Mesola
2 Giugno 2013
Un convegno nazionale a Ravenna per parlare di un progetto da 10 miliardi di euro che solleva varie perplessità

Un’autostrada nel Delta: “Opera inutile e devastante”

di Redazione | 4 min

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admin-ajax (8)Un’opera dal costo previsto di 10 miliardi di euro: circa 400 km di autostrada con 20 cavalcavia, 147 sovrappassi, 139 ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 83 svincoli, 2 barriere autostradali. In tutto 6 milioni di metri quadrati di cantieri, senza tener conto dei vari poli logistici che verranno costruiti a fianco del nastro di asfalto. Sono questi i numeri dal primo convegno nazionale a Ravenna organizzato dalla “Rete stop Orte-Merstre”, il gruppo di movimenti e associazioni che si oppone alla costruzione della nuova autostrada che correrebbe in parallelo alla E45 e alla Strada Romea, tagliando nel suo percorso anche la provincia ferrarese.

“Un’opera inutile, devastante per l’ambiente ed il territorio, con risvolti finanziari inquietanti e che attraverserà anche il territorio ferrarese nel Parco del Delta del Po e nelle Valli del Mezzano, compromettendo paesaggio e agricoltura come in tutte le cinque le regioni interessate”. Questo il commento del gruppo “Gente di sinistra Ferrara”, che con i suoi rappresentanti Marina Ferri, Edoardo Nannetti e Arianna Chendi ha aderito alla rete nazionale assieme a WWF Italia, Legambiente, Stop al Consumo di Territorio, Federazione Nazionale Pro Natura, Movimento 5 Stelle e altri gruppi locali. Un’alleanza tra associazioni politiche ed ecologiste che mira soprattutto a “puntare i riflettori – spiegano i partecipanti ferraresi – sull’ennesima grande opera che si intende realizzare e di cui nessuno vuol parlare, soprattutto i politici. Non a caso lo slogan utilizzato è stato ‘Rompiamo il silenzio'”.

Al seminario di Ravenna i vari relatori hanno descritto la storia del progetto, i soggetti interessati e lo stato attuale delle cose. Già negli anni ‘90 si parlava di un corridoio autostradale in questa tratta, ma è solo nel 2001 che viene inserito nella legge obiettivo. Nel luglio 2003 nasce la Nuova Romea Spa, con amministratore delegato Lino Brentan (condannato a 4 anni per corruzione) per la realizzazione dei primi 140 km tra Venezia e Ravenna, ma nel dicembre dello stesso anno nasce una seconda cordata, capeggiata da Gefip di Vito Bonsignore (europarlamentare Pdl già condannato in via definitiva a 2 anni per corruzione). “Inutile dire – afferma il gruppo Gente di sinistra –  che in entrambe le cordate figurano grossi gruppi bancari. Dopo un lungo contenzioso, nel 2008 la cordata di Bonsignore liquida la Nuova Romea SPA. Il primo progetto venne bocciato, visto che non conteneva nemmeno la valutazione di impatto ambientale obbligatoria, ma nel 2009 ottiene un primo ok da parte della commissione Via Nazionale e nel 2010 ci fu l’avvallo con alcune prescrizioni. Attualmente si attende il via libera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr)”.

Il convegno di Ravenna mirava soprattutto a chiarire se è davvero necessaria questa grande opera, soprattutto alla luce delle strade attualmente esistenti sullo stesso percorso. Per gli organizzatori del convegno ovviamente no, visto che “i dati del traffico, attualmente in contrazione, non giustificano la necessità di una nuova autostrada. Tanto più che esisterebbero le alternative, meno costose sia in termini di denaro che di impatto ambientale: spostare il traffico pesante sulle attuali autostrade A 13 e A 14, mettere in sicurezza l’attuale Romea e la E 45 e soprattutto potenziare le linee ferroviarie che ci sono ma sono sottoutilizzate”.

Perché allora si prosegue con questo progetto? Secondo Ivan Cicconi, direttore di Itaca (Istituto per la trasparenza degli Appalti e Compatibilità Ambientale) la risposta sta nelle procedure del parternariato pubblico-privato, “erroneamente chiamato in Italia project-financing – spiega Cicconi -, attraverso cui una grande impresa riesce a ottenere utili enormi scaricando tutto il rischio sul pubblico, che funge da garante per il prestito che le banche fanno alla cordata di imprese private e si obbliga a ripianare quanto la società concessionaria non riuscisse a recuperare dallo sfruttamento dell’opera secondo il piano finanziario: insomma un debito occulto che esploderà in futuro sulle spalle dei cittadini a vantaggio di finte imprese che non corrono rischi”. Un’operazione che, secondo il direttore di Itaca, porterà i cittadini a un doppio salasso: “Si potrebbe affermare – continua infatti Cicconi – che il privato ci guadagna molto sia subito che con il passare degli anni mentre le amministrazioni pubbliche interessate ci guadagnano un po’ subito perché tengono in ordine i bilanci ma dopo qualche anno il debito pubblico “occultato” emerge sotto forma di canoni di servizio da pagare o debiti della società da ripianare  e quindi dovranno rivalersi sui cittadini due volte mazziati: subito vedono stravolto il proprio territorio e poi dovranno in qualche modo ripagare i debiti fatti dai propri governanti e amministratori, preoccupati solamente dell’oggi e dei profitti dei propri gruppi di riferimento. Il debito creato da costoro sottrae poi risorse alle opere di tutela del territorio e dell’ambiente o ai servizi sociali.”.

Tutti motivi per cui, secondo i rappresentanti di Gente di Sinistra,”di questa gigantesca operazione se ne parla poco, perchè è scomodo sollevare certe obiezioni ed è difficile difendere un progetto che ha come unica urgenza quella di generare profitti per i soliti noti”.

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