sab 14 Lug 2012 - 4018 visite
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Thyssen vende Berco: “Pronti alla mobilitazione”

La preoccupazione di Fim, Fiom, Uilm e Ugl per il futuro di azienda e lavoratori: "Nessuna trasparenza"

di Alessio Simoni

A margine dell’assemblea sindacale tenutasi presso gli stabilimenti Berco di Copparo, le sigle Fim, Fiom, Uilm, Ugl hanno indetto una conferenza stampa per comunicare quanto trapelato dagli ultimi incontri avvenuti con il direttivo della ThyssenKrupp.

L’incontro è stato aperto da Stefano Bondi della Fiom il quale ha dato conto di quanto emerso durante la visita presso lo stabilimento di Copparo, da parte di Karsten Kroos, membro del board di Thyssen, avvenuta mercoledì 11 luglio. “Da quello che abbiamo inteso durante l’incontro coi vertici aziendali – precisa Bondi – Thyssen sembrerebbe seriamente intenzionata a cedere la proprietà dello stabilimento di Copparo. Dalle parole di Kroos parrebbe che questa intenzione sia nata pochi giorni prima del nostro incontro, tuttavia abbiamo ragione di credere che questo scenario sia invece frutto di un progetto elaborato molto tempo prima. Affermiamo questo – prosegue il rappresentante della Fiom – in quanto ci è stato comunicato che è già iniziata la fase di ‘due diligence’ (verifica dello stato complessivo di un’azienda che si inserisce in un negoziato di compravendita ndr); pertanto la  contrattazione deve per forza di cose essere già ad uno stadio molto avanzato. Quello che però non ci è stato ancora comunicato è il nome dell’eventuale compratore, che ci verrà svelato una volta concluso l’affare”.

La possibilità quindi che la Berco venga venduta entro breve scuote i lavoratori in quanto si inserisce in un momento di particolare delicatezza. Infatti, dopo infiniti sforzi concertativi, sembrava quasi superato il periodo di crisi che ha portato ad un riassetto della fase produttiva dello stabilimento e ad un forte utilizzo degli ammortizzatori sociali al fine di preservare quanto più possibile i diritti dei lavoratori da un lato, ed agevolare il pensionamento degli uscenti dall’altro.

“La volontà dei sindacati – prosegue Bondi – è quella di istituire un tavolo di discussione presso il Ministero dello Sviluppo Economico dove siano coinvolte tutte le istituzioni, associazioni e in generale tutti i soggetti che hanno interesse alla salvaguarda del nostro stabilimento. Quello che contestiamo ai vertici aziendali in questo momento – rincara Bondi – è che stanno contrattando il nostro futuro in assoluta assenza di trasparenza senza darci alcuna informazione in merito. A queste condizioni i lavoratori non ci stanno, e siamo pronti alla mobilitazione qualora necessaria”.

L’incertezza sul futuro della Berco ovviamente ha una portata che esula dal contesto territoriale: come ha fatto notare Gallottini della Uil nel proprio intervento “se si considerano i 2.100 dipendenti che conta Copparo, su un totale di 2.585 considerando anche gli stabilimenti di Castelfranco, Bussano e Sasso Morelli, la vendita del nostro stabilimento altro non potrebbe che essere letta come la volontà da parte di Thyssen di ritirare la propria presenza dal mercato italiano. È per questo “prosegue Gallottini “ che la vendita della Berco impatta, oltre che su interessi a livello provinciale e territoriale, anche a livello regionale e nazionale. Abbiamo bisogno dell’intervento e degli sforzi di tutte istituzioni interessate”.

Finessi dell’Ugl, nel prendere la parola, pone l’accento sulla ristrettezza dei tempi di azione precisando come “secondo l’idea che ci siamo fatti di questa vicenda, la vendita potrebbe avvenire entro la fine dell’anno sociale ovvero il 30 settembre prossimo. Il rischio di dover affrontare – prosegue Finessi – un’altra fase di ristrutturazione sia produttiva che lavorativa, come quella che ci ha interessato negli ultimi anni, ma con l’aggravante di non sapere chi sarà il nostro interlocutore di riferimento, ci mette nelle condizioni di non poter aspettare oltre per conoscere i dettagli di questa contrattazione. A ciò si aggiunge il fatto – e conclude Finessi – che abbiamo già ampiamente utilizzato gli ammortizzatori sociali a nostra disposizione, pertanto nel pensare ad un’altra fase di ristrutturazione ci vengono in mente due parole soltanto: contratti di solidarietà o licenziamenti”.

A conclusione prende la parola Nardini della Fiom che coglie l’occasione per rispondere anche alle ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Monti in merito alle concertazioni: “ciò che a noi lavoratori e ai sindacati che ci rappresentano sta a cuore è prima di tutto il mantenimento produttivo dello stabilimento, pertanto dobbiamo riprendere in mano la concertazione qualsiasi sia il nostro interlocutore.”

Alla domanda, da parte dei giornalisti intervenuti, riguardante le idee che potrebbero circolare all’interno dell’ambiente sindacale e lavorativo in merito all’identità del potenziale acquirente, risponde Bondi: “si sono fatte decine di ipotesi diverse, ma non avendo in mano nulla di concreto, nessuna di esse può trovare fondamento. Sta di fatto che l’incertezza della vicenda riguarda soprattutto la natura che potrebbe avere il potenziale acquirente: se sarà un’azienda bisognerà capire se e in che modo vorrà portare avanti la produzione e se soprattutto vorrà farlo a Copparo; se sarà una banca o un altro soggetto, le considerazioni da fare saranno completamente diverse”.

Impossibile non notare il messaggio stampato sulla t-shirt, indossata da un lavoratore che ha assistito alla conferenza, il cui messaggio riassumeva in modo chiaro ed essenziale la posizione unitaria dei sindacati: “chi non lotta ha perso in partenza”.

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