazzi, affiancato dal capogruppo leghista Giovanni Cavicchi – il comune pagò a Lageder un acconto di 201 milioni di lire per 33mila metri quadrati in zona Villa Fulvia. Il conguaglio avrebbe dovuto essere definito in futuro, anche in attesa di una nuova legge in materia”. Passano nove anni, e nel 1991 i Lageder si rivolgono alla Corte d’Appello di Bologna per essere pagati; nel ’97 la Corte si dichiara incompetente, portando così l’altoatesino a rivolgersi (siamo nel ’98) al Tribunale civile di Ferrara.

“Formulò addirittura lui stesso due ipotesi di conguaglio – continua il consigliere –: una, a lui più favorevole, basata su una legge del 1865 grazie alla quale avrebbe ricevuto un miliardo e 300 milioni di lire, un’altra, meno favorevole in base alla legge 359 del 1992, di 657 milioni. Chiese pure il pagamento degli interessi e dei danni, poiché, scrisse il suo avvocato, il Comune avrebbe mantenuto un comportamento dilatorio, illegittimo e persecutorio”.

Nel 2002 la sentenza: il Comune paghi 339mila euro più gli interessi. “Il Tribunale aveva fatto propria la proposta più favorevole al Municipio – nota Tavolazzi –, che se la sarebbe cavata con circa 700mila euro”. E qui arriva la critica politica: “la vicenda avrebbe potuto essere chiusa così se il Comune non avesse fatto ricorso in appello. L’avvocato Tagliani, allora vicesindaco e assessore agli Affari legali, credo abbia avuto per mesi la pratica sul suo tavolo”.

Palazzo Municipale però ricorre, ma a quel punto lo fanno pure i Lageder, che chiedono di calcolare il conguaglio in base alla legge del 1865. Nel marzo 2004, però, cambio di rotta: “Consigliato dall’avvocato Edoardo Nannetti, il responsabile del servizio Affari Legali che in commissione ha dichiarato di essersene occupato solo dal 2011 ma il cui nome compare nelle carte fin dal 2003 – chiosa Tavolazzi –, il Comune paga 796mila euro in base alla sentenza del 2002”.

Non basta. Va avanti l’appello Lageder, “e nel marzo del 2011 la Corte d’appello di Bologna condanna il Municipio a pagare un milione e 100mila euro”. Il j’accuse politico dell’opposizione continua. “Perché a quel punto il Comune, nella persona del sindaco, non informa i consiglieri e i cittadini? Perché nella preparazione del bilancio 2012 non accantona le risorse per far fronte a questo pagamento?”. La vicenda viene legata a quella del “presunto debito con Hera per la chiusura della discarica di Cà Leona: alla fine dello scorso anno viene approvata una variazione di bilancio per dare 750mila euro alla multiutility, mentre la sentenza di Bologna è ben chiusa nei cassetti del sindaco. Proviamo a pensare cosa succederebbe se facesse così un amministratore di condominio”.

Sempre lo scorso anno Palazzo Municipale inoltra allora sia un ricorso per Cassazione contro la sentenza d’appello sia un’istanza per sospenderla, “che nel marzo 2012 viene respinta, aprendo così la strada, il 18 giugno, al blocco dei conti correnti del Comune. Che figura”, affonda l’ingegnere. Mentre, in agosto, inoltra una nuova istanza di sospensione, la giunta “per la prima volta annuncia di avere un problema”, e cerca i soldi per pagare: accensione di un mutuo, vendita di azioni Hera alla Holding Ferrara Servizi (interamente partecipata dal Comune), vendita all’Azienda farmacie dell’immobile di via Naviglio dove ha sede la circoscrizione 4. Tre soluzioni che non piacciono agli oppositori.

“Il debito è un impoverimento – attacca ancora Tavolazzi –, visto che i cittadini ne pagheranno le rate per i prossimi quindici-vent’anni, la vendita delle azioni significa che se prima il Comune aveva soldi e azioni ora avrà solo le azioni”, e la vendita dell’immobile significa “uno sforzo per le farmacie – interviene Cavicchi –, già in trattativa per il suo acquisto ma a un prezzo inferiore di circa 200mila euro”.

Le risorse andavano invece trovate in un altro modo: da una parte non pagando il “presunto debito” per Cà Leona (750mila euro), dall’altra “pretendendo dalla stessa Hera il pagamento dell’Ici per la sua sede in via Diana. Questo credito del Comune nei confronti della multiutility – riprende Tavolazzi – è emerso di recente, abbiamo chiesto un accesso agli atti ma ci è stato negato”. Per un’incredibile casualità sommando debito e credito si raggiungerebbe esattamente la cifra da dare ai Lageder.

Sulla vicenda le opposizioni stanno per inviare un esposto alla Corte dei Conti. La pratica non correrà il rischio di sentirsi sola: da tempo ne hanno infatti già inoltrati uno sul derivato Dexia, uno sulla vendita della rete gas e uno sulla stessa Cà Leona.

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