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Interrogazione di Forza Italia sui presidi di Cento, Argenta e Lagosanto. Nel mirino carenze nella vigilanza e assenza di videosorveglianza interna
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Un post "lungo ma necessario", così Davide Bergamini, sindaco di Vigarano e deputato da poco passato a Futuro Nazionale di Vannacci, inizia a spiegare il secondo cambio casacca in pochi mesi
Non chiedetemi la data. Si potrebbe ricorrere al Montale di ‘Ossi di seppia’ (“Non chiederci la parola”) per andare al succo dell’intervento di Gabriele Rinaldi nel consiglio provinciale di ieri pomeriggio. Vale a dire: molto passato – con i motivi che ormai quasi due mesi fa fecero saltare all’ultimo il trasloco –, un po’ di presente – con un aggiornamento della situazione – e ben poco futuro, la fatidica nuova data di inizio delle operazioni, su cui il direttore generale del Sant’Anna si è ben guardato dallo sbilanciarsi. L’unico accenno temporale del suo intervento è stato quando ha ricordato che “in inverno l’attività sanitaria non si riduce”: se questo significa che il trasloco potrebbe iniziare entro il 21 marzo rientra nel campo delle interpretazioni.
Torniamo allora con le lancette alla sera del 2 novembre scorso, quando per “l’incompletezza della segnaletica sulle vie di fuga e di visita, la scarsa pulizia, alcuni interruttori e altre lavorazioni – il direttore le chiama così, ma la Commissione scrisse che “è ancora in corso il completamento dei lavori all’interno” di alcuni ambienti, ndr – l’autorizzazione non è stata concessa”.
“Abbiamo cominciato subito a lavorare per rispondere in maniera adeguata a queste segnalazioni – continua Rinaldi –: ho cercato e cercherò di accelerare i tempi perché, dal momento in cui la nuova struttura è pronta, non possiamo restare un minuto in più in corso Giovecca. Cona rappresenta un salto di qualità: anche se al momento il fenomeno delle barelle è quasi scomparso – è stato l’esempio –, fino ad aprile in certe stanze si arrivava ad otto ricoverati, mentre nel nuovo ospedale i letti per stanza sono due, con un servizio dedicato”.
Escluso dunque, ma questo il direttore non l’ha detto esplicitamente, che il motivo di tanta sollecitudine fosse garantirsi qualche premio di risultato, una voce circolata con insistenza in città. L’unica autocritica che Rinaldi concede consiste nell’affermare che “un altro atteggiamento, più prudenziale, avrebbe raccomandato maggiore prudenza”.
Ma veniamo ad oggi: cos’è successo dal 2 novembre, e cosa sta succedendo ora? Adesso i Vigili del fuoco – a cui è stato chiesto di rilasciare il Certificato di prevenzione incendi – e la Commissione Ausl stanno procedendo, prima gli uni poi l’altra, con i sopralluoghi alla struttura; non però dipartimento per dipartimento (com’era nelle intenzioni iniziali), bensì blocco murario per blocco murario.
“Finora – ha affermato ancora Rinaldi – sono stati visitati i piani I-III dei blocchi B e C”. E com’è andata? “Non sono state rilevate grandissime cose, ma carenze molto limitate, che da un certo punto di vista è persino peggio: significa che la possibilità di essere apposto per il 2 novembre l’avevamo”.
In cosa consistono queste carenze, il direttore non l’ha detto; quello che ha specificato è che gli ambienti finora esaminati, nei quali appunto “non sono emerse criticità particolari”, sono “le centrali termiche, elettriche e meccaniche, le aule per la didattica, l’aula magna e le degenze del blocco B”.
Intanto, però, qualcosa di funzionante nell’ospedale ancora disabitato già c’è: alcuni dei servizi no-core, quelli che non costituiscono il “cuore” dell’attività ospedaliera. “Si tratta dei contratti per la vigilanza – ha elencato Rinaldi –, l’accoglienza, le manutenzioni elettriche, meccaniche ed informatiche, la pulizia, il calore, la disinfestazione e derattizzazione”, insomma quelli che “mettono l’ospedale nella condizione di essere visto e visitato”. Ancora non attivi, invece, i contratti che non avrebbero al momento ragion d’essere, come “ristorazione, lavanolo e sterilizzazione”.
Altra grana di questa storia infinita è stata la legionella (scoperta non dalla Commissione Ausl, ma da autoanalisi dello stesso ospedale), una grana non ancora risolta del tutto. Il batterio, infatti, si diffonde attraverso l’acqua e, delle sei sottocentrali del nuovo ospedale, “quattro sono in ordine – ha garantito Rinaldi –, una ha richiesto un’ultraclorazione ed un’ultima, oltre all’ultraclorazione, richiederà anche un flussaggio. Stiamo insomma cercando di capire dove sono le condizioni che richiedono un intervento particolare: si tratta della parte più vecchia dell’ospedale”.
Nessuna grava invece, garantisce sempre il direttore, per quel cunicolo a 4,8 metri di profondità, in cui vi furono sì problemi in passato ma dove “già da tempo non si verificano perdite d’acqua o presenza di rane. Abbiamo dovuto attendere che i muri si asciugassero, e ora stiamo completando la pannellatura”.
Rane, infiltrazioni, allagamenti,… Rinaldi conclude affermando che in questi quindici mesi da direttore generale di segnalazioni del genere gliene sono arrivate tante, ma, dice lui, “nessuna ha trovato riscontro”.
In conclusione del consiglio provinciale, Marcella Zappaterra ha voluto chiarire il tema-Fiorillo, in risposta al consigliere Rorato dell’Idv che chiedeva di discutere del ritiro delle deleghe al vicepresidente: “per motivi tecnici non è stato possibile un inserimento della questione in un ordine del girono dedicato al nuovo ospedale”. Quanto al merito della clamorosa bocciatura, invece, “la questione si trascinava da tempo e va ricondotta a uno stile poco istituzionale di ricoprire la carica”. Il riferimento è a scelte o atteggiamenti che vedevano Fiorillo non esprimere i propri pareri in giunta – nella sede appropriata – e a farli conoscere invece attraverso i giornali.
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