Attualità
23 Maggio 2013

L’eleganza e la volgarità in politica

di Redazione | 4 min

Eleganza e volgarità sono due principi assai discutibili sul piano formale e hanno a che fare con i costumi e la moda Per cui il rimando obbligato è al “Dialogo della moda e della morte” nelle “Operette morali” di Leopardi dove la caducità delle cose umane rappresentate dalla moda si scontra e s’incontra col termine finale della morte. Ben lo sapeva un pensatore della tragicità del Novecento, Walter Benjamin, che chiosando il pensiero di Leopardi scrive sulla moda: “Essa è in conflitto con l’organico: accoppia il corpo vivente il mondo inorganico, e fa valere sul vivente i diritti del cadavere. Il feticismo che è alla base del “sex appeal” dell’inorganico, è la sua forza vitale. Il culto della merce lo mette al proprio servizio” (Angelus novus, Torino 1962, p.146).

Tuttavia la moda può diffondere attraverso lo stile un’idea non solamente estetica che riguarda la persona che si veste in un certo modo e in una certa maniera, facendo del vestito la possibilità del travestimento che veicola idee ben precise. Un travestimento che spesso sfocia non nell’eleganza che dovrebbe essere il primo principio della moda ma nel suo contrario la volgarità. Essere alla moda è preoccupante se non si accoppia a un concetto di eleganza che è non solo morale ma anche culturale. Nel campo politico dove spesso la moda s’accoppia al travestimento, le persone più eleganti formalmente giudicando  restano Giorgio Napolitano e Alcide de Gasperi.

Quelle che rasentano la volgarità perché usano la moda come travestimento, ovviamente Silvio Berlusconi con i suoi capi “firmati”: doppio petto d’ordinanza, cappottino posato sulle spalle, orrido abbinamento tra maglioncino giro collo con doppiopetto. E ancora bandane, travestimenti veri e propri (vestito da  sceicco per donare un collier alla moglie: Fellini aveva capito tutto!). Ma anche Matteo Renzi nell’imitazione assai scadente del Fonzie di Happy Days col giubbotto di pelle o i suoi completini firmatissimi di note case fiorentine.  Basti pensare anche al travestimento da coleottero di Beppe Grillo che dispensa massime condite da “Vaffa” da sotto il suo carapace.

Per le signore a maggior ragione non entriamo nel merito: sarebbe offensivo e non “elegante”. Dal travestimento generale due eccezioni: Laura Boldrini e la Finocchiaro anche se non raggiungono la severa bellezza e eleganza di Nilde Iotti. I vestiti dunque come riflesso di un atteggiamento morale. Si pensi all’uso invalso dell’orrido “rigato” ormai costume di Fiorito o di Penati (a cui stranamente si adegua anche il fustigatore Travaglio). Insomma “dimmi come vesti e ti dirò chi sei”.

D’altra parte è proprio delle classi sociali distinguersi  attraverso l’adozione dei costumi e delle mode della classe al potere che da tempo si identifica con la borghesia. Gli artisti  e gli scrittori sanno come fare funzionare il concetto di moda come elemento indicatore della “qualità” di un personaggio: dalla straordinaria descrizione di Micòl nel “Giardino dei Finzi-Contini” ad esempio al concetto di eleganza borghese nei film di Antonioni. Si pensi per il regista alla vera grande protagonista di un film sbagliato come “Le Amiche” che è la moda impersonata dagli abiti delle sorelle Fontana e che sono il contraltare dell’idea di morte, anzi una rincorsa alla morte leopardianamente intesa. O al tema ossessivo della moda in “Blow Up” abbinata al delitto. O alla meravigliosa Lucia Bosè che trama, in cappello con veletta  e manicotto di ocelot, l’assassinio del marito. E di eleganza secondo la moda ci parla lo strepitoso film di Sorrentino, “La grande Bellezza” degno sequel dell’inarrivabile “Dolce vita” felliniano specchio della corruzione borghese. In entrambi i film le colpe degli intellettuali alla moda che scandiscono la decadenza di uno stato e di un’ideologia (purtroppo quella dell’intellettuale di  sinistra).

E per finire con una nota di “eleganza” ferrarese. Quanta volgarità espressa sui giornali e sui blog nel riportare seriosamente la telefonata di Franceschini per invitare a votare per la sua compagna. Notizia “elegantemente” ripresa dal blog di Grillo e su su per i rami dilagata nei giornali di destra e di sinistra. A “Ferara” ci stanno facendo un carnevale. Ancora una volta il commento più seriamente da meditare è quello di Michele Serra sull’Amaca  nella “Repubblica” del 23 maggio che invita a non confondere la “pagliuzza” (questa notizia inviata in forma privata da un telefono personalmente pagato) alla trave di ben più gravi scandali pubblici (vedi il caso Penati). Commenta il giornalista: “C’è davvero qualcosa di sconquassato nell’etica pubblica italiana. Sembra scomparsa ogni traccia di comune sentire, si confondono il micro e il macro, la pagliuzza e la trave, si denunciano minuzie con gravità scespiriana, si archiviano vergogne epocali come il conflitto d’interessi.”

P.S Suggerisco ai miei lettori una volta tanto di essere eleganti e non insultanti. Sarebbe un bel passo avanti e ne guadagneremmo tutti. Almeno sul piano della volgarità.

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