Politica
30 Aprile 2013
Il Coisp contro l’odg di solidarietà dell’amministrazione alla testata

Lettera a Provincia: Vietato difendere Estense.com

di Redazione | 3 min

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adminUna lettera indirizzata al presidente del consiglio della Provincia di Ferrara Leonardo Trombini per criticare l’approvazione di un ordine del giorno in solidarietà a Estense.com. La invia il segretario generale del Coisp Franco Maccari, dopo aver ricevuto notizia del voto unanime del consiglio provinciale (22 voti favorevoli e 1 astenuto) al documento proposto dalla consigliera di Rifondazione Comunista Chendi lo scorso 28 marzo (vai all’articolo).

Il testo uscito dal Castello estense, sottoscritto anche dai consiglieri del Pd Castelluzzo, Guerrini e Guglielmini, stigmatizza la richiesta di censura da parte del Coisp verso la nostra testata e si associava alle parole della federazione nazionale della Stampa che riteneva come “una forza sindacale come il Coisp dovrebbe essere consapevole che non è in questo modo che si tutela il buon nome dei tanti lavoratori di polizia che svolgono con abnegazione ed in mezzo ad enormi difficoltà la loro funzione”.”. L’odg concludeva con una frase che non ammette repliche: “i fatti riportati da Estense.com sono noti e riprovati”.

La Provincia di Ferrara si univa così alla lunga fila di manifestazioni di solidarietà giunte al nostro giornale dopo la richiesta fatta dal Coisp all’ordine dei giornalisti di censurare “pesantemente il comportamento dell’articolista in nome della mancanza di deontologia professionale e di correttezza dell’informazione” (leggi).

La Fnsi prima e l’Odg dei giornalisti poi spiegò che l’unico comportamento degno di censura era quello del sindacato di polizia (vai all’articolo).

Il pomo della discordia era ricondurre a un editoriale di Estense.com, nel quale si prendeva posizione contro la curiosa versione fatta da questo sindacato di polizia di quanto successe il 25 settembre del 2005 in via Ippodromo e nei mesi successivi (leggi). Un travisamento della realtà che ci spinse a pubblicare la foto di Federico morto, così come sette anni prima si vide costretta a farlo la madre del ragazzo, Patrizia Moretti.

Ma Maccari rimane fermo sulle proprie posizioni e insiste: “la lettera del Coisp all’ordine dei giornalisti era centrata sull’estrapolazione di frasi da parte dell’autore dell’articolo che stravolgevano il senso dell’iniziativa del Coisp”. Maccari stranamente non cita le frasi del volantino diffuso dal suo sindacato che provocò la condanna morale da parte della nostra testata. Frasi come “nessuno dei quattro poliziotti ha mai neppure minimamente pensato di infierire su una persona inerme” (pur continuando a picchiare Federico quando era già immobilizzato). O come “questi quattro nostri colleghi che sono stati condannati e da oltre 7 anni scontano la pena di essere dei poliziotti che una notte hanno incontrato un giovane “drogofilo”, lasciato solo dai suoi amici dopo una serata “brava”, in preda ad una grave crisi di rabbia isterica e per cui si rendeva necessario il contenimento fisico”. Parole che fanno capire che le tre sentenze di condanna non sono mai state prese in mano per leggere le motivazioni di quei tre anni e mezzo di pena inflitti dai tribunali della repubblica. Eppure sempre Maccari sostiene che “il Coisp non ha mai contestato la sentenza di condanna come falsamente affermato da alcuni”.

“Spiace che gli interventi dei consiglieri di codesta Provincia – conclude la lettera del segretario del Coisp – siano stati centrati su questi punti e non sulla domanda centrale che tutta l’iniziativa del Coisp ha voluto sottoporre ai cittadini e vale a dire: perché i poliziotti condannati hanno subito un trattamento diverso da tutti gli altri cittadini? Perché ciò accade pur in presenza di una legge che impone la detenzione domiciliare per i condannati per un delitto colposo, fino a 18 mesi di pena e di decisioni opposte prese da due Tribunali di Sorveglianza che hanno giudicato sullo stesso caso?. Il Coisp non ha mai contestato la sentenza di condanna come falsamente affermato da alcuni, né tantomeno ha manifestato contro la famiglia Aldrovandi. Se la Legge fosse stata applicata, il nostro camper e la nostra manifestazione silenziosa non si sarebbero mai resi necessari”.

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